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I mormoni sono cristiani?

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Luis Santamaría del Río - pubblicato il 05/06/13

La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (mormoni) si presenta come un movimento cristiano ma la nuova rivelazione introdotta dal suo fondatore include una dottrina che in fondo è un politeismo incompatibile

1. La confessione di fede dei mormoni ha un’apparenza cristiana, ma le dottrine si allontanano dalla fede che confessano tutte le Chiese cristiane.

Ci sono dei requisiti minimi per considerare “cristiano” un movimento in base alle sue dottrine. Fondamentalmente, ciò che viene richiesto è che, seguendo la Bibbia, confessi il Dio trinitario, l’incarnazione del Verbo eterno in Gesù e il Battesimo come mezzo di unione a Cristo. La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (CGCSUG) presenta le sue convinzioni di base nei cosiddetti “Articoli di fede”, 13 punti dottrinali che, a giudizio di qualsiasi lettore, sembrano totalmente assumibili da parte di un cristiano. I mormoni affermano infatti di essere cristiani.

Se si guarda con attenzione alla dottrina di questa Chiesa su Dio, però, si constata che, anche se nei suoi “Articoli di fede” sembra trasparire una fede trinitaria appropriata (il primo articolo dice “Crediamo in Dio l’Eterno Padre, e in suo Figlio Gesù Cristo, e nello Spirito Santo”), non si tratta dello stesso Dio in cui credono i cristiani, siano essi cattolici, anglicani, ortodossi o protestanti. In realtà, la dottrina mormone è in fondo un politeismo, visto che le persone della Trinità hanno categorie diverse, e sono arrivate ad essere “dèi” mediante un processo evolutivo di divinizzazione. Per questo anche gli uomini possono arrivare ad essere dèi: “Dio è stato uomo prima di essere Dio, anche noi saremo dèi”, dice uno degli autori. Uno dei fondatori di questa Chiesa ha affermato in un discorso quando segue: “Se prendessimo un milione di pianeti come questo, e il numero delle loro particelle, troveremmo che ci sono più dèi che particelle di materia in tutti questi pianeti e mondi”.

2. La Santa Sede ha affermato chiaramente che la Chiesa cattolica non accetta come valido il battesimo amministrato dai mormoni, perché alla base c’è il politeismo.

Nel 2001 la Congregazione per la Dottrina della Fede, alla domanda che le avevano posto vari vescovi del mondo sulla validità del battesimo amministrato da questa Chiesa, ha risposto affermando che non è valido. Di fronte allo stupore che può suscitare questa risposta, trattandosi di un battesimo con acqua e con la formula tradizionale, il teologo Luis F. Ladaria ha scritto un lungo articolo spiegando le ragioni fondamentali. Tra queste, la più importante è il fatto che “non c’è una vera invocazione della Trinità perché il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, secondo la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo giorno, non sono le tre persone nelle quali sussiste l’unica divinità, ma tre dèi che formano una divinità. Ognuno è diverso dall’altro, anche se esistono in armonia perfetta”. E afferma questo basandosi sui testi dogmatici di questa Chiesa.

Più avanti segnala che “la divinità ha avuto origine quando i tre dèi decisero di unirsi e formare appunto la divinità per operare la salvezza dell’uomo”, e in questo modo Dio e l’uomo hanno la stessa natura. L’unica differenza tra loro è di carattere evolutivo: “Dio Padre è un uomo esaltato, oriundo di un altro pianeta, che ha acquistato il suo status divino tramite una morte simile a quella umana, via necessaria alla divinizzazione”. Non basta: Dio Padre ha avuto parenti, e anche una moglie, una Dea Madre. Ciò non solo si allontana dalla retta fede cristiana, ma si distanzia anche molto dall’islam e dall’ebraismo, fuori dall’orbita della fede in un unico Dio.

3. Un problema fondamentale che pone il credo mormone è la rivelazione divina, che si ritroverebbe non solo nella Bibbia, ma anche nel Libro di Mormon.

