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Berlusconi condannato, quali conseguenze?

ALBERTO PIZZOLI

Lucandrea Massaro - pubblicato il 02/08/13

La Cassazione ha confermato la sentenza di 4 anni, l'esito della sentenza escluderà il Cavaliere dal Senato?


Condanna definitiva a 4 anni, è questa la notizia che ha agitato le redazioni e il mondo politico italiano, da ieri dopo la lettura della sentenza della Cassazione sul processo Mediaset a carico di Silvio Berlusconi. La precedente sentenza di secondo grado è stata accolta sostanzialmente con l'unico appunto di rideterminare le cosiddette pene accessorie, come l'interdizione dai pubblici uffici. La sentenza, arrivata alle 19:40 di ieri, pone una pietra miliare nella lunga battaglia tra il Cavaliere e la giustizia italiana, finora per assenza di prove o per decorrenza dei termini, Berlusconi non aveva mai subito una condanna, la nuova legge sull'incandidabilità voluta dal Governo Monti l'anno scorso, apre la possibilità per il Senato di deliberare nella giunta per le elezioni se far decadere o meno il condannato dal suo seggio. E qui torna in campo la politica, difficilmente il PDL troverà una maggioranza a sostenere il suo leader.

 Berlusconi non rischia la galera, anche grazie alla legge n.251 del 5 dicembre 2005 (“legge ex Cirielli”),  che stabilisce che nel caso in cui la persona condannata abbia compiuto 70 anni al momento dell’inizio dell’esecuzione della pena  (Berlusconi  ne ha 76  di anni, ndr) sia possibile scontare tale pena nella propria abitazione o in un altro luogo pubblico di cura, assistenza e accoglienza. Luigi Ferrarella sul Corriere (2 agosto) spiega che “siccome ci si trova nel periodo estivo di sospensione feriale dei termini di legge fino al 15 settembre, i 30 giorni di tempo partiranno soltanto da dopo l’ultima notifica a Berlusconi e ai suoi legali successiva al 16 settembre: dunque è ragionevolmente intorno al 16 ottobre che Berlusconi dovrà fare la sua scelta”. 

Ma ora gli aspetti più delicati riguardano la tenuta del governo delle larghe intese tra PD e PDL, il direttore di Avvenire  (2 agosto), Marco Tarquinio invoca il senso di responsabilità dei protagonisti, in particolare di Berlusconi, di non far cadere l'Esecutivo: “E per quanto qualcuno si affanni a dire che la storia, magari anche con la “S” maiuscola, ha ieri voltato una volta per tutte pagina, non c’è dubbio che di nuovo una specialissima e inevitabile responsabilità tocchi al protagonista principe di tutta la vicenda: Silvio Berlusconi. Il leader del Pdl ritiene di aver subito, a ripetizione, torti persino più gravi della condanna che gli è stata ora inflitta. E protesta da sempre non solo la propria innocenza, ma il proprio totale disinteresse personale nell’azione politica e di governo. Oggi il Cavaliere ha l’occasione per dimostrare in modo inequivocabile a tutti, ma proprio a tutti, che questi sono i suoi sentimenti e il suo impegno. Prima l’Italia.”  

Il video messaggio di Berlusconi rappresenta una “chiamata alle armi” perché le forze di centrodestra si mobilitino, non in piazza e non (nell'immediato) nella chiusura dell'esperienza del governo Letta, ma per la rifondazione di un percorso politico, la rinascita di Forza Italia e nel rapido ritorno alle urne, alla ricerca dell'ennesimo bagno di legittimità popolare (Il Sussidiario, 2 agosto). 

Il Cavaliere si è nuovamente lanciato in arringhe contro la magistratura definita come “irresponsabile”. Segnale non proprio distensivo dei rapporti tra poteri dello Stato. Quanto all'alleato di Governo, il PD, Berlusconi non ha trovato in Epifani alcuna sponda, che anzi ha ribadito che la sentenza venga rispettata e applicata. (Youdem, 1 agosto)

Per molti però la campagna elettorale è già iniziata, e forse – conoscendo i protagonisti – non mancheranno i colpi di scena, l'Italia intanto resta divisa tra coloro che esultano perché “giustizia è fatta” e quelli che “su Berlusconi è accanimento giudiziario”. Guelfi e Ghibellini o – peggio – tifoserie prive di discernimento.
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