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La Teoria del Genere a scuola: se ne parla al Consiglio d’Europa

@DR
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Luca Volontè, presidente del gruppo PPE presso l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, contesta l'opera di “decostruzione” del governo francese

Il 4 giugno 2013, il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa ha presentato una richiesta scritta, che mette in discussione l’intenzione, da parte del governo francese, di “decostruire gli stereotipi del genere” attraverso la scuola, nei bambini dai sei anni d’età.

Il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa raggruppa i rappresentanti dei 47 Stati membri del Consiglio d’Europa. Ha il compito di sorvegliare che gli Stati democratici rispettino i Diritti umani e lo Stato di Diritto.

L’autore di questa richiesta è il signor Luca Volontè, deputato italiano, presidente del gruppo PPE (centro-destra) presso l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (APCE). Nel mese di aprile, aveva presentato la stessa richiesta per quanto riguarda la repressione della polizia durante le manifestazioni di massa in difesa della famiglia.

Questa istanza denuncia la natura ideologica della teoria del genere, e la violazione dei diritti di bambini, genitori e insegnanti che devono ricevere e impartire questo insegnamento obbligatorio. Espone anche il governo francese alla critica di altri governi europei, per costringerlo a moderare la realizzazione di questo progetto.

Si fa presente che l’eventuale soppressione del termine “genere”, nel testo definitivo della legge Peillon sulla scuola, non proibirà comunque al governo di utilizzare la scuola per “decostruire gli stereotipi del genere”. Ciò vuol dire che bisognerà prestare particolare attenzione a tutte le situazioni, nelle quali questo “insegnamento” potrebbe essere messo in pratica.

Il Comitato dei Ministri dovrà fornire una risposta scritta e circostanziata a questa istanza nell’arco delle prossime settimane.  A tal fine, sarà richiesto al governo francese di descrivere il proprio progetto e il modo in cui intende applicarlo per lo scopo suddetto.

* * *

INTERROGAZIONE SCRITTA NUMERO 638 AL COMITATO DEI MINISTRI,  DOC. 13222 | 4 GIUGNO 2013
Decostruzione obbligatoria degli “stereotipi di genere” e violazione dei diritti dei genitori
M. Luca VOLONTÈ, Italia, PPE/DC

Il governo francese si sta preparando ad introdurre, dall’inizio dell’anno scolastico 2013-2014, un nuovo corso obbligatorio di educazione sessuale basato sulla  “gender theory” per tutti i bambini dai 6 anni sia nelle scuole pubbliche che in quelle private (comprese quelle confessionali). Questo progetto governativo sta provocando grande preoccupazione tra genitori e insegnanti.

Presentato come un modo per promuovere la parità dei sessi e per combattere l’omofobia, questo corso è finalizzato a “sostituire categorie mentali come quella di ‘sesso’ (…) con il concetto di ‘genere’, che (…) mostra come le differenze tra uomo e donna non siano basate sulla natura, ma siano prodotte storicamente e replicate dalle condizioni sociali” (come affermava il 28 febbraio 2013 Julie Sommaruga, membro del Cmitato per la cultura dell’Assemblea Nazionale francese). In una lettera ai responsabili educativi del 4 gennaio, il ministro francese dell’istruzione, Vincent Peillon, ha espresso la decisione del governo di impegnarsi per produrre un cambio di mentalità tra i giovani. In questo senso, viene rivolto l’invito alle scuole affinché “distolgano gli studenti da ogni forma di determinismo, familiare, etnico, sociale o intellettuale” (L’Express, 2 settembre 2012).

Si sta ancora lavorando in questa direzione. In una relazione del dicembre 2012, l’ispettorato generale sugli affari sociali raccomandava le scuole di “combattere contro gli stereotipi sessuali (…) fin dalla più tenera età”, di decostruire la “ideologia della complementarietà” tra i sessi, e di sostituirla le parole “maschi” e “femmine” con termini sessualmente neutri come  “amici” o “bambini”. Alle scuole è richiesto di prevenire il processo di  “differenziazione basata sul genere sessuale” e l’acquisizione psico-sociale da parte del bambino della sua identità sessuale.

Questa presunta “istruzione” non ha fondamento scientifico, cioè, per la maggior parte della popolazione (che non aderisce a questa “gender theory”) costituisce un indottrinamento forzato. Essa mette in pericolo l’equilibrio psicologico del bambino e costringe i genitori ad affrontare un dilemma: spiegare ai propri figli che non devono credere a quello che viene loro insegnato a scuola o starsene tranquilli per non contrastare l’ideologia ufficiale? Se anche un solo percorso educativo sarà modificato, ciò rappresenterà una palese violazione dell’interesse del bambino e dei diritti naturali dei genitori.

La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo afferma che “la famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società” (articolo 16.3) e che “i genitori hanno diritto di priorità nella scelta di istruzione da impartire ai loro figli” (articolo 26.3). Nel ratificare la Convenzione internazionale sui diritti civili e politici, gli Stati hanno sottoscritto di “rispettare la libertà dei genitori (…) di assicurare ai propri figli un’educazione religiosa e morale conforme alle loro convinzioni” (articolo 18.4). In modo ancora più esplicito, la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo afferma che “nell’esercizio elle sue funzioni in materia di istruzione e insegnamento, lo Stato deve rispettare il diritto dei genitori di fornire questi ultimi secondo le proprie convinzioni filosofiche e religiose” (protocollo, articolo 2).

Luca Volontè,

Chiede al Comitato dei Ministri,

Che quest’ultimo possa riconfermare:

– che l’insegnamento deve essere obiettivo e che in  democrazia lo Stato non ha il diritto di manipolare le menti dei bambini?

– che i genitori, e non lo Stato, sono responsabili dell’educazione dei loro figli?

Quali azioni intende prendere il Comitato dei Ministri per assicurare che i contenuti scolastici in questione non costituiscono un indottrinamento, ma che, al contrario, sono obiettivi e rispettosi dei diritti di bambini e genitori?

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