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Non riesco a mettere in pratica il Vangelo, che vado a fare a Messa?

© Jean Matthieu GAUTIER / CIRIC

don Antonio Rizzolo - Credere - pubblicato il 29/08/13

La Messa ha un valore in sé ma non siamo cristiani solo un’ora alla settimana

Da tre anni e nove mesi vado in chiesa tutte le domeniche. Io credo, ma i dubbi che vengono sono sempre tanti. Mi domando: se non riesco a mettere in pratica ciò che sta scritto nel Vangelo, a cosa mi vale seguire tutte le domeniche la Messa?

Emanuele, Salerno


Caro Emanuele, la Messa ha un valore in sé e non ha senso non parteciparvi perché non si riesce a mettere in pratica il Vangelo. D’altra parte, la Messa non si può ridurre a un’abitudine esteriore senza effetto sulla vita: non siamo cristiani solo un’ora alla settimana, ma tutti i giorni. Non andare più a Messa perché la vita non cambia è una tentazione. Ma possiamo vincerla partecipando attivamente alla liturgia e, con la forza che viene dall’Eucaristia, comportandoci da veri cristiani in ogni situazione. Per questo la costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium afferma che la liturgia «è il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, al tempo stesso, la fonte da cui promana tutta la sua energia». Così leggiamo poi nell’introduzione al Messale romano: «La celebrazione della Messa, in quanto azione di Cristo e del popolo di Dio gerarchicamente ordinato, costituisce il centro di tutta la vita cristiana […]. Nella Messa, infatti, si ha il culmine sia dell’azione con cui Dio santifica il mondo in Cristo, sia del culto che gli uomini rendono al Padre, adorandolo per mezzo di Cristo Figlio di Dio nello Spirito Santo».


Il cuore della vita cristiana è l’amore di Dio e del prossimo, e questo amore ha la sua sorgente nell’Eucaristia, il sacramento dell’amore. Per mezzo dell’Eucaristia, infatti, siamo ricolmati dell’amore di Dio, partecipiamo alla vita divina che ci è comunicata nel corpo e sangue di Cristo. Insieme a questo dono che ci rivela l’amore insondabile e gratuito di Dio, nasce in noi una viva risposta d’amore. «Non soltanto conosciamo l’amore, ma noi stessi cominciamo ad amare. Entriamo, per così dire, nella via dell’amore e su questa via compiamo progressi. L’amore, che nasce in noi dall’Eucaristia, grazie ad essa si sviluppa in noi, si approfondisce e si rafforza» (Dominicae cenae n. 5).


Se comprendessimo, anche solo un poco, il dono grandissimo dell’Eucaristia, e partecipassimo davvero, con tutto il cuore, con le parole e i gesti, al mistero che si celebra sull’altare, le nostre celebrazioni non sarebbero così stanche e la nostra vita cristiana non sarebbe così superficiale. 


Per superare la separazione tra Messa e vita quotidiana ci si deve sforzare di mettere in pratica il Vangelo, anche solo «un tantino ogni giorno». Nello stesso tempo, si deve partecipare fino in fondo alla Messa, vivendo in pienezza ciò che le parole e i gesti significano, lasciandoci trasformare dal Signore, dal suo amore che per noi si fa cibo e bevanda. Il pane e il vino che presentiamo all’altare ci ricordano in modo speciale il legame tra liturgia e vita. Essi rappresentano la nostra partecipazione all’offerta di Cristo, il dono di noi stessi, della nostra vita, al Signore e ai nostri fratelli, soprattutto i più poveri. Nello stesso tempo, come il pane e il vino per mezzo dello Spirito Santo vengono trasformati nel corpo e sangue di Cristo, così anche noi, nutrendoci di Cristo, veniamo trasformati in lui, diventiamo in lui un solo corpo e un solo spirito (come leggiamo nella terza preghiera eucaristica). Non a caso l’Eucaristia ha l’aspetto di pane e di vino, cioè di cibo e bevanda. In questo modo, infatti, è strettamente legata alla nostra vita, il nutrimento di cui abbiamo bisogno per camminare verso la salvezza eterna.

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