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Papa Francesco e i giornalisti: dallo Ior al caso Ricca, dalla lobby gay a Vatileaks

EVARISTO SA

Andrea Tornielli - Vatican Insider - pubblicato il 29/07/13

Mi sento ancora gesuita

«I gesuiti devono obbedire al Papa ma se il Papa è gesuita a chi obbedisce? Forse al superiore generale? Mi sento gesuita come spiritualità, mi penso come gesuita e penso come gesuita, ma non ipocritamente».

Cose belle e brutte di questi mesi

«Tra le cose belle penso all’incontro con i vescovi italiani. Tra quelle dolorose che mi sono entrate nel cuore c’è stata la visita a Lampedusa, che mi ha fatto bene. Ho pensato con dolore a quelle persone morte in mare prima di sbarcare, che sono vittime di un sistema socio-economico mondiale. Ma la cosa peggiore che mi è capitata è una sciatica, che ho avuto nel primo mese, a causa della poltrona dove mi sedevo per ricevere. È stata dolorosissima e non la auguro a nessuno! Ciò che mi ha sorpreso sono state le tante persone buone che ho trovato in Vaticano».

Il caso Vatileaks

«Quando sono andato a trovare Benedetto XVI a Castel Gandolfo, ho visto che sul tavolino c’era una cassa e una busta. Benedetto XVI mi ha detto che nella cassa c’erano tutte le testimonianze delle persone ascoltate dalla commissione dei tre cardinali sul caso Vatileaks, mentre nella busta c’erano le conclusioni, il riassunto finale. Benedetto XVI sapeva tutto a memoria. È un problema grosso, ma non mi sono spaventato!»

Gli ortodossi

«Le Chiese ortodosse hanno conservato la liturgia che è tanto bella. Noi abbiamo perso un po’ il senso dell’adorazione. Loro adorano Dio e lo cantano, non contano il tempo. Una volta parlando dell’Europa occidentale e della sua Chiesa mi hanno detto che "ex Oriente lux", "ex Occidente luxus", cioè dall’Oriente la luce, dall’Occidente il consumismo e il benessere che hanno fatto tanto male. Invece gli ortodossi conservano questa bellezza di Dio al centro. Quando si legge Dostoevsky si percepisce qual è l’anima russa e orientale. Abbiamo tanto bisogno di questa aria fresca dell’Oriente, di questa luce».

Giovanni XXIII e Wojtyla santi

«Giovanni XXIII è un po’ la figura del prete di campagna, che ama ognuno dei suoi fedeli e questo l’ha fatto anche come vescovo e come nunzio: pensate ai tanti certificati di battesimo falsi che ha fatto per salvare gli ebrei quando era in Turchia. Aveva un grande senso dell’umorismo. Da nunzio c’era chi in Vaticano non gli voleva molto bene e quando veniva a Roma lo facevano aspettare a lungo. Non si è mai lamentato, recitava il rosario, prega
va il breviario. Era un mite. Venti giorni prima che Giovanni XXIII morisse, monsignor Agostino Casaroli era andato da lui per spiegargli  com’era andata una sua missione in un Paese dell’Est, la Cecoslovacchia o l’Ungheria, non ricordo bene. E prima che se ne andasse, il Papa gli ha chiesto: "Lei continua ad andare a trovare i giovani carcerati?". Casaroli rispose di sì. "Non li abbandoni mai!". E questo lo diceva a un diplomatico che era andato a riferirgli la sua missione. Giovanni XXIII è un grande, è stato un grande. Poi ha indetto il Concilio. Pio XII pensava di farlo, ma le circostanze non erano mature. Giovanni non ha pensato alle circostanze ma ha seguito lo Spirito Santo. Giovanni Paolo II è stato un grande missionario della Chiesa. Andava, sentiva questo fuoco, è stato un San Paolo. Per questo per me è grande. Canonizzarli insieme è un messaggio alla Chiesa: sono bravi, sono bravi… Per quanto riguarda la data della canonizzazione, si pensava all’8 dicembre, ma i poveri che non possono prendere l’aereo, dalla Polonia vengono in bus e a dicembre le strade sono ghiacciate. Allora si deve ripensare la data. O la festa di Cristo Re di quest’anno, ma è un po’ difficile perché è troppo presto dato che il concistoro per le canonizzazioni è fissato per il 30 settembre, oppure la Domenica della Divina Misericordia del prossimo anno».

Le accuse a Ricca, prelato dello IOR

«Nel caso di monsignor Ricca (il prelato dello IOR accusato subito dopo la nomina di «condotta scandalosa» per fatti risalenti a tredici anni fa, quando prestava servizio nella nunziatura in Uruguay, ndr) ho fatto quello che il Diritto canonico indica di fare: una investigazione previa. Non è stato trovato nulla di ciò di cui veniva accusato. Non abbiamo trovato niente! Tante volte nella Chiesa si vanno a cercare i peccati di gioventù e poi si pubblicano. Non stiamo parlando di delitti, di reati, come gli abusi sui minori che sono tutt’altra cosa, ma di peccati. Ma se una persona laica, o prete o suora ha commesso un peccato e poi si è convertita e si è confessata, il Signore perdona, dimentica. E noi non abbiamo il diritto di non dimenticare, perché altrimenti rischiamo che il Signore non si dimentichi dei nostri peccati. Tante volte penso a San Pietro che ha commesso il peccato più grave, ha rinnegato Cristo. Eppure lo hanno fatto Papa. Però ripeto, su monsignor Ricca non abbiamo trovato niente».

La lobby gay

«Si scrive tanto della lobby gay. Io finora non ho trovato in Vaticano chi ha scritto "gay" sulla carta d’identità. Bisogna distinguere tra l’essere gay, avere questa tendenza, e fare lobby. Le lobby, tutte le lobby, non sono buone. Se una persona è gay e cerca il Signore con buona volontà, chi sono io per giudicarlo? Il Catechismo della Chiesa cattolica insegna che le persone gay non si devono discriminare, ma si devono accogliere. Il problema non è avere questa tendenza, il problema è fare lobby e questo vale per questo come per le lobby d’affari, le lobby politiche, le lobby massoniche».

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gmggmg di rio de janeiroiorpapa francescoriforma della curiavatileaks
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