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L’azione di Bergoglio contro la dittatura di Videla

© DR
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Un libro racconta il cosiddetto “sistema Bergoglio”, una rete che ha permesso a moltissimi dissidenti di sfuggire alla polizia del regime

E’ in uscita un libro che parla dell’impegno di padre Bergoglio, cioè Papa Francesco, durante gli anni della dittatura in Argentina, a favore dei dissidenti, laici o sacerdoti, che rischiavano la vita durante quegli anni difficili. Uno sforzo paziente e silenzioso in cui – con quello che si è potuto ricostruire – è possibile definire come un vero e proprio “sistema”: il “
sistema Bergoglio”, una rete di relazioni con cui, attraverso singole piccole richieste, le persone in pericolo di vita venivano aiutate a trovare rifugio o riparo oltre il confine. L’opera in questione – in uscita il prossimo 1° di Ottobre – è del giornalista di Avvenire,
Nello Scavo, “
La lista di Bergoglio. I salvati da papa Francesco. Le storie mai raccontate” (prefazione di Adolfo Pérez Esquivel, premio Nobel per la pace; Emi, pagine 192, euro 11,90 – http://www.emi.it). Un lavoro basato sugli archivi, sulle interviste ai protagonisti e con alcuni inediti di grande importanza. Lo stesso Bergoglio, già Cardinale, venne interrogato a lungo nel 2010 dai magistrati che volevano capire il suo coinvolgimento in quegli anni. (Corriere della Sera, 3 settembre)
 
Il “sistema Bergoglio” era talmente segreto che ben pochi ne sapevano qualcosa e addirittura sul futuro Papa si sono addensate le nubi del sospetto riguardo due giovani sacerdoti individuati dal regime come possibili simpatizzanti del comunismo che vennero rapiti dai militari e di cui Bergoglio cercò con tenacia di avere notizie e di farli liberare. Uno stralcio dell’interrogatorio:
 
Zamora (avvocato dell’accusa): Sarebbe importante che lei facesse uno sforzo per ricordarsi da dove venivano le accuse rivolte a Yorio e Jalics a cui ha accennato prima.
Bergoglio : Dagli stessi ambienti, anche se di ideologie diverse, in modo trasversale. Alcuni settori della società o del mondo della cultura che non erano d’accordo con quella scelta. Una scelta molto ben definita dalla Chiesa. […]
Z.: Si consultavano con lei?
B.: Si parlava nelle comunità, nei settori, in alcune parrocchie. In tutti i settori della Chiesa. E anche fuori.
Z.: Non ricorda nessun caso concreto, qualche vescovo, cardinale?
B.: No, perché era qualcosa di molto comune. Anche se cerchi di non dare importanza, non alle accuse ma al loro significato, anche se non è vero, sono già tutti convinti, è già scritto, che i preti che lavoravano con i poveri sono comunisti. […]
Z.: Si ricorda di essersi consultato in qualità di provinciale con padre Jalics per le accuse che lui e padre Yorio continuavano a ricevere?
B.: Sì, e non solo con loro due, ma con tutti i gesuiti che avevano fatto quella scelta sul fronte della povertà. Era normale che ci confrontassimo su queste cose e vedere come potevamo procedere. […]
Z.: È a conoscenza di ciò che accadde a Jalics, Yorio e a un gruppo di catechisti del Quartiere Rivadavia?
B.: In che data?
Z.: Nel maggio del 1976.
B.: Si riferisce al sequestro?
Z.: Io non posso suggerirle la risposta.
B.: Intorno al 22, 23 di maggio vi fu una retata e furono sequestrati (picchietta con il dito, nota del cancelliere).
Z.: Sa chi fu sequestrato?
B.: So che i padri Jalics e Yorio furono detenuti insieme a un gruppo di laici. So anche che alcuni furono liberati nei giorni seguenti, o così mi fu detto.
Z.: Sa se li avessero già sospesi?
B.: È quello che sentii dire, non lo so. […] B.: Dipesero dall’ordine fino a che non ne uscirono. Vi fu un periodo di transizione. Successivamente […] si misero alle dipendenze del vescovo locale.
Giudice Presidente: E durante la transizione?
B.: Io dissi loro che potevano continuare a celebrare messa fino a che non sarebbero stati ordinati. […]

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