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Cristiani, riscoprite la brace sotto la cenere

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Intervista a Martin Werlen, abate benedettino di Einsiedeln, autore di un libro in cui affronta affronta alcuni “temi controversi” nella Chiesa

Il saggio breve e graffiante uscito in Francia all'inizio dell'estate “Découvrir ensemble la braise sous la cendre”, ed. Bayard (in Italia nel mese di marzo “Fuoco sotto la cenere”, ed. San Paolo)* è stato prima di tutto una conferenza pronunciata da mons. Martin Werlen il 21 ottobre 2012, in occasione dell'apertura dell'Anno della fede nella chiesa dell'abbazia benedettina svizzera di Einsiedeln.

L'immagine della brace sotto la cenere deriva dall'ultima intervista concessa alla stampa nel 2012 dal cardinal Martini, deceduto un anno fa: “Io vedo nella Chiesa di oggi così tanta cenere sopra la brace che spesso mi assale un senso di impotenza. Come si può liberare la brace dalla cenere in modo da far rinvigorire la fiamma dell’amore?”, si interrogava il cardinale italiano, riprendendo quell'immagine da Karl Rahner, che a sua volta l'aveva ripresa da san Tommaso Moro, secondo il quale “la tradizione non consiste nel mantenere la cenere, ma a trasmettere la fiamma”

Nel suo libro, sulla scia di Karl Rahner e del cardinal Martini, lei invita i cristiani a riscoprire la brace sotto la cenere. Che cos'è la brace? Che cos'è la cenere?

Questo è appunto il problema. Pregare: è brace o cenere? Non è chiaro. Posso pregare per sentirmi la coscienza a posto, per mercanteggiare con Dio: allora è cenere, non brace! Amare Dio: brace o cenere? Non è chiaro. Come scrive san Giovanni, “se qualcuno dice: 'Io amo Dio' mentre odia suo fratello, è un bugiardo”: questa è cenere, non brace. Non è facile distinguere una cosa dall'altra. Ma se è troppo chiaro, sarebbe segno che la Chiesa non è viva. La brace è una relazione viva con Cristo, non la difesa di un sistema o la conservazione di ciò che si è sempre fatto. I nostri atti devono essere una conseguenza del nostro contatto con Cristo.

Comunque, la cenere non è una cosa negativa: è un prodotto del fuoco. È solo quando soffoca la brace che diventa un problema. Quando, nel XVI secolo, si è creata un'istituzione per essere fedeli al Vangelo, è brace; ma se il contesto cambia e l'istituzione rimane la stessa, diventa cenere.

Piuttosto che dar torto sia ai “conservatori” che ai “progressisti”, lei li invita a dialogare...

Se si cerca insieme la brace, essere “progressista” o “conservatore” non è un problema. Invece, se, tanto da una parte che dall'altra, si vuole difendere la cenere, non si andrà avanti. Prendiamo l'esempio del celibato dei preti: io sono a favore del celibato, non come legge, ma come scelta. Ora, come scrivo, “non lo si percepisce praticamente più come tale nell'opinione pubblica. La regola che ha voluto che la successione di Cristo fosse assunta da celibi ha finito per trasformarsi, ai nostri occhi, in una pura e semplice legge”.

I preti sono percepiti come persone obbligate ad essere celibi, e questo non aiuta la credibilità della Chiesa. Se noi riscopriamo il celibato come scelta, anche ordinando uomini sposati, non ci saranno meno celibi. Bisogna uscire da questo clima di diffidenza in cui si ritiene che, se si cambia qualcosa, si distrugge tutto!

Per lei quindi il problema è questa diffidenza che regna nella Chiesa?

Sì, anche ai più alti livelli. Si può parlare con i cardinali e con i vescovi, ma privatamente. Invece, in una conferenza o in un sinodo, non si può parlare liberamente. Ma un dialogo è possibile solo nella fiducia. Se in un sinodo non si può parlare di certi problemi, allora si è nella diffidenza. E la situazione non cambia. Penso che papa Francesco, per i segni che dà, cambierà questa atmosfera di diffidenza.

Ha fiducia nella sua capacità di far evolvere le mentalità?

