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Un dialogo di pari dignità tra credenti e non credenti

© Filippo MONTEFORTE / AFP
Pope Francis at his inauguration Mass
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La lettera di Papa Francesco a Scalfari "spopola" nei commenti della stampa

La chiave di questo dialogo la suggerisce il teologo e arcivescovo di Chieti-Vasto, Bruno Forte: "È questo il messaggio più bello che leggo nel gesto del Papa di rispondere alle domande di Scalfari: l’amore alla persona umana, alla sua ricerca della verità, alla dignità dei suoi dubbi, all’onestà del suo cuore" (La Repubblica, 12 settembre).  Infatti, come commenta Marco Politi: "a Francesco il duello teologico, al fondo, non interessa affatto. Gli sta a cuore rompere il muro dell’incomunicabilità, partendo dal "confrontarsi con Gesù nella concretezza e ruvidezza della sua vicenda". Gli sta a cuore un dialogo senza preconcetti indirizzato a un "serio e fecondo incontro" con i non-credenti …, non arenandosi nel gioco degli schemi concettuali, che portavano Ratzinger alla fine a teorizzare una Chiesa che decide e spiega cosa è la ragione, cosa è la natura, persino come deve essere la laicità dello Stato" (Il Fatto Quotidiano, 12 settembre).

Sono in molti a sottolineare l’affinità tra Bergoglio e il cardinale Carlo Maria Martini, gesuita come il pontefice e grande protagonista del dialogo con i non credenti ai quali aveva riservato una "cattedra" nello stesso duomo di Milano: "Bisogna che si tratti di un confronto autentico. È il requisito che caratterizzava le iniziative di Carlo Maria Martini e che colgo anche nelle parole di Jorge Mario Bergoglio. Tanto più si possono generare esiti interessanti e innovativi, quanto più ciascuno degli interlocutori si esprime con un senso di veridicità, con franchezza, senza celare nulla delle sue credenze per ragioni diplomatiche. Come diceva Confucio, siate leali verso voi stessi e quindi attenti agli altri" (Il Corriere della Sera, 12 settembre).

Ciò che pure contraddistingue la lettera di Papa – concordano i commentatori – non è la novità di quanto afferma, ma la forza con la quale lo fa: "Francesco dunque non dialoga solo con i tribolati che gli scrivono nelle prove della vita ma anche con gli intellettuali non credenti. Da Roncalli a oggi – osserva Luigi Accattoli – i Papi avevano dialogato con tanti interlocutori …ma si trattava di cattolici, o lo scambio era sulla politica ecclesiastica: questo è il primo confronto sulla fede con uno che «non cerca Dio». È un nuovo passo di quella che Francesco chiama «uscita» verso il mondo" (IlCorriere della Sera, 12 settembre).

"Le idee che Francesco esprime… – concorda il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni commentando il passaggio della lettera del pontefice che risponde alla domanda di Scalfari sulla promessa fatta a Dio dagli ebrei – sono presenti nella tradizione cristiana o si sono affermate più recentemente sulla scia del Concilio come dialogo e tolleranza, ma è la forza con cui le esprime e la capacità di trovare ascolto e risonanza che stupisce" ("Una svolta le parole per gli ebrei questo pontificato non smette di stupire" in la Repubblica, 12 settembre). Stessa riflessione anche da parte del filosofo Massimo Cacciari: "La grande novità sta nel fatto che questa «linea» di pensiero e di azione è oggi fatta propria dallo stesso pontefice!… il problema non è riducibile a una dimensione metodologica… solleva questioni di capitale importanza teologica… e per la stessa forma politica della Chiesa" (La Repubblica, 12 settembre).

Si tratta, in definitiva, di una lettera che dice molto del pensiero di Papa Francesco e della sua immagine di Chiesa: "Una lettera – scrive Massimo Faggioli che rivela molto del modo di pensare e di vivere la
fede di Bergoglio. Le cose più importanti provengono dal Vaticano secondo, ad iniziare dal "dialogo", espressione fondamentale per un credente, di una chiesa a servizio dell’uomo, della verità come "relazionale", della coscienza. "Il Vangelo di Luca citato da Bergoglio parla di Gesù. Ma oggi, in questo straordinario 2013, parla anche dell’effetto di un papa che ha preso il nome di san Francesco d’Assisi, alter Christus, sul nostro oggi, sui credenti e non credenti che hanno la possibilità e la voglia di ascoltarlo e di guardarlo. Un effetto che non si misura ad audience, a presenze eccellenti, a best seller venduti. Si misura a lacrime e sorrisi" (L’Huffington Post, 11 settembre).

 

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