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Legalizzare la marijuana combatte la criminalità organizzata?

PABLO BIELLI

Chiara Santomiero - pubblicato il 01/08/13

In Uruguay il presidente Mujica promuove la produzione e distribuzione di Stato della cannabis per togliere profitti ai cartelli della droga


Ci sono volute 14 ore di dibattito prima che la Camera dei deputati dell'Uruguay approvasse la legalizzazione della marijuana con 50 voti favorevoli su 96 e grazie ai voti del Frente Amplio (coalizione governativa di sinistra). Se il provvedimento verrà ratificato dal Senato (dove il Frente Amplio ha la maggioranza) l'Uruguay sarà il primo paese al mondo dove la gestione delle droghe leggere è affidata allo Stato. Il voto arriva pochi giorni dopo che papa Francesco, in occasione del viaggio in Brasile, ha criticato i progetti di legalizzazione della droga: "Per affrontare i problemi che sono alla base della droga è necessario – ha affermato il pontefice – promuovere più giustizia, educare i giovani ai valori e dare loro una speranza per il futuro".


Il provvedimento mira a regolare e controllare la produzione e la distribuzione della droga per il consumo personale o per fini terapeutici.


«L’iniziativa – spiega Internazionale (1 agosto) – è stata promossa dal governo del presidente José Mujica, secondo il quale questa legge toglierà profitti ai cartelli della droga e scoraggerà i consumatori a usare droghe pesanti». Il governo sarà l’unico autorizzato a vendere marijuana. «Chi vorrà comprarla – prosegue la testata on line – si dovrà registrare in un database e dovrà essere maggiorenne. Ogni cittadino potrà comprare fino a 40 grammi di marijuana al mese in speciali farmacie, oppure coltivarne fino a sei piante in casa. La legge si applicherà solo ai cittadini uruguaiani, e non agli stranieri».


Anche per il Corriere.it (1 agosto) «La legalizzazione della cannabis ha un obiettivo: frenare l'avanzata della criminalità organizzata che la gestisce la droga e che si macchia di crimini violenti per mantenere il predominio. Per molti la mossa del governo è rischiosa, ma i politica hanno comunque intenzione di provarci e giocare questa carta. Finora ogni tentativo di bloccare la criminalità organizzata non ha dato buoni risultati e adesso si prova con un azzardo» ma «L'idea non piace agli uruguayani. Secondo i sondaggi i due terzi della popolazione sono contrari a questa decisione».


Il presidente Mujica, informa La Stampa (1 agosto) ha ottenuto il sostegno di organizzazioni locali e internazionali, come quella del segretario generale dell'Organizzazione degli Stati americani, José Miguel Insulza.


Nel continente sudamericano è in corso un dibattito su questa materia: «In Brasile c’è un progetto di legge per la depenalizzazione totale del consumo. Al Parlamento argentino da oltre un anno si discutono vari progetti di legge. Messico e Colombia sostengono la legalizzazione della marijuana. La nuova Costituzione dell’Ecuador del 2008, ha depenalizzato il consumo, ma al momento non è stata ancora approvata una legge che lo regoli. La Bolivia ha chiesto all’Onu che la foglia di coca, materia prima per la “pasta basica” della cocaina, venga ritirata dalla lista delle sostanze sotto controllo internazionale» (Eco di Bergamo, 26 luglio).


Negli Stati Uniti 19 Stati hanno già legalizzato la cannabis per uso medico mentre in Europa il dibattito è stato rilanciato recentemente in Spagna, Francia e Italia. A Parigi, come ricapitola Eric Jozsef su Internazionale (13 luglio) dal ministro verde Cécile Duflot che ha dichiarato: “Bisogna considerare la cannabis come il tabacco o l’alcol” mentre Roberto Saviano sull'Espresso «ha ricordato che una produzione regolamentata e inquadrata dallo stato alimenterebbe le casse pubbliche e contemporaneamente permetterebbe la “sottrazione di guadagni e del mercato della marijuana alle organizzazioni criminali». Contro il timore che la liberalizzazione aumenti il numero dei consumatori Jozsef sottolinea che l'unico dato certo risulta essere che «nei Paesi Bassi, dove è già stata sperimentata la legalizzazione, il consumo di marijuana è, in proporzione, due volte inferiore a quello della Francia».


Dal 1 agosto, ancora, la cannabis per uso terapeutico è in vendita nelle farmacie della Repubblica Ceca dove si potranno acquistare fino a 30 grammi di marijuana per paziente adulto. «Secondo quanto detto ai giornalisti dal segretario di stato per la Sanità, Martin Plisek – riferisce il web di Atlas -, la marijuana potrà essere acquistata esclusivamente attraverso ricetta elettronica, in cui viene precisata dose e modalità di applicazione e che sarà accessibile alla polizia. Tuttavia, la cannabis sarà disponibile nelle farmacie solo a partire da settembre, e in un prima fase sarà importata dall’Olanda, ha precisato Plisek». Dall’aprile 2014, però, le aziende ceche potranno coltivare la propria marijuana per scopo terapeutico, con contenuti standardizzati di cannabinoidi Thc e Cbd. In questa maniera si spera di produrre cannabis più economica rispetto a quella olandese, che in media costa 8 euro al grammo. Anche la Repubblica ceca conqueista così un primato «il primo paese dell’ex blocco comunista ad approvare l’uso terapeutico della cannabis».


Una delle motivazioni addotte a favore della liberalizzazione della marijuana – nell'elenco delle droghe "leggere" – è che il suo uso senza divieti potrebbe evitare l'incorrere del ricorso a droghe "pesanti". Claudio Risè, psicanalista e autore di "Cannabis. Come perdere la testa e a volte la vita" (S. Paolo 2007) in un'intervista a Tempi (25 marzo 2013) sostiene che questa distinzione è fasulla: «L’espressione “droghe leggere” non ha alcun significato scientifico da almeno dieci anni. La cannabis non lo è, lo ha spiegato a più riprese l’Istituto superiore di Sanità nei suoi documenti. Preoccupazione per la sua diffusione esprimono puntualmente l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) e l’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze, che a proposito dell’Italia propone dati allarmanti: il nostro paese fra il 2001 e il 2008 ha registrato il massimo incremento di consumatori in Europa, passando dal 9,2 al 20,3 per cento nelle persone fra i 15 e i 34 anni. I costi sociali di ciò sono altissimi e colpiscono le fasce più deboli della popolazione».


E a proposito di costi sociali, il Brasile dove si è appena celebrata la Giornata mondiale della Gioventù è un paese devastato dalle droghe, soprattutte quelle chimiche che possono spappolare il cervello di un ragazzino trasformandolo in un killer spietato. Tra le miriadi di droghe diverse, «quella di maggior consumo – informa l'Eco di Bergamo (26 luglio) – è la “maconha”, una sorta di cannabis locale, che si produce nello Stato del Pernambuco e in Amazzonia. Un contadino guadagna in un giorno quello che prenderebbe in un mese se coltivasse cipolle. Ecco perché ha ragione il Papa quando dice che la soluzione non è liberalizzazione, ma la riduzione delle ingiustizie sociali».

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