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Le proteste in Brasile? Un segno positivo del risveglio della gente

TASSO MARCELO

Korazym - pubblicato il 05/07/13

Per il missionario saveriano padre Alberto Panichellaè si tratta di un movimento pacifico, giovanile che ha alle spalle un lungo cammino

di Simone Baroncia

Missionario saveriano di origini maceratesi p. Alberto Panichella, dopo gli studi a Parma decide, in accordo con i propri superiori, di partire per il Brasile e nel 1982, a soli 26 anni, inizia la sua missione tra i poveri. La prima destinazione è  Londrina dove resta fino al 1987 poi Curitiba in Paranà, nel 1990 è al Jardin Rosolèm nello Stato di San Paolo. In questi anni diventa assistente nazionale della Pastorale della Gioventù del Ceto Popolare. Nel 1993 p. Alberto si trasferisce a Guaianases, un quartiere della Città di San Paolo e vi resta per 10 anni. In questo periodo è al fianco di p. Giorgio Gagliani, missionario modenese scomparso alcuni anni fa, con il quale condivide un sogno: creare una serie di attività che portino i ragazzi e i bambini ad uscire dalla spirale della violenza e della disperazione che caratterizza quei luoghi. Nascono così le prime  ‘Case dos meninhos’, e l’attività inizia ad essere sostenuta dalle adozioni a distanza che arrivano dall’Italia. Questo lungo periodo di permanenza fa sì che i progetti diventino autonomi così da essere riaffidati alla diocesi alla partenza di p. Alberto per la nuova missione.

Dal 2003 infatti p. Alberto è di nuovo  in viaggio verso un’altra città nel cuore dell’Amazzonia: Manaus. Qui la situazione è diversa da quella della grande metropoli cementificata di San Paolo… la natura selvaggia il clima tropicale si intersecano con violenza nell’ambiente della favelas. L’area di Cidade Nova è molto grande con infrastrutture spesso inesistenti, case che sono solo palafitte di legno esposte alle alluvioni frequenti causate dalle forti piogge della stagione umida. P. Panichella è riuscito a ‘creare’ 16 comunità dove i bambini sono accolti durante le ore in cui non frequentano la scuola. Si sono moltiplicati anche altri progetti come quello con i giovani della Periferia Ativa, la Pastoral da Criança e le Borse di Studio Univesitarie. Ora, dopo 28 anni di permanenza brasiliana, è ad Ancona per aiutare i giovani saveriani a prepararsi per le missioni.

Cosa sta succedendo in Brasile? “Il grande movimento pacifico, giovanile, di rivendicazione di finanziamenti pubblici per i beni comuni, lo stato sociale, le politiche pubbliche, invece di spendere i soldi per il turismo sportivo della coppa del mondo e delle olimpiadi come il governo sta facendo è un fenomeno molto positivo, conseguenza di un cammino difficilissimo di 40 anni  in cui il popolo povero brasiliano ha imparato a protestare. Sempre ci sono degli infiltrati o impreparati che disturbano i movimenti assolutamente pacifici in se stessi! I governi dal 2002 ad oggi sono stati abbastanza positivi, frutto dell’itinerario politico di presa del potere delle classi popolari. Il problema sono certe alleanze con l’elite capitalista brasiliana e, forse l’inganno dell’investimento eccessivo per la coppa del mondo e le olimpiadi, pensando di ottenerne grandi lucri, cosa per me illusoria ed effimera (entrate finanziarie momentanee ed alti costi successivi di manutenzione). Le maggioranze povere sono private così di assistenza, dei loro diritti primari: una contraddizione! Si fa bene a porre un fine agli sprechi…”.

Queste proteste possono avere ripercussioni sulla prossima GMG? “Sì, positive! Questo mostrerà che la gioventù brasiliana è meno alienata e più politicizzata di quella italiana! In Brasile ci sono minoranze espressive di chiesa che legano la fede e la bibbia alla costruzione del Regno come giustizia e liberazione degli oppressi. Senz’altro questi schieramenti cristiani coordinano le organizzazioni di rivendicazione non violenta…”

Cosa sta facendo la Chiesa brasiliana per i giovani? “La gerarchia della Chiesa brasiliana è impegnata per la gioventù soprattutto per combattere lo stermino di giovani a causa della droga che genera violenza ampia e brutale e la stessa violenza istituzionalizzata( polizia, carceri…)”.

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