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Il segreto dei giusti

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Lo scrittore e giornalista Gabriele Nissim rivela ciò che unisce gli eroi che si sono opposti ai genocidi

Cosa hanno in comune gli uomini e le donne che hanno rischiato la vita per salvare le vittime dei genocidi nel mondo? A questa domanda risponde “La bontà insensata”, opera del saggista, scrittore e giornalista Gabriele Nissim, una ricerca sul comun denominatore che unisce tutte le figure che si sono opposte e ancora si oppongono ai totalitarismi.

Nel libro l’autore rilegge i grandi pensatori del novecento come Moshe Bejski, Hannah Arendt e Vasilij Grossman, la cui indagine filosofica mette al centro il valore dell’uomo, nella sua capacità di scegliere il bene soprattutto in situazioni estreme.

L’inchiesta di Nissim diventa di particolare attualità perché il 15 giugno è stata beatificata dalla Chiesa cattolica la prima persona riconosciuta in Israele come “giusto tra le nazioni”, Odoardo Focherini, che per la sua opera a favore degli ebrei durante l’Olocausto fu arrestato e morì a 37 anni, nel 1944, nel campo di concentramento di Hersbruck.

Gabriele Nissim è presidente del Comitato per la Foresta dei Giusti – Gariwo che ricerca in tutto il mondo i Giusti di tutti i genocidi, ed ha promosso la costruzione del "Giardino per i giusti di tutti i genocidi" nella città di Milano.

Il libro inizia con un dialogo con il giudice Moshe Bejski, scampato alla deportazione nazista grazie all’intervento di Oskar Schindler, e fondatore del Giardino dei Giusti, a Gerusalemme, memoriale che ricorda quegli uomini e quelle donne non ebrei che hanno salvato la vita di ebrei durante la Shoah.

Mi sono reso conto che non riusciremo mai a debellare dalla Storia il male che gli uomini commettono nei confronti degli altri uomini”, spiegava Beiski a Nissim.

“Nonostante il trauma di Auschwitz – aggiungeva –, i genocidi e i crimini contro l’umanità sono continuati nei gulag staliniani, in Biafra, in Ruanda, in Bosnia e altri ne seguiranno ancora, come si percepisce dall’odio che viene seminato  dal terrorismo fondamentalista”.

Ma da questa constatazione realistica della storia dell’uomo nasce il senso e il significato dell’essere “giusto”, che secondo Nissim si incarna in una persona che  “non deve essere necessariamente un santo o un eroe. I giusti sono persone imperfette, ma sono persone che hanno fatto azioni giuste, in determinate circostanze”.  

In questo senso, continua l’autore, “ripensando a come il comunismo e il nazismo abbiano fatto milioni di morti, e che nonostante queste tragedie, l’animo umano non ne sia stato annullato, emerge un’idea forte di speranza, una speranza realista, dovuta all’irriducibilità dell’uomo che va contro i cliché. In tale prospettiva i giusti rappresentano proprio questo, compiendo atti di bontà insensata, mettendo a rischio anche la loro vita, ma in grado di rispondere alla loro coscienza”.

L’indagine speculativa di Nissim ha trovato concretezza nell’istituzione del 6 marzo come “giornata Europea dei Giusti”. Si deve infatti a lui tale riconoscimento da parte del Parlamento di Strasburgo, con la Dichiarazione scritta n.3/2012 e recante 388 firme. L’invito è quello di coinvolgere gli Stati a farsi carico dell’imperativo di onorare le figure morali che seppero opporsi ad ogni forma di totalitarismo, di persecuzione e di genocidio, mettendo capo a una resistenza non violenta”.
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