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Dio solo non basta…attenti a certe povertà monastiche!

Philippe Lissac
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La falsa spiritualità che non comprende la preziosità delle cose

di Michele Do

Tantissimi anni fa ho letto una frase che mi è rimasta impressa ed era il titolo di un numero della Vie spirituelle, rivista dedicata ai contemplativi: Coloro ai quali Dio solo basta. L’Evangelo parla un altro linguaggio: Dio solo non basta. Gesù quando si trova di fronte la moltitudine di coloro che lo avevano seguito dice ai suoi discepoli una parola così umana: "Come faremo a dare da mangiare a tutta questa gente? Perché se li rimando a casa digiuni, verranno meno lungo la via"."' Pagina meravigliosa sulla quale si può fondare davvero la rivoluzione cristiana. Nessuno dev'essere digiuno di cose. D'altra parte questa è anche la linea del miracolo di Cana di Galilea: sembrerebbe un miracolo inutile ed è invece il "miracolo della gioia nuova e antica", come scrive Dostoevskij.

Lo stesso paradiso terrestre, senza una presenza amica, non bastava. All'attesa inespressa, muta, alla preghiera inarticolata di Adamo, alla sua tristezza Dio risponde creando la donna, la compagna dell'uomo! Dio scendeva sì, sul vespro, a passeggiare con l'uomo, ma sul volto dell'uomo c'era ugualmente un velo di tristezza, di solitudine: Dio dovette allora rivelarsi attraverso il sacramento di una presenza amica. Questa è la linea evangelica!

Attenti a certe povertà monastiche! L'ho sperimentato più di una volta: negli uomini così detti spirituali c'è una specie di distacco angelicato, che non è un reale distacco, ma è solo l'irresponsabilità di fronte alla vita, la non conoscenza della fatica e del valore delle cose.

Ricordo come una volta mi trovavo in un monastero, era d'autunno, faceva già abbastanza freddo ed i monaci all'imbrunire vollero accendere i termosifoni, che fecero funzionare tutta la notte: un caldo impossibile. Mancava l'educazione alla povertà, al valore delle cose. Guai al denaro facile! È bene che ognuno fatichi, perché nella fatica c'è il costo, cioè il vero valore delle cose. Il povero sa sempre il costo ed il valore delle cose, mentre il ricco conosce soltanto il prezzo.

(tratto da Michele Do, Per un'immagine creativa del cristianesimo, a cura di Clara Gennaro, Silvana Molina, Pietro Racca, sl, sd, pp. 280-281).

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