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Cosa succede dopo la GMG?

Chiara Santomiero - pubblicato il 27/07/13

Quali sono le opportunità che invece offre sul piano pastorale?

Matteo: La Gmg potrebbe diventare lo “stile” diffuso di una comunità ecclesiale, già a partire dalla partecipazione corale. A Rio ci sono 7 mila ragazzi italiani e 40 vescovi, rispettivamente lo 0,01% della popolazione giovanile e il 25% dell’episcopato, con tanti sacerdoti e religiose. Occorre tutta una comunità che si prenda più cura dei giovani nel mondo della scuola, dell’università, del lavoro. Mi ha colpito che Papa Francesco in volo verso Rio abbia sottolineato la vera questione che interessa i giovani e cioè la mancanza di lavoro. Una generazione senza lavoro, ha detto il Papa, è una generazione mortificata nella sua dignità perché deve dipendere da altri: si tratta di una questione antropologica fondamentale. La capacità del Papa di leggere i segni della sofferenza umana dei giovani gli consente anche di entrare immediatamente in sintonia con loro: è uno stile che anche le nostre comunità dovrebbero apprendere.

Qualche consiglio alle parrocchie e alle diocesi per non disperdere questa esperienza?

Matteo: E’ essenziale un atteggiamento: non abituiamoci all’assenza dei giovani nelle parrocchie, nelle associazioni e nei movimenti. Sicuramente si tratta di una sfida non facile ma bisogna coltivare il desiderio di questo incontro perché, come in amore, quando l’assenza diventa desiderio, allora questo apre gli occhi e consente di individuare le strategie. A Rio ci sono 7 mila giovani e molte bellissime iniziative sono state preparate nelle diocesi per partecipare a distanza alla veglia con il papa, ma sono sempre pochi rispetto ai giovani che non incontriamo. Per andare loro incontro bisogna conoscere ciò che leggono, i film che vedono, la musica che ascoltano. Bisogna essere presenti in modo serio sul web – molti siti parrocchiali non consentono di interagire – e nei social media. Bisogna rimettere in primo piano nell’anno pastorale il nostro grande tesoro cioè la Bibbia che apre all’incontro con Gesù e permettere alla liturgia di essere se stessa, cioè il luogo della festa. Non siamo ancora riusciti a scrollarci di dosso l’idea del “precetto” domenicale mentre l’assemblea è il luogo dove i fedeli si riuniscono e con la benedizione di Dio riaccolgono il dono della vita iniziando una nuova settimana. In fondo ciò che il cristianesimo può offrire sono proprio i luoghi per riscoprire la bellezza della vita pur nella sua caducità e tornare a benedire se stessi e ciò che ci è toccato in sorte.

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giovanigmggmg di rio de janeirooccupazione giovanilepapa francescoparrocchie
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