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Il papa a Rio: un viaggio che segnerà una svolta nel cattolicesimo?

P Deliss / Godong

Lucandrea Massaro - pubblicato il 22/07/13

Il nesso è tutto qui: tra poveri ed evangelo, ecco perché il viaggio e la predicazione di papa Francesco è così importante e così attesa. Ed è a partire dallo slancio missionario che Marcelo Barros, sull’Unità, arriva a scrivere: “«Fornai, falegnami, sarte e tessitrici cercasi». Un tempo si potevano vedere di frequente cartelli come questo sui muri o ai cancelli di imprese e officine nell’interno del paese o nelle periferie delle città del Brasile. Mi piacerebbe leggere, oggi, sulle porte delle nostre chiese: «Profeti e apostoli cercasi»”. Barros si ritrova a pensare alle ingiustizie della sua terra e al modello – economico, sociale – che lo contraddistingue, con tutta le sue contraddizioni e coglie un nesso importante con quanto sta accadendo in queste ore nel Brasile della GMG. Il passaggio di testimone tra una generazione e l’altra. La centralità dei giovani nel risolvere la crisi spirituale e di giustizia che affligge il mondo. E prosegue così: “Sono stato discepolo di uno dei grandi profeti che la Chiesa del Brasile ha avuto la grazia di avere come pastore e apostolo: dom Helder Câmara. Ricordo una visita, quando era quasi nel suo letto di morte. Ero stato ordinato prete da lui e per anni avevo lavorato come suo segretario per l’ecumenismo. Gli chiesi una parola di vita. Con molto sforzo, ormai quasi incapace di parlare, mi sussurrò: «Non lasciar cadere la profezia!». Ho la convinzione che quella parola non fosse rivolta solo a me, ma a voi tutti, in particolare ai giovani. Mi auguro che altri giovani e ragazze di oggi si sentano eredi di questi profeti. E che, pur nel mezzo delle difficoltà inerenti a ogni profezia, sappiano porsi con umiltà ma anche con chiarezza come nuovi testimoni del meraviglioso mistero che rivelano: che il nome del volto divino è giustizia. Fin dai tempi biblici i profeti dicevano: il nome del nostro Dio è giustizia (cfr. Isaia 30,18)”  (L’Unità, 21 luglio).

E su un tenore simile anche il teologo della liberazione Frei Betto, quasi supplica il papa di concedersi ai giovani, ai fedeli, alla moltitudine, piuttosto che al cerimoniale: “Secondo i programmi ufficiali avrà molti più contatti, incontri, confronti con chi ci governa e chi dirige la Chiesa e dialoghi ristretti coi protagonisti della giornata mondiale. Succede proprio nel momento nel quale il nostro popolo vive la democrazia diretta agitando le strade mentre gli organizzatori hanno deciso di chiuderla in saloni e palazzi. Si dice che i suoi discorsi siano oggetto di revisioni per tenere conto dei clamori della gioventù brasiliana. Sarebbe stupendo – è la speranza – se lei rovesciasse i programmi che le hanno preparato per dedicare buona parte della visita al dialogo coi ragazzi” (Il Fatto Quotidiano, 20 luglio).

Il papa sembra già orientato a “stressare” le autorità brasiliane in tema di sicurezza, rifiutando l’auto blindata, posponendo l’incontro con le autorità a favore di un “bagno di folla” già oggi, al suo arrivo. E’ l’idea fissa di Francesco di essere “pastore con l’odore delle sue pecore” (La Stampa, 21 luglio). Così che il viaggio che era già stato organizzato con Benedetto XVI è stato modificato dal suo successore, a cominciare dall’atto di devozione ad Aparecida, così come la visita di mercoledì a un  ospedale dei francescani per il recupero da droghe e alcol e la cura (gratuita) dei poveri, quella di  giovedì alla comunità di Varginha nella favela di Manguinhos ― come già faceva da cardinale, in incognito, nella favela Villa 21 di Buenos Aires, Bergoglio andrà a trovare una famiglia ―, e di nuovo l
‘incontro con alcuni giovani detenuti venerdì fino all’appuntamento con il comitato dei vescovi latinoamericani, prima del ritorno a Roma (Corriere della Sera, 20 luglio).

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gmggmg di rio de janeiro
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