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Papa Francesco fa bene a diffidare dei media

© RAUL ARBOLEDA / AFP
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Attento alle parole che usa, Bergoglio preferisce gesti concreti e omelie chiare per non farsi fraintendere da nessuno

Nell’era dell’esposizione mediatica permanente, in cui ogni evento viene setacciato e parcellizzato con la lente delle foto, dei commenti, dei tweet e di ogni singolo flash di agenzia, siamo di fronte ad una situazione inedita e dunque interessante, circa il comportamento di papa Francesco con i media. Sempre a suo agio con il popolo cattolico, sempre pronto ad un sorriso, un bacio, una benedizione, secondo quell’adagio che lo ha contraddistinto sin dall’inizio del suo pontificato: “un pastore deve avere l’odore delle sue pecore”. Ecco infatti il papa nella favela, che beve il mate da un pellegrino che glielo offre, che scambia la papalina con chi gliela porge, poco si fida o si affida ai giornalisti che lo seguono.

Sul blog “Campari & De Maistre”, esce un articolo caustico che spiega effettivamente la percezione di alcuni cattolici all’uso – spesso strumentale – dei gesti del papa. L’eccesso di affettazione, il taglio sapiente delle parole di Bergoglio, lo rendono (o almeno ci provano) una macchietta. Perfino i media “cattolici” rischiano quest’ottica invece di quella integrale del rilanciare un discorso completo e complesso come quello del vescovo di Roma (Campari & De Maistre, 26 luglio)

Se n’è accorto anche un giornalista esperto come Luigi Accattoli, che proprio sul Corriere della Sera annota come papa Francesco – con la prudenza di chi è cresciuto tra i gesuiti – a differenza dei predecessori non si lasci andare ai botta e risposta con i giornalisti al seguito sull’aereo papale, non ha voglia di rimanere intrappolato nel gossip, fosse anche di aspetti non marginali della sua stessa azione di riforma (Corriere della Sera, 26 luglio).

I temi caldi di Bergoglio oggi sono lobby gay e IOR. Si scrivono separati ma si legge “riforma della Curia”, quella che anche in questi giorni di GMG non vengono trascurati come spiega uno dei più stretti collaboratori di papa Francesco, il cardinal Óscar Andrés Rodríguez Maradiaga (Vatican Insider, 25 luglio).

In un certo senso anche l’uso di Twitter da parte di papa Francesco oltre a “scavalcare” le strutture tradizionali della Chiesa, si può leggere come un tentativo di scavalcare i media tradizionali che filtrano a proprio piacimento.

Il centro di tutto non è naturalmente uno svilimento dello sforzo dei media e dei media cattolici in particolare di raccontare e rendere fruibile un evento – come quello della GMG – oppure l’attività del pontefice, ma capire che non bisogna abbassare tutto al livello di semplice “happening”. I media devono (e possono) permettere ad un messaggio forte come quello del Vangelo di irradiarsi, di essere compreso dall’uomo moderno e di contribuire all’evangelizzazione.

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