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Gli estremisti considerano i cristiani un pericolo per l’islam

© SHUTTERSTOCK.com

Tony Assaf - pubblicato il 03/09/13

Alcuni leader islamici lavorano per obbligare tutti i cristiani mediorientali a convertirsi all’islam. Pena? La morte o la cacciata

Al Cairo, il 25 agosto, si sono svolte le udienze di tre leader dei Fratelli Mussulmani, accusati di istigazione all'omicidio e dell'ex presidente Hosni Mubarak, rilasciato tre giorni prima su cauzione e tornato sul banco degli imputati per rispondere di complicità nella morte di più di ottocento manifestanti durante le rivolte del 2011. Le disavventure giudiziarie di questi due vecchi nemici sono un segno del fatto che la lotta per l'anima della nazione si è spostata dal campo politico a quello delle celle e delle aule di tribunale dove relegare gli oppositori.

Nei vari rivolgimenti politici in Egitto, la comunità cristiana è stata comunque quella che ha pagato il prezzo di sangue maggiore. Secondo quanto afferma mons. Joannes Zakaria, vescovo dei copti cattolici di Luxor (Egitto), i cristiani sono spesso bersaglio di attacchi o perché visti dagli estremisti islamici come un pericolo per l'islam o perché un ostacolo sul cammino per l'islamizzazione dei Paesi mediorientali.

I cristiani sono sempre i primi ad essere marginati e perseguitati. E' così in Egitto, Iraq, Siria etc… perché?

Mons. Joannes Zakaria: Penso siano molti i motivi per la emarginazione e la persecuzione dei cristiani mediorientali. Ecco alcuni dei principali:

1. In tutta la storia della Chiesa, dal primo secolo fino ai giorni nostri, i cristiani in tutto il mondo, e non solo nel Medio Oriente, sono stati emarginati e perseguitati per la fedeltà al loro credo. Infatti, Gesù ci ha insegnato, con le sue parole e il suo esempio, che il suo vero discepolo deve subire la persecuzione nel mondo, deve portare la sua Croce ogni giorno, negare se stesso a causa del Vangelo, ed essere pronto a perdere la vita per dare testimonianza della sua fede. I motivi di questa persecuzione sono la lotta fra il bene e il male, e l’odio del mondo verso la spiritualità trascendente della dottrina cristiana. Perciò i mussulmani guardano con stupore alla vita dei cristiani mediorientali, e notano con simpatia la loro semplicità spirituale, la pratica dell’amore e del perdono nei loro comportamenti, e  il loro modo di vivere e di agire secondo il Vangelo. Il confronto fra la spiritualità e la morale cristiana con quello islamica, e la vita ideale dei cristiani fanno sì che gli estremisti islamici considerino i cristiani come una sfida e un pericolo per la presenza dell’islam. Hanno molta paura che alcuni mussulmani si convertano al cristianesimo. Il modo migliore per difendersi è l’attacco, ecco il perché dell’attacco degli estremisti islamici contro i cristiani e la loro Chiesa e religione. La settimana scorsa, dopo l’incendio della Chiesa di San Mina, nella città di Mynia, i cristiani hanno messo un grande cartello sui muri della Chiesa bruciata con queste parole: “Noi perdoniamo e preghiamo”. Questo cartello ha innervosito ancora di più gli estremisti che si sono placati solo dopo averlo dato alle fiamme.     

2. I cristiani mediorientali per ventuno secoli hanno ben conservato la loro fede e le loro tradizioni, nonostante le feroci persecuzioni che hanno avuto lungo la loro storia. Molti di loro hanno rifiutato la conversione forzata all’islam, e nonostante abbiano conservato le loro lingue originali, hanno imparato la lingua araba, e alcuni di loro sono diventati molto eloquenti e specialisti in essa. Attualmente, vediamo che la maggioranza dei cristiani mediorientali è abbastanza colta ed istruita, e appartiene ad un rango elevato della società. Questa posizione dei cristiani mediorientali crea molta invidia e odio, e genera un conflitto fra di loro e gli estremisti. 

