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“Sono Papa Francesco, diamoci del tu”: Bergoglio e la pastorale del telefono

©ALESSIA GIULIANI/CPP

Aleteia Team - pubblicato il 23/08/13

Quello di Stefano Cabizza, studente di ingegneria di Padova, è solo l'ultimo esempio del particolare tocco umano del pontefice

E' rimasto senza parole per qualche secondo Stefano Cabizza, studente 19enne di ingegneria di Padova. Il giovane aveva scritto un po' di tempo fa a papa Francesco prima di un suo viaggio a Roma con la famiglia e aveva consegnato la lettera a un cardinale dopo la Messa di Ferragosto in piazza San Pietro.

 A raccontare la telefonata è stato Il Gazzettino, quotidiano del Nord Est. “Abbiamo riso e scherzato per circa otto minuti. Mi ha chiamato verso le 17 dopo non avermi trovato in casa una prima volta. Mi ha detto di dargli del tu, dicendomi: 'Credi che gli Apostoli dessero del lei a Gesù? O lo chiamassero sua eccellenza? Erano amici come lo siamo adesso io e te, ed io agli amici sono abituato a dare del tu'”. E “mi ha chiesto di pregare molto per santo Stefano e anche per lui. Mi ha impartito la benedizione e ho sentito crescere una grande forza. Certo è stato il giorno più bello della mia vita” (Avvenire, 22 agosto).

Questa è solo l'ultima in ordine di tempo. A papa Francesco piace telefonare. E non lo fa per cortesia, cerca e insiste nel cercare le persone, un dettaglio che riporta anche Michele Ferri che all'inizio di agosto si è sentito chiamare dal papa dopo che il fratello Andrea era morto in giugno, ucciso da un suo dipendente. Lui pure aveva scritto al pontefice sfogandosi. Papa Francesco lo ha cercato più volte al telefono, ma lui non riconoscendo il numero non aveva risposto. Bergoglio ha poi chiamato anche l'anziana madre di Michele.

Papa Francesco mantiene quel rapporto di “normalità” che aveva indicato anche ai giornalisti sul volo papale di ritorno da Rio quando a catalizzare l'attenzione fu la sua borsa nera. Ecco il papa dei gesti normali, quotidiani, dell'essere vescovo di una comunità, magari un po' più ampia di quella degli altri suoi confratelli…

E non perde la sua ironia come quando, poco dopo l'elezione al soglio pontificio si è sbrigato a telefonare al suo edicolante di Buenos Aires pregandolo di non trattenere più la sua copia del quotidiano Clarin: “Hola Daniel…” aveva esordito, ringraziandolo di tutto. O come quando un mese dopo, chiamò il suo calzolaio per raccomandargli: “Niente scarpe rosse, nere come sempre”. E sempre alzando per primo lui la cornetta del telefono. Sì perché al papa piace chiamare, non far chiamare. Eh no. Mantiene rapporti personali con tutti. E' il papa, ma è anche un prete a cui piace stare in mezzo alla gente, essere “un pastore con l'odore delle sue pecore”.

E' questo carisma della vicinanza, del farsi prossimi all'altro che caratterizza la pastorale di Bergoglio. Gli fai un dono? E lui ti chiama e ti ringrazia, come è capitato a Mery Alfonso, libraia colombiana che lavora a Roma dopo che lei gli aveva mandato un libro per la sua elezione. Ma il dono non è il libro per Francesco. Il dono è l'atto di gratuità che merita sempre un gesto di cura. Che poi magari ci scappa una benedizione come è capitato a Stefano pochi giorni fa oppure ai pellegrini accompagnati da monsignor Giancarlo Vecerrica che ricevuta una telefonata dal papa mentre guidava un gruppo a Loreto ha chiesto di portare a ciascuno di loro il suo saluto.

Insomma al papa piace fare due chiacchiere amichevoli, piace interagire con le persone. Per cui, come dice il giornalista Beppe Severgnini sul Corriere della Sera del 22 agosto, bisogna stare in campana, perché se vi squilla il telefono di casa invece del cellulare, potrebbe essere il vescovo di Roma. Per questo, con ironia, il giornalista ha approntato un manuale semi-serio di conversazione per far fronte a sua una chiamata improvvisa: “Se anche il Santo Padre proponesse di darsi del tu, ringraziate ma restate al classico 'lei' o a uno spagnoleggiante 'voi'. Evitate di andare oltre, in un senso o nell'altro. Chiamarlo 'Franci' o 'Cecco' è inopportuno; esclamare “Santità!” è prevedibile; e lasciarsi andare ad appellativi fantozziani e/o accademici – 'Sommo', 'Magnifico', 'Megagalattico' – è grottesco”. 

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