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Che cos’è la fede?

@DR
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Non è solo "affidarsi" a qualcuno o qualcosa che è "affidabile"

Oggi molti dicono che c'è una crisi di fede senza precedenti. Ed è vero. Anzi, la mancanza di fede è ciò che più caratterizza gran parte dell'umanità, soprattutto nei paesi economicamente sviluppati. Un fenomeno che caratterizza quest'epoca da tutti gli altri periodi della storia della Chiesa, che – per altri motivi – sono stati ben peggiori dell'attuale. Pensiamo, per esempio, ai tempi in cui c'erano papi e antipapi, in cui la Chiesa era nient'altro che uno strumento di potere esercitato anche con la forza. Mai, però, si ebbe una progressiva e così generalizzata crisi di fede. Giovanni Paolo II individuò molto bene questo processo, parlando di “apostasia silenziosa”.

Molti sono i motivi e non da ultimo – secondo me – la crescente ignoranza e disinteresse per la cultura religiosa. Impera invece un diffuso e retrogrado devozionalismo e, sul versante opposto, uno scetticismo che tutto soffoca e stritola. Una situazione, questa, ben rappresentata nel nostro paese, l'Italia, dove molti si dichiarano cristiani cattolici solo quando incontrano qualche testimone di Geova! Un'ignoranza che comincia dai primi rudimenti, dal concetto stesso di fede. Cos'è la fede? Cosa significa aver fede?

Certo, molti rispondono dicendo che aver fede significa "credere" in Dio, ma concretamente poi il discorso finisce lì. Vale la pena, allora, di capire un po' meglio cosa significa la parola "fede". Viene dal greco "pistis" ed indica l'atto religioso fondamentale dell'uomo, ossia quello di "fidarsi" di qualcuno, di fondare la propria esistenza su qualcuno o qualcosa. Di qui viene poi il termine "fedele", ossia colui che si "fida", di chi? Nel nuovo testamento – la seconda parte della Bibbia – c'è un testo importante che ci permette di capire perché possiamo fidarci. Si dice, anzitutto, che possiamo fidarci di Gesù, poiché è "misericordioso ed affidabile" (Ebrei 2,17). Ebbene, "affidabile" in greco è "pistos". La fede (pistis) è possibile perché c'è qualcuno che è affidabile (pistos).

Per chi crede, infatti, Gesù è morto, ma è anche risorto e perciò rappresenta per noi la possibilità di avere un rapporto diretto e confidenziale con Dio. Un rapporto non sorretto da un concetto astratto, ma una realtà su cui fondare la propria esistenza. Che questo discorso sia vero, lo dice anche la filosofia e soprattutto la psicologia. Non è possibile, infatti, vivere pienamente ed autonomamente senza "fondare" l'esistenza su ciò che riconosciamo vero ed "affidabile" per noi. Senza staccarci dal nostro "nido" (cfr. Matteo 10,37), cosa impossibile da farsi se non si trova qualcosa su cui appoggiare la nostra vita, qualcosa di diverso dalla nostra famiglia di origine. Qui tocchiamo, forse, uno dei motivi principali dell'attuale crisi. Non ci si fida perché non ci affida. Non si compie, cioè, quel passo decisivo che permette alla vita di prendere quella piega positiva che in alcuni casi, purtroppo, mai giungerà.

Forse, si comprende anche che, proprio in questo periodo storico più che in altri, è difficile abbandonare certezze visibili, per qualcosa che visibile non è. Perché lasciare la dimora calda e rassicurante di babbo e mamma, per vivere insieme ad un'altra persona che non ci dà alcuna garanzia di stabilità? Perché abbandonare punti di vista consolidati e collaudati dal tempo per abbracciarne di nuovi, fragili e insicuri? Il fatto è che la fede non è solo "affidarsi" a qualcuno o qualcosa che è "affidabile", bensì è la possibilità di avere la "prova" interiore che le realtà invisibili esistono (cfr. Ebrei 11,1). Vale perciò la pena di cominciare ad abbandonare almeno i nostri vecchi "punti di vista", ossia "convertirci" (dal greco "metanoein", cfr. Mc 1,15). Provando a farlo, inizieremo a sperimentare dentro che esiste qualcosa di più rispetto ai nostri punti d'appoggio vecchi e consunti. Del resto a Dio basta davvero poco; basta un piccolo gesto di abbandono perché Lui ci inondi subito della sua luce, che schiuderà alla nostra vita orizzonti nuovi ed immensi …

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