3. Dopo il successo della rivoluzione islamica iraniana di Khomeini e la caduta del comunismo russo, è cominciato il risveglio islamico politico, che mira a creare e restituire lo Stato islamico mondiale, come era una volta al tempo dei quattro califfi dell’inizio dell’islam. Questo risveglio islamico politico vede nella continua presenza dei cristiani nei Paesi islamici un ostacolo alla creazione dello Stato islamico mondiale. Perché  a livello religioso, i cristiani hanno falsificato il loro credo e la loro Bibbia, per questo sono considerati infedeli, e se vogliono continuare a vivere nei Paesi islamici devono pagare il tributo, o convertirsi all’islam, che è l’unica e vera religione nel mondo, o lasciare il Paese. Mentre a livello politico e sociale, purtroppo, molti seguaci dell’islam politico ignorano o non sanno che il Cristianesimo e la Chiesa sono nati nel Medio Oriente, e che i cristiani orientali sono veri cittadini autoctoni dei Paesi mediorientali, e purtroppo, questi estremisti islamici sono convinti che i cristiani orientali siano seguaci degli europei e degli occidentali, e così sono considerati loro nemici.


4. Al tempo della colonizzazione turca, inglese, francese e italiana dei Paesi arabi, all’inizio del secolo scorso, le diverse potenze hanno usato il sistema della divisione fra la gente per poter dominare e governare l’intera popolazione. Nei Paesi del Medio Oriente è facile dividere i cittadini a livello religioso e nazionale. Successivamente, questo sistema della divisione è stato usato e praticato nella politica di tutti i Paesi mediorientali. Infatti, i monarchi ed i governanti dei Paesi mediorientali, per conservare i loro poteri e i loro interessi, ancora usano la politica della divisione religiosa fra la maggioranza musulmana e la minoranza cristiana, e la divisione nazionale fra le diverse etnie.

Secondo lei esiste un complotto per svuotare il Medio Oriente dalla presenza dei cristiani?

Mons. Joannes Zakaria: Alcuni leader islamici estremisti vogliono e lavorano per realizzare questo piano di svuotare il Medio Oriente dalla presenza dei cristiani.  Ma prima del piano dello svuotamento c’è il piano di islamizzazione: cioè obbligare tutti i cristiani mediorientali alla conversione dell’islam, e se rifiutano, allora devono essere uccisi o lasciare il Paese. Ho sentito, ma non sono certo, che nella conferenza islamica mondiale dei Paesi islamici, tenuta a Lahore, nel Pakistan, nell’anno 1974, una delle decisioni segrete prese era quella di giungere ad eliminare dai Paesi islamici la presenza dei cristiani e degli infedeli.

Perché l'Occidente non riesce a vedere o, in un certo senso, tace davanti a quello che succede alla Chiesa in quelle terre?

Mons. Joannes Zakaria: Purtroppo, i Paesi occidentali, e molti altri Paesi nel mondo ricco, cercano sempre e solo i loro interessi. La povera popolazione, i dritti dell’uomo e la sua dignità, i cristiani e la Chiesa non sono in cima ai loro pensieri e interessi. La loro politica e la loro agenda riguardano solo i loro affari. I potenti del mondo, i commercianti ed i politici sono più interessati a non perdere una goccia del petrolio e a creare nuove guerre e aprire nuovi conflitti nei Paesi poveri, per aprire nuovi mercati per la vendita delle armi. Purtroppo, il nostro mondo attuale sta soffrendo dell’egoismo, del consumismo e della secolarizzazione. La morale, le virtù e la dignità umana vengono trascurati e l’uomo sta perdendo piano piano la sua personalità. Il nostro mondo ha bisogno di persone sagge come Ghandi, Martin Luther King e papa Giovanni Paolo II, per ascoltare parole di pace e amore, per aiutarlo a ragionare bene, e ritornare a scoprire il senso dell’umanità e della fratellanza fra i popoli della Terra. 

Sotto Mubarack la situazione dei cristiani era migliore di quella odierna? E il rilascio dell'ex rais egiziano avrà qualche effetto sull'andamento delle cose?

Mons. Joannes Zakaria: Io ho vissuto al tempo di Mubarak, e come testimone posso dire che allora i cristiani d’Egitto hanno sofferto di più. Mubarak seguiva la stessa politica di Sadat, ed usava una linea dura contro i cristiani per accontentare i mussulmani, ed ogni tanto catturava alcuni leader islamici per accontentare i cristiani. Durante il periodo di Mubarak e di Sadat è stato usato, molte volte, il sistema della divisione religiosa fra mussulmani e cristiani. Per me con Mubarak o senza Mubarak, non vuol dire niente. Il mio sogno è che in Egitto si realizzi nel prossimo futuro uno Stato laico, democratico e civile.

Può spiegare un po’ all'Occidente la situazione dei cristiani in Egitto o in Siria, e perché sono dove sono? E che situazione si troveranno ad affrontare sotto l'opposizione in Siria o con i Fratelli Musulmani in Egitto?

