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Papa Francesco: formare "una catena di impegno per la pace"

© Jeffrey Bruno ALETEIA

El Papa Francisco

Chiara Santomiero - pubblicato il 03/09/13

Diocesi e associazioni aderiscono alla veglia di preghiera del 7 settembre per la pace in Siria e negli altri luoghi di conflitto

Se qualcosa deve scoppiare nel fragile contesto internazionale, nel quale non sono facilmente calcolabili le conseguenze dell’intervento in un’area così sensibile come il Medio Oriente, che "scoppi la pace": è questo il senso dell’accorato appello per la Siria durante l’Angelus di domenica scorsa con il quale Papa Francesco ha invitato cristiani, appartenenti alle diverse religioni e anche persone che non credono ad una veglia "in preghiera e spirito di penitenza" per la sera di sabato 7 settembre. Numerose anche in Italia sono state le adesioni all’iniziativa del pontefice di organismi, diocesi e associazioni  per formare "una catena di impegno per la pace" che "unisca tutti gli uomini e le donne di buona volontà".

La prima a stringersi intorno al suo vescovo per invocare il dono della pace è stata la diocesi di Roma. "Tutti siamo rimasti profondamente colpiti e addolorati – ha scritto il cardinale vicario Agostino Vallini a parroci, sacerdoti e fedeli – per le tragiche notizie di numerosi morti, spesso bambini e persone innocenti. Allo stesso tempo la possibilità di un intervento armato genera nel cuore di ciascuno un profondo turbamento e non poca preoccupazione". Per questo Vallini ha invitato a partecipare alla veglia con il Papa che si svolgerà in piazza S. Pietro dalle 19 alle 24. A questo momento di preghiera si aggiungeranno anche quanti parteciperanno alla Santa Messa che si svolgerà nel pomeriggio a S. Giovanni in Laterano per l’ordinazione episcopale di mons. Paolo Selvadagi.

A Milano, sarà il cardinale arcivescovo Angelo Scola, a guidare la veglia di preghiera che si svolgerà alle ore 21.00 presso la Basilica di sant’Ambrogio per "invocare da Dio il dono della pace per la Siria e per tutte le situazioni di conflitto e di violenza nel mondo". La serata di preghiera in sarà strutturata in due parti: dalle 21.00 alle 22.00 è in programma una Veglia di preghiera comunitaria guidata dall’arcivescovo con letture bibliche, canti, riflessioni e orazioni. Alle 22.00 il cardinale Scola leggerà l’Angelus pronunciato domenica scorsa dal Papa. Poi, fino alle 24.00, la Basilica resterà aperta per un tempo di preghiera personale e silenziosa. La partecipazione al digiuno e alla preghiera per la pace sarà inoltre possibile anche in tutte le 1107 parrocchie della diocesi molte delle quali si stanno già organizzando.

Condivide "il grido della pace" di papa Francesco l’Azione cattolica italiana che, insieme alle associazione di Ac riunite nel Forum internazionale di Azione cattolica – Fiac, rinnova "il proprio impegno a essere un anello di quella grande catena di donne e uomini di speranza, di dialogo e solidarietà che considerano la pace un bene prezioso che supera ogni barriera, da promuovere e tutelare sempre". L’Azione cattolica ha anche offerto la propria disponibilità concreta ad organizzare la veglia di preghiera e digiuno del 7 settembre in tutte le parrocchie e le diocesi italiane.

“Le Acli aderiscono con convinzione e consapevoli della gravità estrema della situazione internazionale, alla giornata di digiuno e di preghiera per la pace in Siria, in Medio Oriente, e nel mondo intero, indetta da Papa Francesco": lo ha annunciato il presidente nazionale dei lavoratori cristiani Gianni Bottalico. Bottalico ha aggiunto che le Acli “danno il pieno sostegno ai reiterati appelli lanciati dal Papa per scongiurare l’internazionalizzazione del conflitto siriano, per ricercare una soluzione diplomatica e per superare “la cultura dello scontro, la cultura del conflitto” affermando “la cultura dell’incontro, la cultura del dialogo” come “unica strada per la pace”. Lo esige, secondo Bottalico "la fede in Cristo" e lo suggeriscono "la prudenza e la responsabilità, dopo le chiarissime posizioni espresse sulla Siria dalle principali potenze mondiali in seno al Consiglio di sicurezza dell’Onu. Non tenerne conto significherebbe mettere a repentaglio la pace nel mondo”.

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