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“Grazie perchè difendete la vostra dignità e la nostra dignità umana”

© Jeffrey Bruno / ALETEIA
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Papa Francesco al Centro Astalli per i rifugiati chiede di aprire cuori e conventi vuoti all'accoglienza

Servire, accompagnare, difendere: Papa Francesco ha fatto sue le parole di congedo di padre Pedro Arrupe, il fondatore del Servizio per i rifugiati dei gesuiti, per sottolineare il significato del lavoro che si svolge nel Centro Astalli per i rifugiati di Roma che ha visitato il 10 settembre. E ha invitato tutti, magari mentre si passa per il centro di Roma e si vede la fila delle persone che attendono di mangiare fuori dal centro dei gesuiti, a fare la propria parte: «Basta bussare alla porta, e provare a dire: “Io ci sono. Come posso dare una mano?”». E magari destinare anche i conventi vuoti all’accoglienza.

Papa Francesco, arrivato senza scorta al Centro Astalli, nel cuore di Roma, tra la chiesa del Gesù e piazza Venezia, spiazza ancora una volta per il rovesciamento delle posizioni: chiedere il rispetto dei propri diritti non serve solo ai rifugiati per affermare il proprio valore di esseri umani. «"Grazie perchè difendete la vostra dignità ma anche la nostra dignità umana" ha detto il Papa ai rifugiati nel suo discorso, durato circa venti minuti. Solidarietà è una "parola che fa paura per il mondo più sviluppato. Cercano di non dirla. È quasi una parolaccia per loro". Ma solidarietà, ha aggiunto, "è la nostra parola! Servire significa riconoscere e accogliere le domande di giustizia, di speranza, e cercare insieme delle strade, dei percorsi concreti di liberazione. Non basta dare un panino, ma bisogna accompagnare queste persone" ha aggiunto il Pontefice» (Corriere.it 10 settembre).

Più di tutto rimbalza nei commenti post-visita l’accenno del papa a che i «"conventi vuoti non servono alla Chiesa per trasformarli in alberghi e guadagnare i soldi"» (Corriere.it 10 settembre). «Il Papa – riporta pure IlMessaggero.it (10 settembre) – ha anche espresso critiche sui conventi chiusi chiedendosi: "A cosa serve tenerli così? Dovrebbero servire alla carne di Cristo e i rifugiati sono la carne di Cristo"».

Si tratta di "una proposta dirompente" per l’agenzia Agi (10 settembre) che sottolinea un altro passaggio del discorso di Bergoglio: «"Il Signore chiama a vivere con generosità e coraggio l’accoglienza nei conventi vuoti", ha detto testualmente. "Questo – ha scandito – è importante e lo dico dal cuore: vorrei invitare anche gli Istituti religiosi a leggere seriamente e con responsabilità questo segno dei tempi". "Il Signore – ha aggiunto – chiama a vivere con più coraggio e generosità l’accoglienza nelle comunità, nelle case, nei conventi vuoti". "Certo – ha ammesso Francesco – non è qualcosa di semplice, ci vogliono criterio, responsabilità, ma ci vuole anche coraggio. Facciamo tanto, forse siamo chiamati a fare di più, accogliendo e condividendo con decisione ciò che la Provvidenza ci ha donato per servire". Ha esortato poi tutti i consacrati a "superare la tentazione della mondanità spirituale per essere vicini alle persone semplici e soprattutto agli ultimi"».

Un richiamo è stato lanciato da Papa Francesco anche alle istituzioni della città di cui è vescovo: «"tante persone che portano scritto ‘protezione internazionale’ sul loro permesso di soggiorno, sono costrette a vivere in situazioni disagiate, a volte degradanti, senza la possibilita’ di iniziare una vita dignitosa, di pensare a un nuovo futuro". "Dopo Lampedusa e gli altri luoghi di arrivo, per molte persone la nostra citta’ e’ la seconda tappa. (…) Roma dovrebbe essere la citta’ che permette di ritrovare una dimensione umana, di ricominciare a sorridere", ha rimarcato» (Agi, 10 settembre).

Il Papa, soprattutto, ha voluto condividere con i rifugiati che si sono accalcati a salutarlo, un pezzo della loro quotidianità. Per questo è arrivato in forma privata intorno alle 15.20, l’ora nella quale le persone cominciano a mettersi in fila fuori dal Centro Astalli che apre le sue porte alle loro storie e ai molteplici bisogni di ognuno. Non si è trattenuto a lungo, intorno alla mezz’ora, prima di passare alla Chiesa del Gesù dove ha accompagnato una famiglia egiziana a portare un cestino di fiori sulla tomba di padre Arrupe. Abbastanza, però «per dare l’ennesima sferzata a chi – per indifferenza o per paura – si mostra sordo a queste incredibili storie di vita e di umanità. "Quante volte leviamo la voce per difendere i nostri diritti, ma quante volte siamo indifferenti verso i diritti degli altri!”, ha detto Francesco. “Quante volte non sappiamo o non vogliamo dare voce alla voce di chi ha sofferto e soffre, di chi ha visto calpestare i propri diritti, di chi ha vissuto tanta violenza che ha soffocato anche il desiderio di avere giustizia"» (L’Huffington Post, 10 settembre).

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