L’8º articolo di fede della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni afferma: “Crediamo che la Bibbia sia la parola di Dio fin dove è tradotta correttamente; crediamo anche che il Libro di Mormon sia la parola di Dio”. Qui si osserva che, accanto alla Bibbia, si pone sullo stesso livello di importanza dottrinale la nuova rivelazione che il fondatore della setta, il profeta Joseph Smith, ha ottenuto da Dio nel XIX secolo negli Stati Uniti. Nella loro attività di proselitismo, i missionari mormoni insistono sulla centralità della Bibbia, per avvicinarsi ai cristiani con maggiore facilità, ma è verificato che poi tutto ruota intorno al Libro di Mormon, il cui sottotitolo recita “Un altro testamento di Gesù Cristo”.

In questo testo, il cui “ritrovamento” fisico da parte di Smith è una storia fantastica senza alcuna base seria, si racconta una sorta di storia della salvezza parallela che pone al centro il Nordamerica, che sarebbe stato colonizzato ai tempi dell’Antico Testamento da tribù di Israele e che, nel momento centrale della storia, sarebbe stato visitato da Gesù Cristo, che avrebbe riservato a questa zona un posto speciale nella sua missione salvifica. Gli archeologi e gli studiosi mormoni hanno voluto dimostrare la veracità dei fatti raccontati in questa nuova rivelazione, ma non si è mai potuto sostenere nulla di serio basandosi sulle loro pagine fantascientifiche (che per alcuni autori sono un plagio di un romanzo pseudostorico).

4. Come altre sette di impronta cristiana, la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni ritiene che la rivelazione sia aperta, e per questo non può assicurarsi una tradizione dottrinale.

I mormoni considerano il loro movimento “la Chiesa restaurata”, qualcosa voluto da Dio dopo il fallimento delle Chiese cristiane storiche. Su questa convinzione influisce fortemente un principio teologico che riassumono nel loro 9º articolo di fede: “Crediamo tutto ciò che Dio ha rivelato, tutto ciò che rivela attualmente, e crediamo che rivelerà ancora molte questioni grandi e importanti relative al regno di Dio”. Ciò vuol dire che per la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni Dio non ha rivelato tutto in Gesù Cristo, come credono i cristiani, per i quali la rivelazione si è conclusa con la morte dell’ultimo apostolo, e dopo la Scrittura c’è il tempo della Tradizione.

Ciò si può vedere chiaramente anche nella nomenclatura usata nella setta, in cui si definisce “dodici apostoli” il Quorum o cupola suprema dei mormoni. Osserviamo che non ci si autodefinisce “successori degli apostoli”, come accade nella Chiesa cattolica e in altre comunità cristiane con i vescovi, ma direttamente “apostoli”. Il presidente della Chiesa mormone viene chiamato profeta ed è considerato supremo rivelatore nell’attualità del disegno divino. Per questo la rivelazione è aperta e nelle dottrina mormone possono cambiare elementi sostanziali, come di fatto è accaduto nel corso della storia.

5. Anche la prassi liturgica mormone si separa dal cristianesimo, con riti estranei alla fede in Gesù, come i sacramenti che si celebrano per i morti.

Da un lato i mormoni hanno una serie di riti pubblici, come il battesimo, la riunione sacramentale e la Cena, oltre all’imposizione delle mani per avere il sacerdozio di Melchisedek, o il matrimonio ordinario. Dall’altro lato ci sono i riti privati, riservati solo a coloro che hanno un determinato grado di iniziazione e che si celebrano nei loro templi, come il matrimonio sigillato (che unisce per l’eternità) o due curiosi riti estranei al cristianesimo: il battesimo per i morti e il matrimonio per i morti. Queste celebrazioni sono necessarie per poter “ascendere” nella gloria in quel politeismo descritto in precedenza.

Da questi ultimi riti deriva l’affanno mormone per la genealogia e lo studio degli antenati. I mormoni hanno bisogno di sapere chi sono i propri antenati per poter celebrare per loro, in modo vicario, questi riti, perché i defunti possano beneficiare dei loro effetti speciali in cielo. La Santa Sede ha parlato anche di questo, esortando le parrocchie e le diocesi a non permettere la copia di libri sacramentali da parte dell’istituzione mormone, che si dedica a microfilmare documentazione antica in tutto il mondo.

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