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Chiesa italiana e web: come procede la navigazione?

© LDM
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In 10 anni, cresciuta la riflessione culturale e la presenza informativa. Ma il mondo ecclesiale coinvolge persone e risorse attraverso il web?


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Chiesa italiana e web: a che punto volge la navigazione della comunità ecclesiale nel mare di internet? Il mondo cattolico in Italia sta imparando a cogliere tutte le opportunità offerte dalla Rete? Di sicuro si registra un magistero ricco e sempre più esplicito, che ha toccato per ora il suo culmine nell’ultimo Messaggio per la Giornata delle comunicazioni sociali, "Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione" scritto da Benedetto XVI e abbracciato con convinzione da Francesco; e, simbolicamente, l’esplosione su Twitter dell’account @Pontifex che ha doppiato la cifra da “twitstar” globale dei 9 milioni di follower.

Anche sulla spinta degli Orientamenti pastorali per gli anni 2000-2010, che ha avuto il suo apice nel convegno “Testimoni digitali”, non c’è dubbio che sul fronte della riflessione culturale e su quello della sperimentazione personale la Chiesa italiana negli ultimi anni abbia fatto parecchi passi avanti; sforzandosi di abitare e comprendere di più un mondo percepito ancora da molti solo come “virtuale” e “pericoloso”.

Ma cosa dicono i numeri? In assenza di una database completo “ufficiale”, sono preziosi i dati (aggiornati al 28 febbraio 2013) raccolti da www.siticattolici.it, la “Lista dei siti cattolici italiani”, che disegnano un quadro in chiaroscuro. Negli ultimi 10 anni i siti di ispirazione cattolica in Italia sono passati da 8.000 a 14.181 (+77,26%). Tra questi i siti cattolici più numerosi sono quelli delle parrocchie (3.749), che insieme ai “siti personali” (1.183, principalmente blog) sono anche i siti web più cresciuti di numero negli ultimi 10 anni. Ma bisogna anche dire che in media in Italia solo poco più del 14% delle parrocchie ha un suo sito web. E, ovviamente, non abbiamo modo di verificare quanto essi siano aggiornati e visitati, ed è una questione chiave.

Infine, un cenno ai siti di associazioni e movimenti ecclesiali che sono i secondi in assoluto per numerosità ma sono anche tra quelli che nell’ultimo decennio sono cresciuti di meno, con addirittura una diffusa tendenza alla decrescita negli ultimi 3 anni. Può darsi si tratti solo di saturazione dell’offerta e non di una ritirata dal web, ma tant’è.

Sul fronte dei “social network” sono attesi nelle prossime settimane i dati completi del Centro di ricerca Cremit dell’Università Cattolica, che riguarda però solo la presenza e lo stile dei sacerdoti online. Resta quindi da indagare bene se il mondo ecclesiale, in particolare associazioni e movimenti più impegnati in azioni di solidarietà e di servizio, riesca ad avvicinare e coinvolgere persone e così attirare anche risorse – prezioso impegno volontario e sostegno economico – grazie alla sua presenza nel web. Un’esperienza di servizio volontario, anche occasionale, è spesso una porta d’accesso a un’apertura più grande, anche a un incontro più radicale con la fede.

Ne è convinto per esempio Emanuele Bellini, anima scout emiliana, che con un gruppo di amici e di sviluppatori, ha ideato la piattaforma e la “app” MelpYou (www.melpyou.com) partendo proprio dal presupposto che "tutti sarebbero disposti a dare una mano se solo sapessero chi, dove e quando ha bisogno di aiuto". Con MelpYou puoi sapere se vicino casa c’è un’organizzazione che ha bisogno di una mano per un paio d’ore e quando e dare disponibilità subito online. Il promotore può organizzare poi presenze, orari e comunicazioni con i volontari direttamente online. Ebbene, secondo la sua esperienza, per Bellini “le associazioni e i movimenti cattolici, a differenza delle organizzazioni laiche, non sembrano conoscere bene e sfruttare questo genere di opportunità”. Non solo per avvicinare volontari ma anche per raccogliere fondi direttamente.

Secondo Francesco Marsico, vicedirettore vicario di Caritas Italiana “premessa e ribadita l’ineludibile importanza della relazione e dell’incontro personale” oggi in effetti “dobbiamo chiederci quali sono ‘le periferie esistenziali’ anche nella rete”. Marsico si riferisce “alle potenzialità di alcuni strumenti, non solo del web” sia “in termini di raccolta fondi” ma anche “per favorire l’incontro e l’ascolto delle persone in difficoltà, realizzando una vera solidarietà corta”. Sfida raccolta?

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