Mons. Joannes Zakaria: I cristiani mediorientali, in modo particolare in Iraq, Egitto e Siria, hanno sofferto molto a causa dei terroristi, dei fondamentalisti islamici e delle stesse autorità governative. In questi Paesi, sono state bruciate le loro chiese, le loro case e negozi, sono state uccise intere famiglie, e moltissimi sono stati costretti a lasciare i loro villaggi e i loro paesi. In Egitto, dopo l’amara esperienza durante il regime di Sadat e di Mubarak, i copti sognano uno Stato laico democratico, perciò hanno partecipato con entusiasmo alla rivolta dei giovani il 25 gennaio 2011. Ma i Fratelli Musulmani e i salafiti, poiché erano ben organizzati, hanno rubato la rivolta ai giovani, hanno vinto le elezioni e si sono impadroniti dell’Egitto. I Fratelli Musulmani e i salafiti, subito dopo essersi impossessati del  potere dello Stato egiziano, hanno cominciato a realizzare il loro progetto di islamizzazione dell’Egitto e di creazione dello Stato islamico. All’inizio, hanno preparato e presentato una nuova Costituzione, giudicata troppo aperta a interpretazioni islamizzate, e dopo hanno scelto i loro fedelissimi e seguaci e li hanno nominati nelle cariche strategiche principali dello Stato.  Per un anno, durante tutto il governo Morsi, il regime dei Fratelli Musulmani e dei salafiti non ha fatto nessuno passo avanti verso la democratizzazione dell’Egitto. Questo governo non ha affrontato nessuno dei molti problemi del popolo egiziano. Al contrario ha aiutato a moltiplicare la depressione economica e sociale. Infatti, sotto la guida di Morsi sono stati aumentati i prezzi dei generi elementari, è salita la percentuale della disoccupazione dei giovani, ed in tutto l’Egitto sono mancati il pane, il gas e l’elettricità, perché questi beni vengono esportati ai Fratelli Musulmani di “Hamas” a Gaza.

Sempre nel corso di quest’anno i copti hanno subito varie forme di emarginazione e di persecuzione, molte chiese sono state bruciate e molte persone sono state uccise in diversi paesi e villaggi in tutto l’Egitto. Il 30 giugno scorso, i giovani e il movimento di “Tamarod” sono tornati in piazza Tahrir per protestare contro il presidente Morsi, i Fratelli Musulmani e i salafiti e per chiedere la libertà dell’Egitto. Al primo posto della loro richiesta è la creazione di una società civile, laica e democratica. I copti non hanno esitato a raggiungere questo movimento, e subito sono scesi in piazza con i giovani e hanno gridato invocando libertà, dignità e pace. Quando i militari hanno sostenuto la richiesta dei giovani, i copti hanno dato tutto il loro sostegno e appoggio alle forze dell’ordine e all’esercito egiziano. Purtroppo, i politici occidentali, che non si sono mai interessati alle sofferenze e ai dolori dei copti, stanno piangendo ora i Fratelli Mussulmani, e stanno accusando i copti di essere i sostenitori dei militari. Il vero motivo della simpatia dei politici occidentali verso i Fratelli Mussulmani è che questi ultimi servivano ai loro interessi politici ed economici. Per quanto riguarda la Siria, credo che avendo visto la sofferenza dei cristiani in Iraq, e il dolore dei copti in Egitto, i cristiani siriani abbiano ora paura di andare incontro allo stesso destino se i gruppi fondamentalisti islamici vinceranno la guerra contro il regime di Assad. Si trovano in una situazione troppo difficile per decidere da quale parte stare. Se stanno con il regime dell’Assad, i gruppi fondamentalisti islamici si vendicheranno; e se stanno con questi gruppi, il regime di Assad si vendicherà. Se vinceranno i gruppi fondamentalisti islamici, la loro politica verso i cristiani in Siria sarà molto dura, e questi poveri cristiani si attendono un futuro difficile e complicato.

Un'ultima parola: i cristiani mediorientali hanno sofferto molto nel corso della loro lunga storia, è giunto il momento per loro di realizzare la speranza e il sogno di creare nei Paesi mediorientali una società civile democratica e laica, dove mussulmani e cristiani potranno vivere in libertà e godere una vera pace. Ora tocca a tutti gli uomini di buona volontà, e in modo particolare ai politici occidentali, di aiutare a realizzare nei Paesi mediorientali una società civile, libera e laica, e a non creare dei nuovi conflitti religiosi e nazionali.

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