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Cattolici «à la carte»: certezze e contraddizioni della religiosità degli italiani

La Civiltà Cattolica - pubblicato il 05/07/13

Molti problemi, in un mondo in così rapida evoluzione, hanno colto la Chiesa impreparata. La cultura secolarizzata infatti spesso non si presenta in forme esplicite, né con atteggiamenti aggressivi nei confronti della religione. È lo sfondo su cui tutto avviene e che ormai viene dato per scontato, diventando più insidioso dei vecchi discorsi diretti e forti contro Dio. Una volta i filosofi parlavano della morte di Dio. Oggi molte persone non si pongono nemmeno il problema di Dio. Al posto delle grandi domande di senso o sulla vita, abbiamo soltanto «una sterile mentalità edonistica e consumistica» (p. 25). Certamente esiste un ritorno al senso religioso, come dichiarato anche dai vescovi, ma esso trova espressione soprattutto in movimenti di tipo carismatico (molto forti negli Stati Uniti e in Cina, ma anche in Africa). È però un fenomeno ambivalente, che da un lato dimostra che l’uomo mantiene in sé una sete di infinito e non si accontenta di risposte solamente terrene, ma dall’altro preoccupa, perché si manifesta anche attraverso un’esperienza religiosa poco liberante, nella quale prevale spesso un bisogno di rassicurazione che non di rado sfocia nel fondamentalismo.

Evidente e denunciato da tempo anche dai Pontefici è il divario tra la morale insegnata dalla Chiesa e la condotta dei cattolici. Mentre la Chiesa, ad esempio, ritiene tuttora leciti i rapporti sessuali soltanto all’interno del matrimonio, non è certamente una novità affermare che questa norma non è certo praticata tra i giovani, anche per il sempre maggiore ritardo dell’età del matrimonio. Secondo un sondaggio realizzato nel 2011 dall’Università Cattolica e dalla Fondazione Esae su un ampio campione di giovani (cattolici?) tra i 14 e i 25 anni, «un massiccio 69 per cento dei giovani considera normale la convivenza prematrimoniale, i contrari sono il 7. Ma quando è giusto avere il primo rapporto sessuale? Il 2,9 per cento risponde “dopo il matrimonio”. Il 52 “solo quando si è innamorati”. Per il 18, infine, “qualunque momento va bene”. Inoltre, più del 44 per cento è d’accordo o “abbastanza d’accordo” nel definire il divorzio una “possibilità normale”. Tradire il proprio partner è giudicato “grave o inaccettabile” dal 70 per cento degli intervistati. I favorevoli alla contraccezione sono l’82. Per il 44,7 il ricorso alla pillola del giorno dopo non è per niente grave» (p. 81 s). Eppure, secondo l’Eurispes, il numero degli italiani che si proclamano cattolici è cresciuto dell’8 per cento rispetto a quindici anni fa, raggiungendo l’88 per cento.

Assai più severe rispetto alla diffusa morale libertaria dell’Occidente sono invece le convinzioni dei praticanti circa l’aborto. La grande maggioranza degli italiani, giovani compresi, è convinta che la vita nascente debba essere maggiormente protetta. L’82 per cento del campione Eurispes cita
to è favorevole all’aborto solo nel caso che la vita della madre sia in pericolo, mentre soltanto il 18,6 lo ritiene lecito a causa delle condizioni economiche della famiglia
. Gli autori pensano che forse la legge italiana sull’aborto potrebbe ormai venire rivista, difendendo maggiormente la vita nascente.

Padre Ugo Sartorio, francescano conventuale e direttore del Messaggero di Sant’Antonio, così descrive l’atteggiamento di molti italiani in materia di fede: «Due dita di nirvana, una spruzzata di animismo, una buccia di cattolicesimo, un pizzico di islam ed ecco servito un fresco e corroborante cocktail religioso! Forse non siamo ancora a questi estremi di contaminazione, ma il fai-da-te ha ormai preso il sopravvento, anche in casa nostra» (cit. a p. 92). Il criterio della selettività vale anche per l’immagine di Dio. Se una volta Dio era percepito come despota arcigno e lontano, di cui la Chiesa era misericordiosa e buona mediatrice, oggi è percepito come bontà assoluta, che verrebbe tradita dalla Chiesa, con il suo rigore dogmatico. Avanza quindi quella che gli inglesi chiamano la dechurchification, senza che necessariamente si vada verso una catastrofe. Anche perché l’annuncio di un disastro non provoca alcun cambiamento visibile nel modo di comportarsi, e ci si difende dall’incubo vivendo come se la minaccia non ci fosse.

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abortocattolicesimofedeitaliasesso
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