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La rivolta in Siria è fomentata dall'imperialismo occidentale

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Tony Assaf - pubblicato il 01/09/13

La miopia politica condurrà l'Occidente al suicidio mentre un intervento militare decreterebbe la fine dei cristiani in Medio Oriente

Tra le tante perplessità legate al destino della Siria emergono alcune certezze: le potenze occidentali sono direttamente colpevoli per la diffusione del fondamentalismo islamico e della violenza in tutto il mondo arabo e un eventuale intervento militare non solo trascinerebbe tutta la regione in un conflitto dalle conseguenze incalcolabili ma firmerebbe la condanna a morte dei cristiani in Medio Oriente.


Ne è convinto padre Boghos Levon Zekiyan che non risparmia alcuna critica nel leggere gli avvenimenti recenti in Siria che fanno pensare a un nuovo Iraq. Sacerdote di rito armeno, nonché docente di Lingua e letteratura armena all''Università Ca’Foscari di Venezia e di Istituzioni ecclesiastiche armene al Pontificio Istituto Orientale di Roma, in questa intervista ad Aleteia mette sul piatto della bilancia tutte le responsabilità dei Paesi occidentali.

In terra siriana, i massacri sembrano non finire mai. Le cronache ci parlano giorno dopo giorno di orrori inimmaginabili contro la popolazione: decapitazioni, rapimenti, omicidi di massa, stupri. Neanche i bambini sono risparmiati. Di fronte a tale violenza, dove sta andando la Siria?

P. Boghos Levon Zekiyan: E' mia convinzione che la rivolta in Siria e in tutto il mondo arabo sia stata fomentata da potenze straniere, per dirla in termini forse un po' antiquati, ma non meno veri, dall'imperialismo occidentale che, dopo il crollo dell'Unione Sovietica, sembra diventato insaziabile e perciò stesso feroce e violento. Anzi portatore di un'ipocrisia che raramente ha avuto dei precedenti nel corso della storia. Ipocrisia: dove era l'Occidente durante il genocidio in Ruanda? Dove era ed è ancora di fronte allo sterminio dei cristiani in Darfur? Dov'era durante l'uso dei gas contro i curdi in Iraq quando Saddam era suo alleato? Ecc. ecc. E' una litania che non finisce più! Dove vada la Siria, è difficile dirlo ed è molto triste! Ma dove vada l'Occidente, se continua con questo capitalismo efferato, con questa ipocrisia selvaggia, con questa miopia politica che ha creato i talebani – ormai tutti lo sanno – e ovunque sostiene il fondamentalismo islamico più fanatico, forse è più facile da prevedere: al suicidio!   

Cosa accadrebbe in caso di intervento militare?

P. Boghos Levon Zekiyan: Preferirei non pensarci. Come ha detto qualcuno più esperto di me: la catastrofe! In ogni caso, sarebbe il penultimo passo verso la morte dei cristiani in Medio Oriente. E' un processo questo che non ha fine e nel cui sviluppo storico, molto malauguratamente, le potenze occidentali hanno svolto quasi sempre un infausto e triste ruolo!

Tutti i leader religiosi hanno levato la loro voce contro un intervento militare esterno. Ma cosa si può fare in concreto per porre fine al conflitto siriano?


P. Boghos Levon Zekiyan: Spero che il Santo Padre lanci un appello forte, come aveva fatto Giovanni XXIII alla vigilia della guerra, poi dissuasa, di Cuba. Allora Khrushchev e Kennedy gli diedero ascolto. Speriamo che chi oggi governa il mondo non sia sordo.

Il mondo occidentale non capisce proprio perché i cristiani si siano schierati con il regime, e quindi considerano i cristiani dei complici. Temete per le sorti dei cristiani in Medio Oriente nel caso salgano al potere gruppi fondamentalisti? Ci potrebbe in qualche modo dare una spiegazione della situazione dei cristiani e perché sono generalmente favorevoli al regime? Qualche messaggio all'Occidente per far capire la situazione dei cristiani e come dovrebbe agire?

P. Boghos Levon Zekiyan: Non è, credo, che non capisce, pur essendo anche molto ottuso. Non vuole capire, essendo accecato dal suo sfrenato capitalismo e dalla sua ambizione di potere illimitato. C'è poi l'ignoranza. Intanto chi crede che la democrazia possa essere importata con le armi, non ha capito nemmeno la “d” della democrazia (cfr. Iraq, Afghanistan, Tunisia, Egitto e compagnia bella!). Anzi scommetto che questi signori non hanno neppure letto il famoso discorso di Pericle che, comunque venga interpretato, resta la Magna Charta del concetto stesso di democrazia.

C'è poi l'incapacità di distinzione oppure la non voglia. E' vero che la Siria non era un paese democratico quanto alla libertà di espressione politica. Ma era uno dei paesi più democratici al mondo per quanto riguarda la democrazia comunitaria che in Occidente quasi non esiste, in quanto non esistono le comunità etniche e confessionali riconosciute, a parte le grandi religioni e qualche confessione sporadica e le minoranze territoriali come nel Sud Tirolo o Alto Adige. Il monopolio etnoculturale dell'Occidente e del suo sistema politico che ha invaso il mondo è esso pure una forma di "dittatura" che l'Occidente con la sua prepotenza politico-ideologica stenta persino a mettere in discussione.

Che interessi economici, politici e sociali possono celarsi dietro a un intervento militare occidentale?

P. Boghos Levon Zekiyan: Anzitutto, credo, l'interesse dell'industria delle armi che rende miliardario il plurimilionario. Questo è l'assetto socio-politico dell'Occidente oggi ed è in grande parte già riuscito: fare più ricchi i ricchi e rendere ricchissimi i più ricchi! Bravi e chapeau! Cosi l'Iraq, se fu un vero fallimento politico, è stato per i grandi produttori di armi un grande successo e così tutte le guerre degli ultimi ventitré anni. Che Dio ci risparmi il peggio!

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