Può il mercato dei beni di consumo essere l’orizzonte in cui far sbocciare il giardino dell’arte sacra?
Può il mercato dei beni di consumo essere l’orizzonte in cui far sbocciare il giardino dell’arte sacra?
Rintracciare, dunque, il momento di rottura e collegarlo a cause antecedenti, pone in campo la questione del ruolo delle arti, della loro natura, del loro statuto e quindi di conseguenza della peculiarità stessa dell’arte sacra all’interno del contesto contemporaneo. Se non si comprendono le dinamiche della delegittimazione operata dall’esterno sulle arti – in una prima fase dall’affermazione delle “scienze positive” e poi dalla loro successiva delegittimazione come vero sapere, che ha introdotto un endemico processo di scetticismo -, difficilmente si capiscono le dinamiche di mutamento accadute all’interno di esse. Infatti, come reazione, si pensò per prima cosa di offrire alle arti dei sistemi positivi, che la ponessero al riparo dalla “prima” delegittimazione: si sono così approfonditi gli aspetti “scientifici” tradizionalmente legati all’arte, quali l’ottica o la teoria della luce, nel tentativo di mantenere la pittura, se non nel novero delle scienze, almeno in quello delle arti intese come discipline con uno statuto particolare, capace ancora di una produzione veritativa. Poi, in seguito, delegittimate anche le scienze, si è eliminato ogni aspetto tecnico conoscitivo, veritativo, lasciando all’arte solo il campo del sentimento e dell’espressione dell’io.