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Via l'Imu, i Comuni guadagneranno con le case chiuse

La nuova Bussola quotidiana - pubblicato il 29/08/13

Due proposte referendarie per abolire la “legge Merlin” e permettere la riapertura delle case di tolleranza come attività imprenditoriali, pur continuando a vietare lo sfruttamento delle prostitute

di Danilo Quinto

Dappertutto, ormai, c’è lo zampino di George Soros. “Democratizzazione” dei Paesi dell’est europeo e antiproibizionismo in materia di droga, “Primavere arabe” e “Organizzazione Mondiale delle Democrazie”, “Crisi dell’euro” e ruolo della Cina nel mondo. Il magnate americano, da almeno trent’anni, e nonostante i suoi attuali 82 anni, imperversa nella scena mondiale e, spesso, determina le scelte più significative, anche su temi impensabili. Come, ad esempio, quello relativo alla legalizzazione della prostituzione. Sarebbe stato proprio Soros, infatti, a finanziarie in parte, attraverso la sua Fondazione – la "Open Society" – un Rapporto del Programma Globale delle Nazioni Unite sull’HIV e il diritto, nel quale si chiede ai Governi di tutto il mondo di legalizzare la prostituzione, compresa la prostituzione dei minori.


Dalle sedi internazionali – con a capo l’ONU, che nel corso dei decenni è divenuto lo strumento più formidabile al servizio dei più sordidi interessi e delle più bieche speculazioni di élites intellettuali ed economico-finanziarie rispetto ai principi del diritto naturale – a cascata, questa proposta viene diffusa e sostenuta in molti Paesi. In Italia, la “battaglia” è cavalcata dai soliti radicali – “meglio disciplinare orari e luoghi piuttosto che farceli imporre dal mercato nero e criminale”, dicono – che hanno promosso raccolte di firme in varie città. A questi, si sono aggiunte, nel mese di luglio, due proposte referendarie.


La prima, promossa da “Progetto Reggio” – “un gruppo di persone di estrazione politico-culturale autonomista liberale e riformista, tra cui diversi amministratori in Istituzioni della provincia reggiana che hanno deciso di intraprendere un nuovo percorso svincolato dall’attuale inadeguato sistema partitico”, dice il loro sito – e da un consigliere comunale del Pdl, chiede l’abrogazione della legge 20 febbraio 1958, n. 75, meglio nota come “legge Merlin”. La raccolta di firme partirà a settembre ed è, sostengono i promotori, “Una proposta referendaria che è anche una battaglia di civiltà, che cerca di affrontare il tema della prostituzione ed i problemi ad essa inerenti in modo concreto”.


La seconda proposta referendaria è già partita e sembra stia riscuotendo un grande successo, con l’adesione di molti Comuni di tutt’Italia. E’ stata promossa dal Sindaco leghista di Mogliano Veneto, in provincia di Treviso e riguarda la parte della legge Merlin che impedisce la riapertura delle case di tolleranza, non quella relativa allo sfruttamento. Se la proposta di referendum raggiungesse l’obiettivo, le case chiuse riaprirebbero come attività imprenditoriali, ma lo sfruttamento delle prostitute sarebbe vietato. E’ un’iniziativa che nello spirito si avvicina molto alla proposta di legge che l’intero gruppo della Lega Nord ha presentato in Senato e che dovrebbe essere presto calendarizzata in Commissione Giustizia. Questa proposta, tiene presente l’”industria” prostituzione – 70mila prostitute, 9 milioni di clienti per un giro d’affari di 5 miliardi di euro, in base alle stime sul mercato della prostituzione in Italia elaborate dalla Commissione Affari Sociali della Camera nel 2010 – al fine di omologarla, attraverso la sua legalizzazione, alle esigenze di cassa dei Comuni o dello Stato, in termini di contributi da versare, che potrebbero evitare il prossimo aumento dell’IVA, quello dell’IMU o della tassa che la sostituirà.


E’ evidente, che in una società dove tutto è merce, anche il corpo della donna è trattato come tale. Non solo può essere considerato lecito legalizzare il desiderio del suo sfruttamento – riportando quella donna dalla strada al chiuso di una casa e peraltro facendo finta di ignorare il dramma che quella donna è costretta a vivere – ma la si può anche considerare oggetto “utile socialmente”. Quella sua attività, intrinsecamente immorale, al pari di quella di colui che la compra per fare sesso, potrebbe persino concorrere a far decrescere il PIL.


In pochissimi, ormai, balena l’idea che la donna meriti possibilità di scelte diverse da quella di vendere il proprio corpo per sopravvivere e che l’uomo che compra le donne per fare sesso, coltiva una sua perversione. Dovrebbe essere questo, in fondo, l’impegno di coloro che sono chiamati a comprendere e a regolare i fenomeni sociali. Non dovrebbero solo “registrarli”, ma operare perché sia netta e chiara, attraverso le leggi che propongono, la distinzione tra il bene e il male.


A questo proposito, mi vengono alla mente le parole che Don Oreste Benzi, poco tempo prima della sua morte, mi disse a proposito della droga: “La nostra gioventù viene educata secondo la legge della giungla. Non ci sono più principi spirituali, valori ai quali si deve obbedire. Tutto è relativo all’interesse personale. Siamo di fronte a due conseguenze: ad un ‘Io’ gigantesco e ad un senso della vita  mortificato. In questa situazione, la droga diventa l’elemento a portata di mano per portare via ogni sofferenza, che proviene dal senso del nulla, dal non valore, dal non senso della vita. I ‘bullisti’ veri sono i nostri Capi di Stato, che addirittura vogliono liberalizzare le droghe. La tensione spirituale, l’idealità, la cultura della vita – intesa come stimolo alla vita – non esiste più nei nostri governanti. La Chiesa vive oggi un grande momento per costruire una coscienza di popolo. Per poter fare questo dovrebbe costruire il senso di popolo verso tutti, con slancio, per la creazione del  regno di Dio. Per la costruzione di un’umanità nuova bisogna fare di Cristo il cuore del mondo. La devozione va bene, ma non basta da sola. Come dice Benedetto XVI, occorre la devozione e la rivoluzione, per riconquistare, attraverso lo spirito, il cuore dei giovani”. Lui sì, che si era occupato seriamente del dolore delle donne che si prostituivano.

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