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Tares, la nuova tariffa sui rifiuti: una tassa sui figli?


© Robert KNESCHKE / SHUTTERSTOCK
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Eliminare l’Imu e bloccare l’Iva sembra impossibile. Ma il nodo irrisolto è un sistema fiscale che nel suo complesso continua a penalizzare la famiglia



Il ministro dell’Economia Saccomanni è stato chiaro in Senato. L'eliminazione dell'Imu e lo stop all'aumento dell'Iva costano complessivamente 8 miliardi di euro, risorse che "al momento non sono rinvenibili". Ossia, non sarebbe possibile recuperarli con dei tagli. Insomma, niente da fare: le tasse bisognerà pagarle. 
L’ufficio studi di Confcommercio ha calcolato di recente che tra il possibile aumento dell’Iva dal 1 luglio, la ancora possibile scadenza Imu e quella Tares a dicembre, potrebbe arrivare un conto finale per il 2013 da 734 euro a famiglia.


Secondo Saccomanni, anche per questo motivo, si starebbe lavorando a un riordino del sistema di imposizione fiscale che riguarderebbe non solo l’Imu ma anche la Tares (Tariffa rifiuti e servizi). E sono in tanti a sperare e a chiedere che vengano rivisti gli squilibri più evidenti, soprattutto a carico delle famiglie, in particolare quelle numerose. La Tares è il nuovo tributo introdotto dal governo con il decreto legge n. 201 del 2011, detto “Salva Italia”, ed entrato ufficialmente in vigore il 1 gennaio 2013: i primi bollettini stanno partendo dai Comuni solo in questi giorni. La Tares sostituisce la Tariffa di igiene ambientale (Tia) e la Tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (Tarsu); a differenza delle imposte che va a sostituire intende tassare i rifiuti prodotti dando meno peso nel computo dell’imposta alle dimensioni della casa e molto di più al numero degli abitanti.

Alessandro Soprana, coordinatore dei rapporti con i politici per l’Associazione nazionale famiglie numerose, sentito dalla rivista Tempi ha spiegato che “con il calcolo basato sulla quantità di rifiuti prodotti, sono previsti aumenti fino al 142 per cento per nuclei di 5 persone”. Nel dettaglio, spiega Soprana “abbiamo calcolato che una famiglia con 2 figli passerebbe da 135 a 298 euro annui (per un aumento pari al 122 per cento), una con 3 figli da 135 a 326 euro annui di Tares (più 142 per cento)” (Tempi.it, 13 giugno). Insomma, sembrerebbe una vera e propria “tassa sui figli” non equilibrata da una corrispondente valutazione del peso dei figli sulle spese di una famiglia.

Come ha sintetizzato il presidente dell'Associazione nazionale famiglie numerose Giuseppe Butturini: “Per lo Stato non esiste economia di scala quando si tratta di esigere tasse, mentre la applica quando è il momento di offrire dei servizi”. Butturini si riferisce ai contenuti all’Isee (Indicatore di situazione economica equivalente) usato normalmente per ottenere agevolazioni sull’accesso a servizi come, per esempio, la mensa scolastica o gli asili. E anch’esso prossimo ad essere modificato con decreto del Governo (Metro, 11 giugno). 

La riforma dell’Isee era attesa da 10 anni. Il sistema di calcolo attuale comporta in sostanza che più una famiglia ha figli e più risulta ricca agli occhi dell’amministrazione. Anche quando non lo è affatto. Ma non sembra esserci stato un progresso su questo fronte.

Francesco Belletti, presidente del Forum delle associazioni familiari, ha infatti affermato che nel testo definitivo “ci sono molti elementi di positività ma permangono anche ragioni di perplessità. Ci pare tuttora insoddisfacente, in particolare, la scala di equivalenza soprattutto per le famiglie con figli, ancor più se in situazioni di particolare disagio (presenza di disabili, di figli minori, famiglie monogenitoriali etc.)” perché “un’adeguata valutazione del costo dei figli oltre a rappresentare una misura di equità e giustizia sociale costituirebbe anche un segnale forte di lotta alla denatalità, vera emergenza sociale”. Il Forum, che da anni propone un meccanismo di riforma del sistema di imposizione fiscale a misura di famiglia, definito Fattore famiglia, si è reso disponibile a “verificare in modo condiviso e partecipato il reale impatto familiare di questo strumento sui costi e sulle possibilità offerte alle famiglie” (Forumfamiglie.org, 3 giugno).

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