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Qual è il senso della vita?

LACZ Gerard / SUNSET

Card. Crescenzio Sepe - pubblicato il 11/06/13

La gioia di vivere – come fonte di pace, serenità e quiete – è legata solo alla dimensione spirituale e si ottiene nel rapporto con Cristo, con la giustizia e col bene?

Questa domanda sul senso della vita riassume tanti interrogativi che spesso affiorano alla mente di tutti noi, in ogni stagione del nostro cammino, anche e con intensità e modalità differenti. Per quale motivo siamo venuti al mondo? Siamo frutto del caso o di una volontà provvidenziale? Che cosa fare per rendere gustosa e ricca di significato la nostra esistenza?

Come si può vedere, sono domande antiche, alle quali non si cessa mai di dare risposte, soprattuto perché alla fine ognuno è chiamato a trovare la soluzione personale a tali interrogativi. A noi però interessa sapere se c'è una specifica proposta cristiana al riguardo. In realtà, ogni religione ha una propria concezione del mondo e della vita umana ed è impegnata a fornire ai suoi fedeli una chiave d'interpretazione per scoprire il senso della realtà e i suggerimenti per conseguirlo. Come cristiani, leggendo i Vangeli ci rendiamo conto della diffusa esigenza di raggiungere un traguardo alto, una pienezza di vita. Non un obiettivo solo passabile, mediocre, un tirare a campare, ma la “vita eterna”. Con tale espressione non si intende puntare solo sull'esistenza ultraterrena, ma su un modo di vivere che abbia già ora le caratteristiche della vita indistruttibile di Dio: intensa, piena, beata.

Che cosa devo fare per avere la vita eterna” (Mc 10,17), chiese un giorno a Gesù un giovane ricco, correndogli incontro. Egli anticipava così la domanda di tanti che ancora oggi vanno in cerca di felicità e non riescono a trovarla. Gesù interruppe il proprio cammino per rispondere al suo interlocutore, manifestando grande attenzione verso le attese di quel giovane. “Che cosa devo fare?”. E' il momento della scoperta delle opportunità che si presentano innanzi a ciascuno e delle proprie responsabilità. E' il momento di interrogarsi sul senso autentico dell'esistenza. E' il tempo delle scelte fondamentali per costruire un progetto di vita. Come il giovane del Vangelo, forse anche noi attraversiamo esperienze di precarietà, di confusione e di inquietudine, che ci portano ad aspirare ad una vita meno insignificante e insoddisfacente. Il consiglio di Gesù va dapprima in direzione della legge, del comandamenti. Ma il giovane l'aveva già percorsa senza sperimentare in sé alcuna ebbrezza. Aveva bisogno d'altro. Allora Gesù gli indicò il passo successivo, decisivo e qualificante: “Va', vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo. Vieni e seguimi!”. Sappiamo che il giovane se ne andò via, triste. Non aveva avuto il coraggio di rinunciare ai beni materiali in vista del bene più grande consigliato da Gesù. Aveva perduto un'occasione unica per essere felice: seguire Gesù. Ma dove ci porta questa sequela e perché è fonte di gioia? Gesù è incamminato verso Gerusalemme, dove sarà chiamato a dare la propria vita fino in fondo, a sacrificarla sulla croce per tutti gli uomini. Quell'esistenza totalmente donata è una vita pienamente riuscita. Qui si concentra e si esprime la paradossalità dell'evento del Crocifisso Risorto. Dare la vita per gli altri significa ritrovarla in pienezza. La luce della risurrezione scaturisce già dalla croce. Chi dà la propria vita per il bene altrui non muore mi. Tale insegnamento era stato trasmesso in precedenza ai discepoli: “Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà” (Mt 16,24-25).

Gesù sollecita i suoi al dono totale della vita, senza calcolo e tornaconto personale, con una fiducia illimitata in Dio. L'ideale cristiano, nella logica della fede, talvolta umanamente incomprensibile, punta a non mettere più al centro se stessi, ma a optare di andare controcorrente vivendo secondo il Vangelo. Quanto attuale e sconvolgente è questa norma di vita! Il un mondo ridotto a mercato globale, dove tutto si può comprare se si è disposti a pagarne il relativo prezzo, il Vangelo ci propone paradossalmente un orizzonte di senso diverso. Non vale ciò che costa di più. Le cose che contano sono assolutamente gratuite, come la vita e i doni che abbiamo ricevuto dalla natura. Non a caso Dio è dono gratuito e per questo non si può comprare né propriamente meritare. Lo si accoglie solo. Ed è gratuità che può sovvertire la logica dei nostri giorni. Forse lo sperimentiamo già quando siamo utili a qualcuno o quando ci spendiamo per una causa non vincente.

[Testo tratto dal volume di Crescenzio Sepe in conversazione con Francesco De Simone, Questioni di fede. Interrogativi posti al Vescovo (San Paolo)]

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gesù cristospiritualitàvita
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