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Papa Francesco ci insegna quanto può valere la povertà

Jeffrey Bruno

mons. Bruno Forte - pubblicato il 08/07/13


Non si tratta, insomma, di sembrare poveri, ma di esserlo nelle scelte profonde del cuore per dare il primato al vero tesoro, la carità ricevuta da Dio e vissuta per gli altri.

C’è infine il volto attivo di questa povertà scelta per amore: la solidarietà verso chi è debole e l’impegno al servizio della giustizia per tutti. Anche qui non si tratta di inseguire sogni ideologici che lasciano le cose come sono o peggio le appesantiscono della violenza tipica di chi vuol cambiare il mondo per conformarlo alla propria testa. “La povertà – diceva ancora Papa Francesco ai giovani che lo ascoltavano rapiti – ci chiama a seminare speranza, per avere anch’io più speranza. Questo sembra un po’ difficile da capire, ma ricordo che Padre Arrupe una volta parlava di come si deve studiare il problema sociale e diceva: Non si può parlare di povertà senza avere l’esperienza con i poveri”. Voler fare qualcosa di vero per gli altri e farlo: ecco la sfida concreta della solidarietà. Di grandi parole e di “méga récits” il Novecento è stato prodigo. È ora il tempo dei fatti: bisogna rilanciare il volontariato, la passione per il bene comune, la volontà di promuovere la persona umana in tutta la sua dignità e in ogni situazione in cui questa viene calpestata. Merita ascoltare le parole dette dal Papa qualche giorno fa in una delle omelie di Santa Marta: “Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture. Ciò significa che il Regno di Dio va proclamato con la semplicità… che lascia posto al potere della Parola di Dio”, e non di qualsivoglia grandezza umana.

Il servizio ai poveri “nasce dalla gratuità, dallo stupore della salvezza che viene… quello che io ho ricevuto gratuitamente, devo darlo gratuitamente”. Del resto, ha proseguito Papa Francesco, “San Pietro non aveva certo un conto in banca”, e quando dovette pagare le tasse, “il Signore lo ha mandato in mare a pescare”. Chi testimonia il Vangelo deve poter dire: “Non ho ricchezze, la mia ricchezza è soltanto il dono che ho ricevuto, Dio”. È questa “povertà” che “ci salva dal diventare solo organizzatori o imprenditori”. Anche le opere della Chiesa vanno vissute �
�con cuore di povertà… perché la Chiesa nasce da questa gratuità ricevuta e annunziata”. Una Chiesa che diventi “ricca” o che vada a perdere la “gratuità”, è una Chiesa che “invecchia” e, alla fine, muore. E questo mi sembra valga non solo per la Chiesa…

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papa francescopovertàsolidarieta
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