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S.O.S Siria

© LEVINE / SIPA
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Beccegato: "Il contributo della Caritas è una goccia per le necessità di oggi e niente rispetto alle prospettive del conflitto"

Oltre il 25% della popolazione della Siria si ritrova oggi in gravi condizioni di precarietà e a rischio della vita. I paesi confinanti – Giordania, Libano, Turchia, Iraq – accolgono ormai più di 2 milioni di rifugiati siriani con gravi ripercussioni sugli equilibri interni. Conclusa la missione in Giordania e Terra Santa per manifestare vicinanza alle Caritas del Medio Oriente, Caritas Italiana rilancia l'appello alla solidarietà verso la popolazione siriana coinvolta in un conflitto di immane violenza come testimonia ad Aleteia, Paolo Beccegato, responsabile dell'area internazionale di Caritas italiana.

Cresce l'impegno di Caritas italiana per l'assistenza alle vittime del conflitto siriano...

Beccegato: Prima dell'inizio della crisi siriana, Caritas italiana aveva già iniziato un rapporto di collaborazione con il nuovo presidente, mons. Antoine Audo, il quale appena insediato si è poi trovato ad affrontare lo scoppio del conflitto ed è riuscito e riesce a fare tantissimo nonostante le immense difficoltà. Attraverso l'impegno delle Caritas di Turchia, Libia e Giordania e quello della rete ecclesiale, sono in corso progetti per oltre 20 milioni di euro. Alla terza estate del conflitto c'è un impennarsi della necessità di assistenza a rifugiati e profughi ed è appena giunto al termine un viaggio in Giordania, insieme al direttore di Caritas italiana, mons. Francesco Soddu, nel quale abbiamo incontrato operatori sociali e psicologi per definire le prossime fasi di impegno.

Quali sono le stime delle persone che hanno necessità di assistenza umanitaria?

Beccegato: Quello è in Siria è il conflitto in corso più grave per escalation, per coinvolgimento dei civili, per regionalizzazione ed internazionalizzazione, più grave per atrocità del conflitto in Bosnia. La rapidità con la quale si è sviluppato il conflitto ha causato in soli due anni oltre 110 mila morti e 6 milioni di rifugiati – 4 milioni fuggiti in altre zone del Paese e 2 milioni all'esterno – su una popolazione di soli 20 milioni. Queste sono le stime dell'Onu ma secondo gli operatori Caritas i rifugiati sono molti di più. Ed è altissimo anche il coinvolgimento dei civili: i rifugiati in Giordania sono per l'80% donne e bambini e tra gli uomini ci sono solo anziani e disabili. I civili che scappano sono le prime vittime della guerra.

Il problema dei profughi pesa anche sui paesi confinanti, rischiando di alterare difficili equilibri come quello del Libano: è così?

Beccegato: la situazione del Libano presenta un'aggravante rispetto a quella della Giordania, perchè ci sono moltissimi rifugiati non registrati: secondo le stime dell'Onu sono 700 mila, per Caritas Libano sono in realtà più del doppio, circa un milione e 3-400 mila. E' accaduto, infatti, che all'inizio del conflitto molti siriani sono scappati oltre il confine libanese ma senza denunciare ufficialmente la propria presenza. Inoltre pesa la sproporzione del numero dei profughi rispetto alla popolazione totale che non supera i 4 milioni e 400mila: 1 persona su 4 in Libano è siriana, cioè si è aggiunto un 25% in più di popolazione. Ultimo, ma importantissimo dato, è il fattore dell'appartenzenza religiosa: la maggioranza dei profughi siriani è musulmana sunnita e questo crea una sproporzione all'interno della popolazione libanese che si tiene in equilibrio tra le componenti sunnite, sciite e cristiana. Si tratta di una situazione molto delicata e vulnerabile, che ha provocato già diversi scontri: si sa che il Libano che risente maggiormente di qualsiasi crisi si verifichi in Medio Oriente.

Quali attività ha in progetto di mettere in campo Caritas italiana nei prossimi mesi?

Beccegato: All'interno dei 20 milioni di euro impegnati dalle Caritas per la crisi siriana, 550 mila sono stati stanziati da Caritas italiana. In occasione del viaggio in Giordania sono stati definiti i dettagli dell'impiego con un focus sulle fasce di popolazione di rifugiati particolarmente vulnerabili. Per questo sono stati stanziati 30 mila euro in attrezzature e ristrutturazioni a favore di un centro a sud di Amman che già ospita profughi siriani disabili e anziani. Altri progetti hanno l'obiettivo di venire incontro alla difficoltà di inserimento a scuola dei minori. La stessa attenzione è presente nei progetti in Libano, Turchia e nella stessa Siria, soprattutto nelle zone di Homs e Aleppo dove operano già dei centri per la distribuzione di viveri e bene di prima necessità.

Bastano i fondi messi a disposizione?

Beccegato: Purtroppo i fondi che abbiamo rappresentano una goccia per le necessità di oggi e niente rispetto alle prospettive del conflitto. Le cifre che mettiamo a disposizione sono inferiori a qualsiasi richiesta ci viene fatta. Constatiamo che le situazioni di guerra richiamano una solidarietà minore rispetto a terremoti o catastrofi naturali: per questo, a proposito della emergenza umanitaria in Siria, vogliamo rilanciare l'appello a fare il possibile per venire incontro alla tragedia che si sta compiendo per milioni di persone, larga parte delle quali sono bambini.

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