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L’azione di Bergoglio contro la dittatura di Videla

© DR
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Un libro racconta il cosiddetto “sistema Bergoglio”, una rete che ha permesso a moltissimi dissidenti di sfuggire alla polizia del regime

Z.: Durante la transizione potevano celebrare come un qualsiasi altro sacerdote?
B.: Lasciai che fossero loro a interpretare le mie parole. […]
G. P.: Li accompagnò, li aiutò, c’era un rapporto che si manteneva vivo con i padri Jalics e Yorio?
B.: Sì, offrii loro anche di venire a vivere nella curia provinciale, con me […]. Già si vociferava della possibilità di una retata. Almeno fino a che non avessero incontrato un vescovo benevolo. Mi ringraziarono. […] 
 
A confermare l’impegno a favore dei due gesuiti, le parole di un altro beneficiario della rete di Bergoglio, un altro gesuita, oggi poco più che ottantenne, Juan Manuel Scannone, massimo esponente di quella che dagli anni Ottanta in poi è stata definita “teologia del popolo”, che – rammenta – come nonostante la distanza teologica tra lui e Bergoglio, egli non si sia tirato indietro nel prestargli aiuto. La testimonianza direttamente raccolta da Nello Scavo. (
Avvenire, 6 settembre)
 
Infine, il caso di Yorio e Jalics, i due gesuiti rapiti, torturati e rilasciati dopo quasi sei mesi…
«Padre Jalics ha smentito qualunque coinvolgimento di Bergoglio. Personalmente ne ero certo da anni. Poiché Bergoglio abitava nella nostra casa a San Miguel proprio quando fecero sparire i due padri, egli mi raccontava quello che faceva e le informazioni che raccoglieva per riuscire a scoprire chi li avesse sequestrati e dove fossero imprigionati. Posso testimoniare della preoccupazione e dell’impegno del padre provinciale per riportare in libertà entrambi».
 
Bergoglio era riuscito ad avere informazioni precise?
«Sì, e aveva messo con le spalle al muro i generali. Alla fine i due padri vennero rilasciati, ma in modo che non potessero dare indicazioni precise su chi li avesse trattenuti e torturati. Durante tutto il periodo di detenzione, entrambi sono rimasti sempre incappucciati e prima di essere liberati furono narcotizzati. Bisogna poi riconoscere che con l’aiuto del padre provinciale entrambi riuscirono a trovare riparo all’estero, per non incorrere in qualche nuova e più drammatica desaparición». 
 

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