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La diplomazia vaticana in azione per la pace

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Lucandrea Massaro - pubblicato il 05/09/13

La Santa Sede a tutto campo per scongiurare il conflitto che destabilizzerebbe il Medio Oriente

La diplomazia vaticana è al lavoro e a supporto convinto dell'azione di Papa Francesco che non smette di adoperarsi per una soluzione pacifica in Siria. Oggi l'incontro tra il segretario per i Rapporti con gli Stati, mons. Dominique Mamberti con il corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede. Un incontro che è stato illustrato da Padre Federico Lombardi in un incontro con i giornalisti nel quale ha ribadito la posizione della Santa Sede nei confronti della crisi siriana:
"E’ la linea che cerca di insistere sull’importanza di far cessare comunque la violenza come primo passo, per poter poi instaurare un vero dialogo e soluzioni di carattere negoziale. E poi, come principi generali, il ripristino del dialogo e della riconciliazione di tutto il popolo siriano, la conservazione dell’unità del Paese, evitando la costituzione di zone diverse per le varie componenti".
Per padre Lombardi il centro della questione è nel concetto di cittadinanza, secondo quanto lo stesso monsignor Mamberti ha avuto modo di dire nel suo incontro: "Tutti sono cittadini di pari dignità. Poi, chiedere ai membri dell’opposizione di prendere le distanze dagli estremisti, dai terroristi per isolarsi, opporsi apertamente, chiaramente al terrorismo. Quindi, assicurare la cooperazione e l’assistenza necessarie per il lavoro di ricostruzione del Paese". Centrale comunque per la Santa Sede è il momento di sabato: "Mons. Mamberti ha reinsistito sull’importanza che il Papa attribuisce proprio al momento specifico di preghiera, al momento spirituale: la Giornata di sabato è il cuore di questo impegno che il Papa propone per la pace attraverso la preghiera e il digiuno: non bisogna dimenticare questa dimensione". (Radio Vaticana, 5 settembre)
Secondo la Santa Sede i tre principali principi che dovrebbero orientare l'azione di pace in Siria sono i seguenti: 
È innanzitutto indispensabile adoperarsi per il ripristino del dialogo fra le parti e per la riconciliazione del popolo siriano.
Occorre poi preservare l’unità del Paese, evitando la costituzione di zone diverse per le varie componenti della società.
Infine, occorre garantire, accanto all’unità del Paese anche la sua integrità territoriale.
Sarà importante chiedere a tutti i gruppi – in particolare a quelli che mirano a ricoprire posti di responsabilità nel Paese – di offrire garanzie che nella Siria di domani ci sarà posto per tutti, anche e in particolare per le minoranze, inclusi i cristiani. L’applicazione concreta di detto principio potrà assumere varie forme, ma in ogni caso non può essere dimenticata l’importanza del rispetto dei diritti umani e, in particolare, di quello della libertà religiosa. Parimenti, è importante tenere come riferimento il concetto di cittadinanza, in base al quale tutti, indipendentemente dall’appartenenza etnica e religiosa, sono alla stessa stregua cittadini di pari dignità, con eguali diritti e doveri, liberi «di professare pubblicamente la propria religione e di contribuire al bene comune» (cfr. Benedetto XVI, Discorso al Corpo Diplomatico, 7 gennaio 2013). Infine, è causa di particolare preoccupazione la presenza crescente in Siria di gruppi estremisti, spesso provenienti da altri Paesi. Da qui la rilevanza di esortare la popolazione e anche i gruppi di opposizione a prendere le distanze da tali estremisti, di isolarli e di opporsi apertamente e chiaramente al terrorismo. (stralcio dell’intervento che S.E. Mons. Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati, ha pronunciato nel corso dell’Incontro con gli Ambasciatori svoltosi questa mattina in Vaticano)
Il Santo Padre nel frattempo ha inviato una lettera al Presidente russo Vladimir Putin in qualità di coordinatore del G20 che si sta svolgendo in Russi in questi giorni, così come anticipato da Repubblica (4 settembre) e confermato oggi dalla Sala Stampa Vaticana: 
Presidente della Federazione Russa
Nell’anno in corso, Ella ha l’onore e la responsabilità di presiedere il Gruppo delle venti più grandi economie mondiali. Sono consapevole che la Federazione Russa ha partecipato a tale Gruppo sin dalla sua creazione e ha svolto sempre un ruolo positivo nella promozione della governabilità delle finanze mondiali, profondamente colpite dalla crisi iniziata nel 2008. Il contesto attuale, altamente interdipendente, esige una cornice finanziaria mondiale, con proprie regole giuste e chiare, per conseguire un mondo più equo e solidale, in cui sia possibile sconfiggere la fame, offrire a tutti un lavoro degno, un’abitazione decorosa e la necessaria assistenza sanitaria. La Sua presidenza del G20 per l’anno in corso ha assunto l’impegno di consolidare la riforma delle organizzazioni finanziarie internazionali e di arrivare ad un consenso sugli standard finanziari adatti alle circostanze odierne. (Il Sismografo, 5 settembre)
Non mancano le iniziative di preghiera e di pace in Medio Oriente portate avanti dalle comunità locali. Di questo ha parlato padre Pierbattista Pizzaballa, della Custodia di Terra Santa che ricorda l'impegno dei cristiani e la gioia loro e delle comunità islamiche con cui hanno accolto cl'appello di pace dell Papa. Per il frate rancescano la pace in Medio Oriente è possibile, sono numerosi gli scambi che si stanno portando avanti in questo periodo. L'Islam e il cristianesimo possono convivere e le religioni essere spazio di pace per l'umanità in quella regione (Il Sussidiario,  5 settembre)
Tags:
diplomaziapacepapa francesco
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