Mi è stato chiesto se occorresse un'edizione in spagnolo del mio libro, ma un amico mi ha detto: “Non è necessario: il papa è lui stesso la traduzione del tuo libro in spagnolo!”. È veramente una persona che soffia sulla cenere per scoprire la brace. Ad esempio, quando parla ad un amico al telefono o dialoga con i religiosi latino-americani e poi le sue parole vengono rese pubbliche, non è un problema, perché dice le stesse cose in pubblico e in privato: è autentico. Ogni giorno pone dei piccoli segni che mostrano che non vuole proteggere la cenere ma scoprire la brace.

Nella Chiesa, come per tutto ciò che è importante nella vita, occorre sempre un processo, una maturazione. Se il papa usasse il suo potere in maniera autoritaria, non farebbe niente. Se invece darà inizio ad un processo per scoprire la ricchezza della fede, allora le cose andranno diversamente.

Questo aiuterà la Chiesa ad essere più credibile?

Più la Chiesa è autentica, più diventa credibile. Il suo problema più grande, è che molti non la percepiscono più come credibile. Che sia vero o meno non è il problema: il fatto è che la si percepisce così. Quindi, se difendiamo la cenere, difendiamo la suo non credibilità. Vedete gli attacchi contro l'Istituto per le Opere di Religione (IOR, la “banca del Vaticano”): si può anche dire che si tratta di attacchi di nemici della Chiesa, ma allora si difende la cenere, e non si aiuta a percepire la Chiesa come destinata a far conoscere il Vangelo. Se si riconosce che ci sono problemi e li si affronta, allora non saranno più problemi.

Lei affronta dei “temi controversi” nella Chiesa, come il problema della partecipazione dei battezzati alle nomine dei vescovi, la riflessione sull'ordinazione di uomini sposati, o anche l'apertura di una riflessione sull'ordinazione delle donne, o ancora il rinnovamento dell'istituzione dei cardinali… Ma non si tratta di problemi di organizzazione della Chiesa?

No, affatto. Se la maniera in cui la Chiesa è organizzata distrugge la nostra credibilità, allora non è più un problema di organizzazione: è qualcosa che interroga la credibilità del nostro modo di essere cristiani. Lo stesso vale per le nomine episcopali: ogni anni, nella festa di San Matteo, la Chiesa ci propone all'ufficio la lettura di un testo di San Giovanni Crisostomo che sottolinea che non è Pietro che ha proposto i candidati alla successione di Giuda
“ma tutti i presenti”.

Se la Chiesa ci chiede ogni anno di meditare quel testo, ma noi non ne teniamo conto, allora promuoviamo la cenere, e non siamo credibili. Nei paesi di lingua tedesca, abbiamo avuto grossi problemi per le nomine episcopali. Ad esempio, in Austria, è successo che il vescovo scelto non rientrasse neppure nella lista trasmessa a Roma dal nunzio. Questo è distruttivo per la Chiesa. Per quanto mi riguarda, sono stato eletto dalla comunità prima di essere confermato da Giovanni Paolo II. Che io sappia, questo non è stato un impedimento né per la sua beatificazione, né per la sua canonizzazione…

È stato sorpreso dal successo del suo libro?

La sera stessa della conferenza che è all'origine di questo libro, diverse persone mi hanno scritto per chiedermi il testo. Ho quindi scelto di rielaborarlo e di farne una piccola pubblicazione disponibile solo nel negozio del monastero: ritenevo fosse importante che le persone interessate potessero avere un contatto con la Chiesa. Le prime 1000 copie erano esaurite fin dal secondo giorno, e ora siamo alla sesta edizione.

Le reazioni molto positive vengono soprattutto da persone che avevano perso fiducia nella Chiesa. “Per la prima volta dopo anni, ho sentito la brace nel cuore”, mi dicevano. Un attore molto conosciuto in Svizzera ne ha fatto un'edizione audio. “Personalmente, mi ha scritto, ho lasciato la Chiesa riformata dove i problemi sono più o meno gli stessi. Ma quando ho letto il suo libro, ho sentito accendersi una fiamma nel mio cuore. Ora, la brace è presente in molte persone, lo so per esperienza”.

[in “La Croix” del 14 settembre 2013 (traduzione: http://www.finesettimana.org)]

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