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Chiesa

Il digiuno: distacco dal superfluo, segno politico in senso alto

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Chiara Santomiero - pubblicato il 06/09/13

Papa Francesco richiama ad una pratica ascetica comune a tutte le religioni per affermare la volontà di pace del mondo

Oltre alla preghiera, il digiuno: sono questi gli elementi della veglia proposta da Papa Francesco il 7 settembre per invocare la pace in Siria e in tutti i luoghi di conflitto. Non solo i cattolici e nemmeno solo i cristiani, ma gli appartenenti a tutte le Religioni e gli uomini e le donne di buona volontà anche se non credenti sono stati invitati dal pontefice a unirsi a un gesto che ha una valenza simbolica di tipo universale.

Il digiuno è uno dei grandi archetipi universali. Lo ha spiegato il cardinale Gianfranco Ravasi nell'intervista al "Corriere della Sera" del 5 settembre. Non si tratta solo dell'astensione dal cibo ma «il digiunare esprime un elemento simbolico attraverso la componente fondamentale con la quale comunichiamo, il corpo. Il nostro corpo è il grande segnale attraverso il quale mandiamo messaggi, esprimiamo sentimenti, mostriamo anche capacità di trascendenza e mistero…». Digiuno significa entrare nell'essenzialità, fare a meno delle sovrastrutture, per tutti – anche per i non credenti – segna il distacco dalle cose concrete. Quindi anche dalla violenza del mondo, ha sottolineato Ravasi. Questo però è solo l'inizio. Il digiuno «apre a dimensioni di tipo religioso o più generalmente spirituale». La prima, «che troviamo anche nel Ramadan islamico», collega il digiuno a una dimensione sociale, alla generosità e alla carità.

C'è poi, secondo il presidente del Pontificio Consiglio della cultura, un «digiuno della mente, l’astensione da ogni forma di superficialità, dai rumori, dalle distrazioni. Una catarsi interiore, spirituale, culturale». E infine un terzo elemento del digiuno che è la trascendenza: «Dopo aver operato la carità e cancellato le cose inutili e la chiacchiera, sei solo con la tua coscienza. Attraverso l’essenzialità del digiuno si cerca tutto ciò che è divino, mistero, trascendenza. È ciò che dice Gesù: “Non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete…”. Il digiuno dell’anima crea il vuoto: per fare entrare il divino». E per i non credenti? «Si fa spazio alle grandi domande: come essere uomini di pace, di giustizia».

«Farci sapere qual è la nostra fame, di cosa viviamo, di cosa ci nutriamo»: è questa per Enzo Bianchi, il priore del monastero ecumenico di Bose, la funzione basilare del digiuno che è «una pratica ascetica comune a tutte le religioni, una prassi vissuta già da Israele, riproposta da Cristo, accolta dalla tradizione ecclesiale». Il digiuno, quindi, è  «è ascesi del bisogno ed educazione del desiderio» perchè attraverso «la moderazione dell’appetito fondamentale e vitale: la fame», si impara a disciplinare le relazioni con gli altri, con la realtà esterna e con Dio, «relazioni sempre tentate di voracità». Attraverso il digiuno si acquista una maggiore consapevolezza delle azioni che poniamo in essere e anche delle conseguenze. Si prende coscienza della «violenza che immettiamo nei nostri rapporti».

Per il cristiano, poi, afferma Bianchi il digiuno è «confessione di fede fatta con il corpo» e «memoria immessa nel proprio corpo del non vivere di solo pane, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». Per questo in «ore particolarmente decisive e critiche» come quelle che stiamo vivendo nella prospettiva di un intervento militare internazionale nella crisi siriana dalle conseguenze non facilmente prevedibili in un'area delicata come quella mediorientale, la chiesa esorta i cristiani a digiunare per «"pensare davanti a Dio" le vicende quotidiane, per purificare le proprie convinzioni e convertirsi, così da scegliere sempre in favore della vita».

Ma c'è un valore "politico" del digiuno? «Il digiuno corale di milioni di persone – ha affermato il cardinale Ravasi – ha un significato anche politico, nel senso alto del termine. Magari i politici decideranno altrimenti ma non potranno ignorare il desiderio corale di pace che si esprime nel mondo. Per un cristiano, in particolare, si tratta anche di vivere la storia in maniera più autentica, di incidere nella tua coscienza e nell'azione del mondo».

E' quanto ribadisce in altri termini Pierangelo Sequeri ("Avvenire", 3 settembre): «Il segno del digiuno e della preghiera – ha scritto il teologo – ha motivo di essere bello forte, questa volta. Il mondo si fermi un minuto, tutto insieme, all’inizio di questo segno, dovunque siamo. Il digiuno scavi un vuoto che lascia un segno indelebile nella nostra anima: noi occidentali, per primi, di qualunque nazione o religione, non vogliamo più un benessere e una crescita che hanno questo prezzo. E la preghiera giuri di volersi convertire a una religione finalmente pura e senza macchia». Come ha ricordato anche Papa Francesco «esiste un giudizio di Dio, che dà vigore a questo giudizio della storia, del quale noi ci facciamo interpreti». Il cristianesimo, ha aggiunto Sequeri, «è stato condotto, per pura grazia, a separarsi irrevocabilmente dagli dèi della guerra». Ora è giunto il momento di «sbarrare la strada, in se stesso prima di tutto, agli dèi dell’ingordigia, che sono i fiancheggiatori di ogni economia predatoria e di ogni tirannia politica». «Sostenuto dalla propria fede ha concluso il teologo a proposito dell'appello di Papa Francesco per la pace -, il suo primo testimone chiama a raccolta un popolo immenso. E lo invita a prendere distanza dalle false divinità dei sacrifici umani. Dovunque».

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