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Papa Francesco e i giornalisti: dallo Ior al caso Ricca, dalla lobby gay a Vatileaks

EVARISTO SA

Andrea Tornielli - Vatican Insider - pubblicato il 29/07/13

Il lavoro di vescovo e di Papa

«Fare il lavoro di vescovo è una cosa bella. Il problema è quando qualcuno cerca quel lavoro, questo non è tanto bello. C’è sempre il pericolo di pensarsi un po’ superiori agli altri, di sentirsi un po’ principe. Ma il lavoro di vescovo è bello: deve stare davanti ai fedeli, in mezzo ai fedeli e dietro ai fedeli. Facendo il vescovo a Buenos Aires sono stato felice. Ero tanto felice. E come Papa? Anche. Quando il Signore ti mette lì, se tu accetti di fare quello che il Signore ti chiede, sei felice».

Sui prossimi viaggi

«Di definito non c’è niente. In Italia spero di poter andare un giorno a trovare i miei parenti in Piemonte, mi piacerebbe andare con l’aereo, un giorno soltanto. Il patriarca Bartolomeo mi ha invitato a Gerusalemme in occasione dei cinquant’anni del viaggio di Paolo VI e dell’incontro con Atenagora che avvenne lì. C’è un invito del governo israeliano e dell’Autorità Palestinese. Non andrò per ora in America Latina: un Papa latinoamericano che ha già fatto il primo viaggio in America Latina… Arrivederci! In questo momento l’Argentina può aspettare. Si deve andare in Asia, dove Benedetto XVI non ha avuto il tempo di recarsi. Il 30 novembre volevo andare a Costantinopoli, per la festa di Sant’Andrea, ma non mi è possibile per motivi d’agenda. C’è anche un invito a Fatima…».

Il Papa che si sente «ingabbiato»

«Sapeste quante volte ho avuto voglia di andare per le strade di Roma! Mi piaceva tanto. Era una mia abitudine di camminare, ero un «prete callejero». Ma questi della Gendarmeria sono buoni, tanto buoni, e adesso mi lasciano fare qualcosa di più».

Il problema della sicurezza
in Brasile

«A proposito di tutte le ipotesi fatte sulla sicurezza: non c’è stato un incidente in tutta Rio de Janeiro in questi giorni. E tutto è stato spontaneo. Con meno sicurezza ho potuto abbracciare la gente. Ho voluto fidarmi di un popolo. È vero che c’era il rischio che ci fosse qualche pazzo, ma c’è anche il Signore. Non ho voluto la macchina blindata perché non si può blindare un vescovo dal suo popolo. Preferisco la pazzia di questa vicinanza che fa bene a tutti».

Sul movimento del rinnovamento carismatico

«Alla fine degli anni Settanta e nei primi Ottanta io non li potevo vedere. Una volta avevo detto che questi confondono una celebrazione liturgica con una scuola di samba! Poi li ho conosciuti meglio, mi sono convertito ho visto in modo in cui lavorano e a Buenos Aires ogni anno dicevo messa per loro. Credo che i movimenti siano necessari, sono una grazia dello Spirito. La Chiesa è libera, lo Spirito Santo fa quello ch vuole».

Sull’allestimento dell’aereo papale

«Questo aereo non ha allestimenti speciali, non c’è il letto. Ho fatto fare una richiesta con una lettera o con una telefonata per dire che non volevo allestimenti speciali sul volo» (le parole del Papa confermano quanto pubblicato da Vatican Insider nelle scorse settimane a questo proposito, ndr).

Le donne nella Chiesa

«Una Chiesa senza le donne è come il collegio apostolico senza Maria. Il ruolo delle donne è l’icona della Vergine, della Madonna. E la Madonna è più importante degli apostoli. La Chiesa è femminile perché è sposa e madre. Si deve andare più avanti, non si può capire una Chiesa senza le donne attive in essa. Faccio in esempio che non c’entra con la Chiesa: per me la donna del Paraguay è una donna gloriosa. Dopo la guerra (il riferimento è alla sanguinosa guerra del Paraguay contro il Brasile avvenuta tra il 1864 e il 1870, ndr) c’era rimasto un uomo per ogni otto donne. E hanno fatto la scelta di avere figli, salvare la patria, la cultura, la fede. Nella Chiesa si deve pensare alla donna in questa prospettiva. Non abbiamo ancora fatto una teologia della donna. Bisogna farlo. Per quanto riguarda l’ordinazione delle donne, la Chiesa ha parlato e ha detto no. Giovanni Paolo II si è pronunciato con una formulazione definitiva, quella porta è chiusa. Ma ricordiamo che Maria è più importante degli apostoli vescovi, e così la donna nella Chiesa è più importante dei vescovi e dei preti».

Il rapporto con «nonno» Benedetto XVI

«L’ultima volta che ci sono stati due o tre Papi insieme non si parlavano ma lottavano per vedere chi era il vero Papa. Io a Benedetto XVI voglio tanto bene, è un uomo di Dio, un uomo umile, un uomo che prega. Sono stato tanto felice quando è stato eletto Papa, e poi abbiamo visto il suo gesto delle dimissioni… per me è un grande. Adesso abita in Vaticano e c’è chi chiede: ma non ti ingombra? Non ti rema contro? No, per me è come avere il nonno saggio in casa. Quando in famiglia c’è il nonno, è venerato ed è ascoltato. Benedetto XVI non si immischia. Per me è come avere il nonno a casa, è il mio papà. Se ho una difficoltà posso andare a parlargli, come ho fatto per quel problema grosso di Vatileaks… Quando ha ricevuto i cardinali il 28 febbraio per accomiatarsi, ha detto: tra di voi c’è il nuovo Papa al quale io prometto fin d’ora la mia obbedienza. È un grande!»

Sui sacramenti ai divorziati risposati

«È un tema che torna sempre. Credo che questo sia il tempo della misericordia, questo cambio d’epoca in cui ci sono tanti problemi anche nella Chiesa, anche per le testimonianze non buone di alcuni preti. Il clericalismo ha lasciato tanti feriti e bisogna andare a curare questi feriti con la misericordia. La Chiesa è mamma, e nella Chiesa si deve trovare misericordia per tutti. E i feriti non solo bisogna aspettarli, ma bisogna andarli a trovare. Credo sia il tempo della misericordia, come aveva intuito Giovanni Paolo II che ha istituito la festa della Divina Misericordia. I divorziati possono fare la comunione, sono i divorziati in seconda unione che non possono. Bisogna guardare al tema nella totalità della pastorale matrimoniale. Apro una parentesi: gli ortodossi ad esempio seguono la teologia dell’economia e permettono una seconda unione. Quando si riunirà il gruppo degli otto cardinali, nei primi tre giorni di ottobre, tratteremo come andare avanti nella pastorale matrimoniale. Siamo in un cammino per una pastorale matrimoniale più profonda. Il mio predecessore a Buenos Aires, il cardinale Quarracino diceva sempre: "Per me la metà dei matrimoni sono nulli, perché si sposano senza sapere che è per sempre, perché lo fanno per convenienza sociale, etc…". Anche il tema della nullità si deve studiare».

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gmggmg di rio de janeiroiorpapa francescoriforma della curiavatileaks
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