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Cosa resta dell'idea di matrimonio oggi?

Lucandrea Massaro - pubblicato il 07/06/13


Intervista a padre Maurizio Botta dell'ufficio catechistico di Roma

Attivissimo sul web con un videoblog a contenuto catechetico assieme alla giornalista e scrittrice Costanza Miriano, sacerdote biellese, oratoriano, in forza alla romanissima Chiesa Nuova, quella di San Filippo Neri, e membro dell’ufficio Catechistico della Diocesi di Roma è padre Maurizio Botta.

Lo abbiamo contattato per un commento su un tema che sempre di più invade le cronache e le bacheche dei social network vuoi per la curiosità dei singoli episodi, vuoi per lo scandalo o l’interesse che suscitano tutte le notizie circa il matrimonio – o più correttamente  le unioni – tra omosessuali o transgender.

Padre Maurizio, la Cassazione è di recente intervenuta sancendo il principio di autodeterminazione e ribadendo la liceità delle coppie di fatto. Il caso in particolare riguarda una coppia sposata emiliana in cui il marito ha cambiato sesso: i due hanno ottenuto di veder riconosciuto il matrimonio. Che ne pensa?

Maurizio Botta: Il problema in questo caso non è un problema confessionale, bensì antropologico. Ci sono visioni antropologiche che non sono compatibili tra loro rispetto a cosa sia l’uomo nella sua essenza. Il nostro stesso patrimonio genetico indica una catena maschio-femmina da cui veniamo generati e che genera a sua volta anche una necessità psicologica nell’educazione: la prole ha bisogno di uomo e donna per confrontarsi e maturare. E’ una questione antecedente al cristianesimo, perfino alla rivelazione biblica e guarda alla naturalità dell’umanità.  L’altra opzione, l’altra visione, viene dalla cosiddetta “Teoria dei generi” che ne enumera non due, ma decine, tutti componibili l’uno con l’altro. Ma la differenza in questo caso investe l’approccio con cui si guarda a questi temi: nel secondo caso abbiamo una cultura dove non c’è l’attenzione al bambino. L’attenzione è interamente focalizzata sui diritti degli adulti e sul soddisfacimento dei loro desideri, mentre nel primo caso si mette al centro di tutto le necessità del bambino. Sono due paradigmi diversi in cui o prevale l’interesse del più debole (il bambino) oppure no.

Oltre alle coppie di fatto e ai “matrimoni” tra omosessuali, si stanno – per ora casi limite non ancora regolamentati dalle legislazioni nazionali – diffondendo casi di poligamia (Olanda e Brasile) oppure addirittura casi di “matrimonio” tra uomo e animali (Australia), al fine di certificare un legame di affetto.

Maurizio Botta: Bisogna ripartire da una riflessione di Benedetto XVI,  che disse come oltre ad una corretta e opportuna “attenzione all’ecologia a 360 gradi” fosse necessaria anche una “attenzione a preservare  anche l’ecologia umana”. Il matrimonio come istituto giuridico nasce dalla presa d’atto di un dato di fatto e di natura, come ho già spiegato. Invece se il centro della questione diviene il legame di affetto allora si confondono i piani e si apre ad ogni tipologia di legame affettivo e tutto diviene “matrimonio”. Distinguiamo quindi tra poligamia e poliamore, che è questo il tema della nostra contemporaneità: tutti sono sposati (o sposabili) con tutti. Se si norma il desiderio tutto è possibile. Molto semplicemente verranno normati quei desideri di chi ha il potere politico e comunicativo di trasformarli in “diritti”. Ma poiché i desideri sono infiniti, va da sé che non c’è più un limite a cui appellarsi.

Non è una questione solo italiana…


Maurizio Botta: E’ una trasformazione che coinvolge tutta l’Europa, oggi lo vediamo in Francia, in Olanda e lentamente con l’approvazione di singole legislazioni si arriverà ad uniformare la questione in tutta la UE. E’ un percorso che va avanti quasi per inerzia e anche in Italia si arriverà alla “parità giuridica”. La forza mediatica è tale che è l’immaginario collettivo ad essere sotto attacco, se la retorica dei mass media dice che chi si oppone al matrimonio omosessuale è un “retrogrado” o un “omofobo”, insomma se si dà a priori una caratura negativa a chi dice quello che pensa e vuole ragionare, allora nessuno si oppone, se non in cuor suo e allora di fronte ad un provvedimento di legge nessuno protesta. Ma se si ha la forza di imporre un tema su tutti i media, allora forse non c’è tutta questa discriminazione, o no?

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