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Quali giovani incontrerà papa Francesco a Rio?

Alessia Giuliani/CPP
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Il mensile Jesus affronta con profondità il rapporto tra i giovani e la fede

di Luca Rolandi
 

Meno dieci giorni alla Giornata Mondiale della Gioventù che si svolgerà a Rio de Janeiro dal 23 al 28 luglio.  L’occasione della Gmg pone degli interrogativi sul rapporto tra i giovani e la fede. In fondo oltre all’attesa per il primo viaggio apostolico del Papa all’estero, che torna dopo l’elezione nel suo continente, c’è il tema della gioventù cristiana che oltre ai grandi raduni, pone dei pressanti interrogativi. La rivista mensile dei Paolini "Jesus" presenta sul numero di luglio una interessante forum significativamente intitolato "Il futuro della chiesa in fuga?".

Partendo dalle ricerche sociali che attestano come sempre meno giovani, almeno in Italia e in Europa, i grandi raduni come la Gmg interrogano profondamente il popolo cristiano sul suo futuro. La redazione di Jesus ha dialogato con quattro esperti sul tema "Pianeta giovani", Chiara Giaccardi, sociologa dell’Università Cattolica di Milano esperta di media digitali, don Armando Matteo, teologo e autore di un fortunato saggio per la Rubbettino "La prima generazione incredula", il padre carmelitano Renato Rosso, lunga esperienza nella pastorale giovanile e guida di una scuola cattolica in Terra Santa e infine Luciano Manicardi, monaco di Bose, biblista, teologo e da sempre impegnato nella formazione spirituale dei giovani.

Dal dossier emerge un quadro in forte evoluzione, la necessità di aggiornare i canoni del linguaggio e della proposta, tornare in fondo, superando le sovrastrutture ecclesiastiche, alla Parola e alla dimensione dell’Incontro con Gesù Cristo, fonte di ogni esperienza umana di fede.

Partendo dalla provocante affermazione di padre Timothy Radcliffe, teologo domenicano ed ex maestro generale dell’Ordine: "Il Cristianesimo in Occidente potrà fiorire solo se riusciremo a coinvolgere l’immaginazione dei nostri contemporanei", nel forum le quattro voci, interrogate da esperti giornalisti, hanno cercato di proporre itinerari di comprensione di quello che è oggettivamente in atto "uno scollamento fra Chiesa e giovani, nella società post-tradizione" secondo una fortunata sintesi della sociologa delle religioni Danièle Hervieu-Léger.

Il rapporto tra l’affacinante e autentica festa della Gmg con l’ordinaria difficoltà di avere un ruolo nella dimensione ecclesiale è uno dei molti aspetti trattati. In fondo la crisi della partecipazione alla vita della parrocchia, dell’associazione e del movimento da parte dei giovani, soprattutto dopo il compimento del cammino sacramentale (battesimo, comunione e cresima) è determinata da una difficoltà di trovare un proprio ruolo, dei compiti precisi, e l’assunzione della responsabilità.

E se la fede è vissuta solo nella propria indispensabile realtà individuale si perde un pezzo fondamentale ed evangelicamente centrale come quella dell’esperienza comunitaria.

Ci sono poi le realtà legate all’età digitale, all’immaginazione ai nuovi linguaggi, alle prospettive positive e anche agli aspetti negativi del virtuale che diventa fecondo solo se accompagnato al reale, alla relazione fisica e non solo mediata da un computer.

Nello speciale gli esperti parlano del ruolo centrale per l’affermazione della Gmg di Giovanni Paolo II, delle differenze forti tra le esperienze europee e le edizioni vissute in altre parti del mondo, in particolare Manila e Buenos Aires, e le attesa per Rio.

Ricche e profonde le analisi e anche le indicazioni che vengono proposte: le parole misericordia, attesa, tolleranza, speranza sono i termini più autentici dell’inizio del pontificato di Francesco, che trovano una sintonia nei giovani.

La difficoltà della famiglia, la mancanza del padre, la sofferenza e il distacco della donna, quarantenne e cinquantenne dalla dimensione ecclesiale, sono alcuni degli altri temi affontanti.

Ripartire dal grande tesoro della Sacra Scrittura, della Parola, dalla Liturgia, dalla preghiera che diventano vita e non solo parentesi, stanca e consuetudinaria, di una rito che non attrae più i ragazzi che si sentono spettatori esclusi.

Questo speciale è insomma un modo diverso per prepararsi alla Gmg, con la possibilità, di un seguito che possa coinvolgere anche la voce degli stessi ragazzi allarganto gli orizzonti  quelle aree del mondo nelle quali i giovani vivono ulteriori speranze, prospettive e dolori nella costruzione del futuro loro e dell’umanità.

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