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Si dimettono i vertici dello Ior: la “novità” Bergoglio

© Filippo MONTEFORTE / AFP
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Dopo la nomina della Commissione cardinalizia di ispezione, se ne vanno il direttore generale Paolo Cipriani e del vicedirettore Massimo Tulli

Per la stampa italiana l'era Bergoglio si apre – nei confronti degli “apparati” vaticani – con una rivoluzione. Oltre alla Commissione dei Cardinali per la riforma della Curia, anche quella dello Ior ha prodotto, forte del recente arresto di monsignor Nunzio Scarano, un primo passo verso il rinnovo degli organismi e soprattutto delle prassi che regolano l'Istituto. E' così che vengono lette in modo univoco le dimissioni (per molti volte a prevenire un vero e proprio allontanamento) del direttore generale Paolo Cipriani e del vicedirettore Massimo Tulli.

Un'accelerazione drammatica che si è innescata sabato a seguito delle risultanze di un'indagine interna allo Ior, ordinata dal board dopo l'arresto di monsignor Nunzio Scarano. «Dal 2010 lo Ior e la sua direzione ― ha detto Ernst von Freyberg, presidente dello Ior ― hanno lavorato seriamente per portare le strutture e i procedimenti in linea con gli standard internazionali di lotta al riciclaggio di denaro. Sebbene siamo grati per i risultati conseguiti, oggi è chiaro che abbiamo bisogno di una nuova direzione per accelerare il ritmo di questo processo di trasformazione» (Corriere della Sera, 2 luglio)

Nel frattempo il Consiglio di Sovrintendenza – riferisce la Sala Stampa vaticana – “ha avviato un procedimento di selezione al fine di nominare un nuovo Direttore Generale e un Vice Direttore nel prossimo futuro. Nel maggio scorso, il Promontory Financial Group, guidato da Elizabeth McCaul e Raffaele Cosimo è stato incaricato dal Presidente del Consiglio di Sovrintendenza di potenziare il programma antiriciclaggio dell’Istituto in sette flussi di lavoro, conducendo una forensic review e il controllo dei rapporti con i clienti. Ernst von Freyberg ha inoltre chiesto a Elizabeth McCaul e a Raffaele Cosimo di fungere da Senior Advisors per la gestione dell’Istituto, data la loro grande competenza ed esperienza” (Radio Vaticana, 1 luglio).

Come detto, questa accelerazione è stata provocata dall'arresto con l'accusa di riciclaggio dell'alto prelato salernitano già responsabile del servizio di contabilità analitica dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (Apsa), il quale ha affermato – durante l'interrogatorio di garanzia a Regina Coeli – di sapere che stava compiendo un’azione a rischio, ai limiti della legalità, quando con l’aiuto di uno 007 (Giovanni Zito a cui avrebbe versato una “mazzetta” da 400 mila euro) e di un broker si prestava a far rientrare dalla Svizzera, a bordo di un jet privato, la ragguardevole cifra di 20 milioni cash di proprietà degli armatori D’Amico. Tuttavia l’alto prelato, ai cui i pm Fava e Pesci contestano anche la corruzione e la calunnia, ha detto di avere agito “mosso dal desiderio di fare un’opera di bene nei confronti di persone che conosceva da trent’anni e che ha sempre reputato dei benefattori” (Unità, 2 luglio).

Non è tuttavia l'unico problema dello Ior, solo il più recente. Già nel 2010 il dimissionario Cipriani, delegato ad effettuare movimentazioni insieme con l'allora presidente Ettore Gotti Tedeschi, dispose due bonifici per complessivi 23 milioni di euro. Soldi da inviare presso una filiale tedesca della Jp Morgan. Una operazione che per la Guardia di Finanza è risultata sospetta tanto da far scattare il sequestro della somma e iniziare una serie di accertamenti che faranno emergere altri trasferimenti illegali. La scoperta fu drammatica: si viene a sapere infatti che i depositi intestati a religiosi venivano in realtà messi a disposizione di clienti laici e in alcuni casi di esponenti della criminalità. Ma si scoprì soprattutto ― anche grazie alla collaborazione dello stesso Gotti Tedeschi ― quanto opachi fossero numerosi affari conclusi con l'avallo della dirigenza dell'Istituto. La “disavventura” di Scarano ne è la conferma (Corriere della Sera, 2 luglio).

Emerge un quadro desolante: con le giuste conoscenze chiunque per anni ha potuto aprire un conto nello Ior e ripulire ingenti somme di denaro. E' nell'ultimo Conclave, quello che ha scelto papa Francesco, che si decise per una netta svolta. Per farlo venne scelto un sacerdote lontano dalle logiche curiali e che – forte della documentazione su Vatileaks voluta da papa Benedetto XVI – ha iniziato a muovere una azione decisa, di riforma contro le storture di una struttura nata nel Rinascimento per aiutare il Papa, ma che è appesantita da secoli di consorterie e di prassi opache (Repubblica, 2 luglio).

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