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Quale relazione intercorre tra religioni e sistema artistico?

@Rodolfo Papa
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Ogni sistema di segni esprime un insieme di credenze, una visione religiosa del cosmo e dell’uomo

Con l’espressione sistema artistico intendo quell’insieme di principi e regole che sottendono un sistema di segni, articolandone il significato. Così per esempio sono sistemi artistici diversi il sistema figurativo, il sistema non figurativo e quello aniconico. Con religione intendo qualsiasi sistema di credenze, di ogni epoca e luogo. Interrogarsi sulla relazione che intercorre tra religioni e sistemi artistici può aprire un vasto dedalo di strade, articolate in riflessioni su aspetti spesso poco scandagliati dell’arte, della sua storia, delle sue teorie, e in ultimo anche dell’arte sacra in quanto tale.

La domanda iniziale si precisa in una domanda ulteriore, dalla risposta più impegnativa, ovvero: il legame tra religioni e sistemi artistici è in qualche modo imprescindibile, esiste una sorta di relazione di reciprocità biunivoca tra un mondo di credenze e il mondo dei segni che ne è espressione? Questo tipo di riflessione può essere percorsa prendendo in considerazione la storia dei popoli, delle loro religioni e delle loro espressioni artistiche, indagando tutto con sensibilità antropologico-culturale, stando attenti non solo a registrare fatti, ma a cercare collegamenti e motivazioni.

Nel breve spazio di questo mio intervento, cercherò di raccogliere alcuni indizi in questo percorso storico-artistico-culturale, proponendo solo alcuni spunti di riflessione, utili per una teorizzazione più ampia e sistematica. Alcune relazioni tra religione e arte sono ben note, anzi possono fungere da punti di riferimento paradigmatici. Così per esempio, è ben conosciuto il nesso tra l’aniconismo e l’Islam, motivato dalla necessità teologica di non avere rappresentazioni figurative all’interno del complesso sistema di decorazioni simboliche dei luoghi sacri. Altrettanto conosciuto e studiato è il divieto della raffigurazione antropomorfa nella tradizione ebraica, che si pone in una evidente relazione con un sistema teorico che ha sviluppato, nel corso della plurimillenaria storia del popolo ebraico, molteplici possibilità simboliche in segni astrattizzanti o decorativi, capaci di tradurre in arte un intero mondo sapienziale, come nel caso delle decorazioni tessili dei tappeti sefarditi. Dunque il monoteismo ebraico e il monoteismo islamico pongono una chiara opzione per sistemi fondamentalmente non figurativi.

Molto interessante è l’analisi delle espressioni artistiche di popolazioni che praticavano, o tuttora praticano, culti naturalisti, animisti, panteisti, in quanto si nota nei manufatti prodotti da tali culture un sistema segnico ricorrente, ovvero una vasta gamma di segni zoomorfi, fitomorfi e soprattutto informali e astratti di tipo geometrico o amorfo; questa ricorrenza di un vocabolario pur vasto di segni ma tutti ricadenti entro un sistema che tende alla geometrizzazione e alla stilizzazione, fa comprendere come questo immenso vocabolario di segni, forme e composizioni abbia una relazione profonda con il fitto mondo di spiriti e di esseri più o meno demoniaci che abita la dimensione cultuale e culturale di tali popolazioni.

L’antropologia culturale e la storia delle arti, lavorando insieme, svelano un mondo di manufatti, che vanno dai semplici utensili domestici fino ai veri e propri strumenti per il culto, intrisi di segni apotropaici, di mappature di spiriti positivi o negativi che presiedono e proteggono un luogo o una attività o una determinata azione umana. A ben studiare, questa tipologia di sistema rappresentativo è forse una delle più diffuse sul pianeta e cronologicamente è tra le prime a comparire nell’immenso mondo delle espressioni artistiche. Ne troviamo infatti espressione, in una sommaria catalogazione di reperti che voglia abbracciare molteplici dimensioni culturali, in molteplici esempi: dai disegni rupestri ai tapa polinesiani, dai vasi di Kamares alle decorazioni di tamburi lapponi, dalle olle italiche dell’età del ferro, alle stele daunie del V secolo a.C., ai mandala tibetani. Un senso diffuso della sacralità, che va a coincidere con il mondo naturale, e si nasconde e si esprime nelle forze della natura, dà dunque luogo a visioni cosmologiche in cui prevale la simbologia geometrica e il segno astratto.

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