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Eleonora Cantamessa, la ginecologa col sorriso che aiutava tutti

© DR
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Davvero la storia di una "brava samaritana" quella della dottoressa morta mentre soccorreva uno sconosciuto. I genitori ora vogliono aiutare la famiglia dell'altra vittima.

Eleonora Cantamessa, la ginecologa investita e uccisa dal fratello dell'uomo che stava soccorrendo (un indiano di 32 anni, Kamur Baldev anch'egli deceduto) domenica notte, lavorava al Sant'Anna di Brescia da 13 anni, ma era a Trescore, suo paese d'origine, che aveva uno studio dove riceveva e seguiva le sue pazienti. “Qui a Trescore aveva fatto nascere tantissimi bambini – ricordano alcuni residenti -. Il suo ambulatorio era sempre pieno di mamme, italiane e straniere, senza nessuna differenza”. “Dopo aver ricevuto le mamme per la visita – aggiunge Mariella Cantamessa -, il suo ambulatorio spesso rimaneva aperto anche per le ragazze straniere che visitava gratuitamente e che avevano bisogno di un consulto. Non ha mai chiuso la porta in faccia a nessuno”. (Il Fatto Quotidiano, 9 settembre) 
 
Mercoledì sera c'è stata la veglia di preghiera. Poi la decisione della famiglia di allestire la camera ardente nello studio medico di Eleonora, in piazza Cavour a Trescore, in attesa dei funerali che dovrebbero essere celebrati nella giornata di venerdì o di sabato. In occasione dei funerali, il sindaco Alberto Finazzi, ha deciso di proclamare a Trescore una giornata di lutto cittadino. E anche l'amministrazione Comunale di Bergamo ha espresso in una nota il proprio cordoglio. (Bergamo News, 10 settembre)
 
«Non ho né rabbia né odio, chi ha falciato Eleonora e l’altro disgraziato è un poverino che non aveva la testa a posto. Io voglio pensare che chi era al volante della Golf fosse, sì, accecato dalla rabbia, ma che in realtà non avesse visto che c’erano due persone lì a terra», Così il padre della dottoressa Cantamessa, Silvano. C'è da rimanere stupefatti dalle parole prive di odio, piene di mitezza di papà Silvano, «Non è soltanto la fede che mi muove: è proprio la lezione che mi ha lasciato Eleonora. Un insegnamento enorme , cristiano, laico». Che riassume così: «Eleonora non poteva fermarsi. […] ho tirato fuori dal Vangelo la parabola del Buon Samaritano. Se la leggi trovi delle somiglianze incredibili. È lei, è mia figlia. Passa uno, tocca agli altri… Passa un secondo, tocca sempre a un altro… Passa un terzo… Massì ci penserà qualcuno… Passa uno sconosciuto… E lei si ferma, si china, si prende cura di lui… Non sapeva nemmeno chi fosse quel ragazzo ma per lei era come tutti gli altri, era uno da soccorrere». (Tempi, 11 settembre)
 
Cordoglio anche dal Capo dello Stato, Giorgio Napolitano che ha inviato il suo messaggio tramite la prefettura di Bergamo alla famiglia Cantamessa.
 
L'altra vittima, Baldev Kumar, l'indiano che Eleonora neache conosceva, ma per il quale ha sacrificato la sua vita aveva quattro figli che si chiamano: Kiran, Manisha, Sagar, Gerry, di  10, 9, 8 e 6 anni. Il loro papà li adorava. Ma tutto questo mamma Mariella non lo sa. «Mi hanno riferito – racconta,  con lucidità – che quell'indiano aveva quattro bambini e io non riesco a non pensare a loro, a quello che staranno passando. Allora ho fatto questo ragionamento: se Eleonora è morta per aiutare il padre, lei che amava così tanto i bambini, di sicuro vorrebbe che si facesse qualcosa per dare una mano ai figli, anche economicamente». (Corriere della Sera, 12 settembre)
 
La famiglia di Eleonora reagisce così alla tragedia che l'ha colpita: con amore e mitezza, preoccupati per la sorte del prossimo, sicuri che la cura degli altri sia il più concreto lascito della loro figlia.
 
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