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Papa Francesco: dalle villas miserias di Buenos Aires alle favelas di Rio

ANTONIO SCORZA

Chiara Santomiero - pubblicato il 23/07/13

L'attesa della visita di Bergoglio a Varginha il 25 luglio suscita speranza contro la violenza e la povertà

Wesley de Andrade aveva undici anni e un tema da svolgere: «Indica il maggior problema del tuo quartiere». “Per l’alunno tifoso del San Paolo che sognava di fare il pompiere e intervistare eroi del wrestling – scrive L’Osservatore Romano (22 luglio) – non ci sono dubbi: le sparatorie tra polizia e narcotrafficanti. L’incubo più spaventoso delle sue notti”. Poco più di un mese dopo, una raffica di mitra colpisce la scuola di Wesley a Rio de Janeiro durante la lezione di matematica. Tutti i ragazzi si buttano a terra ma quando viene dato loro l’ordine di lasciare l’aula, uno non si rialza: è Wesley a rimanere accasciato, impugnando una matita nera, perché un proiettile gli ha attraversato il cuore.

“Una notizia di cronaca nera purtroppo abituale – scrive ancora il quotidiano vaticano – in una città circondata da favelas in perenne conflitto con le forze dell’ordine o contese da bande rivali per il controllo del narcotraffico”. Infatti nella stessa scuola, un altro ragazzino di 12 anni, Paulo Gustavo Barros, perde la vita, qualche tempo dopo, nello stesso modo.

La comunità di Varginha che Papa Francesco visiterà il 25 luglio è, invece, una favela cosidetta “pacificata” dopo numerosi interventi della polizia (l’ultimo ha impegnato contemporaneamente 2000 uomini) e di promozione sociale e vi abitano poco più di 1150 persone. Sorge a nord di Rio nel quartiere Manguinhos, dove di favelas, cioè di agglomerati di case molto povere spesso costruite con materiali di scarico raccolti nelle discariche della metropoli brasiliana, ve ne sono diverse e Varghinha è la più piccola. Viene soprannominata la «Striscia di Gaza» per la quantità di conflitti che l’attraversano e per il fatto di essere una roccaforte degli spacciatori e dei consumatori di crack.

Per Papa Francesco non sarà una novità, lui nei quartieri poveri di Buenos Aires era una presenza costante. Infatti 67 giovani provenienti dalle villas miserias della capitale argentina (1-11-14 del Bajo Flores, la Villa 21 di Barracas, la Villa 31 de Retiro e dal quartiere Barrio Inta o Villa 19) si incontreranno con la comunità di Varginha. “A darne notizia – scrive Famiglia Cristiana (20 luglio) – è l’agenzia di stampa cattolica argentina Aica che parla di «un momento d’incontro fraterno» e gli organizzatori non escludono che l’incontro avverrà lo stesso giorno in cui il Papa andrà in visita al quartiere povero di Rio de Janeiro. I giovani porteranno in dono una statua di Nostra Signora di Luján identica a quella che Papa Francesco ha nella Casa Santa Marta dove risiede”. «Sarà un momento di grande vicinanza senza precedenti», scrive Aica, «i giovani, che il cardinale Bergoglio andava a trovare assiduamente per le feste patronali o altre celebrazioni, potranno raccontare la loro esperienza di vicinanza che hanno vissuto con l’attuale Papa».

Intanto a Varginha si preparano, soprattutto perché, alla fine della visita alla cappella di San Girolamo Emiliani dei padri Somaschi, il pontefice percorrerà a piedi i cento metri necessari ad arrivare al campo di calcio per l’incontro con gli abitanti del quartiere. In molti sperano di riuscire a salutarlo ed è possibile che Papa Francesco entri in una casa. Amara Marino Oliveira, di 82 anni, come racconta Tracce (18 luglio), “Non appena ha saputo della visita, ha comprato un grande poster di papa Francesco, ma non è ancora riuscita a farlo incorniciare, perché è una spesa troppo grande per il suo modesto reddito. «È una benedizione, è un miracolo che il Papa abbia scelto la nostra comunità per la sua visita», dice Amara: «Noi siamo molto umili, non abbiamo nessuna protezione, e Dio ci manda questo dono. È una grande felicità»”. Anche per José Luiz Ribeiro che gestisce una piccola drogheria “«Questa visita del Papa sarà molto positiva perché la nostra comunità è povera. Oggi la violenza è diminuita e non vediamo più persone armate per strada, ma il traffico continua e ci preoccupa»”.

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