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L’umorismo è divino

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Per molti, la fede è una faccenda seriosa. Ma si può scherzare e raccontare barzellette sulla religione?

di Marc von Lüpke-Schwarz (in “www.dw.de” del 14 luglio 2013)

La sapete questa? “Due preti cattolici stanno conversando. “Chissà se saremo ancora in vita quando sarà tolto il celibato? Forse noi no, ma i nostri figli…” Alcuni rideranno di cuore a questa barzelletta, altri invece si chiederanno se sia lecito ridere su argomenti religiosi. Sì, risponde il giornalista e teologo amburghese Hinrich C.G. Westphal nel suo libro “Heiter bis heilig” (da allegro a santo), in cui ha raccolto molte delle migliori barzellette “religiose”. “Il parroco cristiano deve essere allegro”, Westphal cita il pastore battista inglese Charles Haddon Spurgeon, uno dei predicatori più conosciuti del XIX secolo. L'umorismo e le battute rendono la vita più facile e offrono agli uomini la possibilità di rendere comprensibile alle persone anche ciò che è astratto o ciò che fa paura in una religione. In particolare la morte, come illustra Westphal con un esempio: “Il parroco Weigelt si spaventa scoprendo sul giornale il proprio annuncio mortuario. Telefona al vescovo e glielo segnala. Quest'ultimo si mostra scioccato: 'Caro fratello, per amor del cielo, mi dica: da dove sta telefonando?'”.

Ridere nella Bibbia

Nessuno sa tuttavia se la figura biblica di Gesù Cristo abbia mai riso. Il Nuovo Testamento non ne parla assolutamente. Gesù mostra in più occasioni sentimenti come dolore e gioia, ma di risate non si parla. Chi cerca nel “libro dei libri” punti in cui si parla del ridere, ne troverà nell'Antico Testamento. C'è ad esempio Sara, la moglie del patriarca Abramo. Che scoppia a ridere spontaneamente quando le viene annunciato che alla bella età di circa 90 anni partorirà un figlio – anche se più tardi negherà di aver riso. Nel complesso si può dire che la Bibbia è la storia del rapporto di Dio con gli uomini. Che in questo l'umorismo non abbia un'importanza specifica, è ovvio. Tuttavia la fantasia del lettore in diversi punti può almeno intuire la comicità della situazione. Ci si immagini la faccia stupefatta del profeta Balaam quando l'asina che sta cavalcando improvvisamente comincia a parlare.

Ridere nelle chiese

Lazzi e umorismo sono stati per molto tempo malvisti nelle chiese, benché le battute dal pulpito avessero una certa tradizione. “L'umorismo cristiano è di casa a Pasqua”, dice Hinrich Westphal. Il “riso pasquale” era un'istituzione consolidata nel mondo medioevale. Quando nella messa di Pasqua risuonava il grido “Il Signore è risorto”, la comunità scoppiava a ridere. Il motivo: la resurrezione di Gesù veniva salutata con grande sollievo ed enorme gioia.

Al contempo nel “riso pasquale” si rifletteva anche una gioia maligna. Morte e diavolo erano sconfitti dalla resurrezione – e la comunità li derideva energicamente. “È il riso del mondo sulla morte sconfitta”, afferma Hinrich Westphal. I parroci del Medioevo raccontavano alla loro comunità nell'omelia pasquale barzellette ed aneddoti divertenti, finché i fedeli si piegavano dal ridere. Nel corso del tempo però ci furono parroci che esageravano. Diventando le battute sempre più sconce, il “riso pasquale” non fu più tollerato dalle gerarchie. Il riso nelle chiese non scomparve ovunque, ma divenne molto più raro.

Umorismo papale

“Che Dio vi perdoni per quello che avete fatto!”. Papa Francesco, appena eletto, evidentemente sa come dissolvere la tensione nervosa dopo l'elezione di un papa. Sembra che abbia detto queste parole ai cardinali dopo la sua elezione nel marzo 2013 – ottenendone evidentemente sincere risate. La prassi di fede cattolica viene presa di mira in molte barzellette religiose, non solo in relazione al celibato. Anche la venerazione a Maria era ed è per molti fonte di ilarità: “In un luogo, meta di pellegrinaggi, un ragazzo agitato corre tra la folla, gridando a squarciagola: 'Adesso posso correre con le mie gambe!' Una suora speranzosa: 'La Madonna ha fatto anche a te la grazia?' 'Macchè, risponde il ragazzo, mi hanno rubato la bicicletta!'”.

Ma anche i protestanti vengono altrettanto presi in giro: “In una scuola materna evangelica, una maestra chiede: 'Cari bambini, è bruno, ha una lunga folta coda e salta allegro di ramo in ramo. Chi mai sarà?' Un bambino alza la mano: 'Normalmente dovrebbe essere uno scoiattolo, ma poiché conosco bene l'ambiente, sarà sicuramente ancora il caro Gesù Bambino'”. Il che rende evidente, ma con humor, il fatto che in certe istituzioni ecclesiali si esagera forse un po' nel modo di presentare l'annuncio cristiano.

Vedersi allo specchio

Hinrich Westphal con il suo libro vorrebbe anche combattere il pregiudizio che “il personale a terra di Dio”, cioè parroci, pastori e pastore siano totalmente privi di umorismo. “Mi capita ora sempre più spesso di essere chiamato al telefono da colleghi e colleghe che mi chiedono se ho qualche buona battuta per loro”. Battute che alla fine rendono le prediche e i discorsi un po' più vivaci e meno pesanti. Però, che cosa rende così importante l'umorismo per la religione? “I cristiani tendono a volte a diventare moralisti o legalisti”, afferma Hinrich Westphal. E in questo caso, una buona battuta, che fa sì che le persone si vedano allo specchio e siano riportate alla realtà dei fatti, è il miglior antidoto: l'esperienza concreta glielo ha insegnato.

Ridere è divino

Le barzellette di tipo religioso non devono in nessun modo offendere i sentimenti dei credenti. Hinrich Westphal cita il teologo Helmut Thielecke: “Il cristiano ride solo delle realtà penultime, mentre le realtà ultime rimangono per lui inviolabili e sacre”. Anche la popolare figura romanzesca di Padre Brown dello scrittore inglese G.K. Chesterton è per Westphal la riprova della capacità di umorismo della religione: “L'umorismo non è altro che un modo di presentarsi della religione – solo chi sta al di sopra delle cose può riderne”. E in questo senso ridere è qualcosa di profondamente divino, anche e proprio quando si ride di cose attinenti alla religione.

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