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Vocazione vacanza: spazio all’interiorità

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padre Renato Zilio - pubblicato il 19/08/13

La pausa estiva è un tempo per aprirsi ai doni di Dio ed essere interamente se stessi

Tempo di vacanza. Tempo di interiorità. Tempo in cui la vita si pone davanti a te. E ti ricorda quanto ogni esistenza umana sia una vocazione. Una chiamata di Dio. Da quando sei nato, si introduce in te come voce misteriosa e interiore, limpida come una sorgente. Una voce che ti incanta, dicendo proprio il tuo nome e ti ripete: «Vivi e fa vivere!».

Sì, perché è il Dio della vita che ti chiama. È il Dio della creatività, della bellezza, della grandezza d’animo, della parola sincera che parla a te. Altre voci (del piacere, del godere o dell'ambizione) per quanto seducenti, non sono la sua… Ti chiama a essere te stesso, interamente te stesso. Il meglio di te.

Come sementi di un mondo nuovo ha seminato in te l’intuizione, il desiderio di amare, il coraggio,  la compassione, la forza d’animo… Ogni dono che possiedi dovrà servire a costruire, non a distruggere.  Costruire, così, una famiglia, una persona che ami o la comunità dove vivi.

Sì, perché è il Dio della comunione, che ti chiama, il Dio della condivisione. Ti chiama a essere grande, a saperti fare in cento per far vivere l’altro o far vivere un progetto, oppure un ideale che condividi con altri.

È il Dio della felicità che ti chiama a vivere. Ti chiede di essere felice di quello che hai e di quello che sei,  ma soprattutto di rendere felici le persone con cui vivi. Ti chiama a fiorire proprio là dove sei piantato, in una vita di famiglia, di comunità o di coppia.

Ti chiama a fiorire, ma anche a lottare. L’uno non va mai senza l’altro. Lottare, così, contro le ingiustizie quotidiane, le esclusioni, le dimenticanze dell’altro e della sua dignità. Lottare contro il fare o il pensare ognuno per il proprio interesse. Sono questi, infatti, gli ostacoli sul tuo cammino. Essi impediscono che il luogo dove tu vivi sia umano, sano e fraterno.

Ma tutto questo in nome del tuo Dio. Colui dalle cui mani, un giorno, sei uscito. Alle quali, un altro bel giorno, ritornerai. Chiamato ancora teneramente con il tuo nome che tantissimi hanno pronunciato con indifferenza, qualcuno con amore.

In fondo, la tua vita resterà pur sempre un lungo cammino. Percorso con coraggio e fiducia a volte immensi.  Se avrai accolto quella voce.

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