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Lavori creativi: gli italiani che combattono la crisi

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Dal “peer counseling ai corsi di allattamento, alla cucina vegana a domicilio: come reagire alla disoccupazione con inventiva e originalità

di Francesca Filippi

Si tratta di “coraggiosi” che non solo non si sono fatti intimorire dalla crisi, ma che hanno anche saputo rispondere con il loro estro. I protagonisti di queste storie sono persone che hanno alle spalle impieghi poco soddisfacenti, mal pagati o comunque estranei alle loro vere passioni. E’ da qui che nasce l’intenzione di creare un’esperienza lavorativa in grado di fondere interessi e profitti. Le dimostrazioni che si riscontrano in Italia sono davvero numerose e spaziano in ogni ambito professionale: assistiamo giornalmente al fiorire di nuove attività che, seppur bizzarre, riscuotono un grande successo. A documentarlo sono le testimonianze di giovani e meno giovani che hanno deciso di parlare delle loro esperienze lavorative “trasversali”.

Sapevate per esempio che cosa si intende per “peer counselor”? Questo termine inglese, che viene utilizzato fin dagli anni ‘60, significa alla lettera “consulenza alla pari”. A spiegarci in cosa consiste dettagliatamente è Francesca Bianchetti, 35 anni, con un trascorso da assistente di storia: “ Quando ho avuto il primo figlio ho deciso di iscrivermi a un corso di counseling. In breve ho elaborato una mia specialità, che è quella del counselor sul rapporto mamma-bambino. Oggi riesco a gestire questa mia professione nuova e la famiglia, con le mie lezioni collettive”. Il “counseling” si basa quindi su una consulenza tra persone che si trovano in una situazione analoga o hanno problemi simili.

Una situazione affine a quella di Francesca Bianchetti è quella di Laura Cocchetti, che da quando è diventata mamma tiene corsi di allattamento naturale per essere d’aiuto alle donne durante la prima esperienza di gravidanza: “È iniziato tutto quando sono rimasta incinta. In Italia negli ospedali sconsigliano quasi di allattare i figli. Io invece volevo farlo, nonostante avessi più di 30 anni. Addirittura mi volevano forzare a un parto cesareo. È stato così che grazie a mio marito, che arriva dalla Germania, dove c’è un’altra cultura, e ad internet, ho iniziato a informarmi sull’allattamento naturale. Ho scoperto che esistono corsi di allattamento naturale e ne ho seguito uno. Oggi sono un’insegnante diplomata e da questo punto di vista la mia vita è cambiata radicalmente. Prima di intraprendere questa professione gestivo infatti un’officina di carpenteria, un lavoro che con la crisi dava sempre meno introiti e che comunque non era quello dei miei sogni. Oggi le cose vanno in maniera diversa”.

Ci sono anche casi in cui la nuova professione è stata dettata da una scelta etica: a parlarne è Marco Rossi, amante degli animali, che dopo aver prestato servizio come cuoco all’interno di una casa di riposo, si è specializzato in un settore specifico del suo lavoro, diventando cuoco vegano a domicilio: “La mia reale passione – spiega – erano gli animali, ma non avendo una grande attitudine allo studio non sono riuscito a iscrivermi a veterinaria. Ho ripiegato sul mio secondo interesse, che è la cucina e sono diventato cuoco. Essendo vegano e animalista per me era un problema cucinare gli animali. Ho trovato una nuova branchia del mio lavoro”.

Sono solo alcuni casi all’interno di questo fenomeno in ascesa: un numero sempre maggiore di persone ricorre alla propria fantasia per crearsi nuove opportunità di impiego. E alla fantasia umana non c’è mai fine…

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