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Papa Roncalli e gli ebrei: "Siamo tutti figli dello stesso Padre"

Gariwo - pubblicato il 26/06/13

Intervista a don Ezio Bolis autore di "I miei anni con Giovanni XXIII" una raccolta di conversazioni con monsignor Loris Capovilla, per anni segretario particolare di papa Roncalli

La sintonia con le direttive del Vaticano e le "soluzioni originali" per soccorrere gli ebrei durante la Shoah, la stima per Papa Pio XII e l’assoluta novità di un pontificato che ha rivoluzionato la Chiesa e i rapporti tra ebrei e cristiani.

Questi alcuni degli elementi emersi nel colloquio con don Ezio Bolis, direttore della Fondazione Giovanni XXIII  che nel recente  I miei anni con Giovanni XXIII (ed. Rizzoli) ha raccolto le lunghe conversazioni con Monsignor Loris Capovilla, per anni segretario particolare di Papa Roncalli. Ecco cosa ha raccontato a Gariwo:

Quale è stato il rapporto tra Papa Giovanni XXIII e la Shoah? Quali azioni ha compiuto per soccorrere gli ebrei durante il periodo trascorso in Turchia come Delegato Apostolico?

L’impegno del Delegato Apostolico, mons. A. G. Roncalli, a favore degli ebrei in fuga dall’orrore nazista costituisce un capitolo importante nella sua decennale permanenza a Istanbul, dall’inizio del 1935 alla fine del 1944, anni nei quali il dramma della Shoah cresce in modo sempre più terribile. I dossier ufficiali della Santa Sede finora accessibili e soprattutto i suoi diari personali in nostro possesso, documentano chiaramente come il futuro Pontefice ebbe più volte incontri significativi con le organizzazioni ebraiche e i gruppi di profughi in fuga dai nazisti nel corridoio neutrale della Turchia, soprattutto fuggiaschi dalla Slovacchia, intenzionati ad arrivare in Palestina. Sui suoi taccuini, mons. Roncalli annota i vari contatti con rappresentanti delle organizzazioni ebraiche, come Chaim Barlas, capo del gruppo degli emissari sionisti palestinesi a Istanbul, il gran rabbino di Terra Santa Isaac Herzog, il gran rabbino Markus della comunità degli askenaziti di Istanbul. Come pure le richieste scritte nel 1943 a re Boris III, che pregò di aiutare e assistere gli ebrei bulgari e i profughi, convincendo il sovrano a disobbedire agli ordini di Hitler che voleva fossero respinti.
Tra i molti episodi che si potrebbero citare a proposito dell’aiuto offerto da mons. Roncalli agli ebrei, ne ricordo uno, già ben noto. Si riferisce alla nave proveniente dal porto di Costanza, carica di bambini ebrei sfuggiti fortunosamente al regime nazista. Attraversato il Mar Nero, passando per il Bosforo, raggiunse il porto di Istanbul. Il governo turco, in nome della neutralità del Paese e temendo la rabbiosa reazione tedesca, in un primo momento decise di rimandare la nave in Romania. Per interessamento di mons. Roncalli, che incontrò la sincera collaborazione dell’ambasciatore rumeno Alexander Cretzianu, l’imbarcazione fu tacitamente autorizzata dal governo di Ankara ad attraversare i Dardanelli e a fare rotta verso il porto di un paese neutrale. Così i bambini ebrei furono condotti in salvo. Nella biblioteca della Nunziatura di Istanbul si conserva ancora un prezioso volume: Gioseffo Flavio Historico Delle Antichità et Guerre Giudaiche, che reca la seguente dicitura postavi da mons. Roncalli: «Dono fatto al Delegato Apostolico di Istanbul, Mons. Roncalli, dal dott. Wettmann e dalla signora Bauer in nome degli ebrei di Palestina e altrove il 25 luglio 1943 – in segno di riconoscenza per le molteplici prestazioni a beneficio degli israeliti durante i dolorosi anni 1942-1943».

Come erano visti dalla Santa Sede gli interventi del Delegato Roncalli a favore degli ebrei perseguitati in transito dalla Turchia verso la Palestina e i suoi costanti rapporti con vari rabbini e la Jews Agency?

Già dai tempi di Papa Pio XI, la Santa Sede aveva esplicitamente condannato ogni forma di antisemitismo. D’altra parte la santa Sede aveva qualche riserva verso l’idea di convogliare tutti gli ebrei in Palestina, temendo una specie di ricostruzione dell’antico regno ebraico

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