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Bagnasco: il lavoro e il rilancio dell'industria, priorità in Italia

FILIPPO MONTEFORTE

Chiara Santomiero - pubblicato il 24/05/13

Giusto il richiamo di papa Francesco ai vescovi italiani: spetta alla CEI trattare con la politica

L’immagine dei vescovi riuniti attorno alla tomba di S. Pietro per la professione di fede insieme a Papa Francesco: è questa l’istantanea con la quale vuole essere ricordata la 65^ Assemblea generale della Cei che si è svolta a Roma dal 20 al 24 maggio sotto la guida del cardinale presidente Angelo Bagnasco sul tema dei criteri di scelta e formazione degli educatori nella comunità cristiana.


“Il cuore dell’assemblea – ha affermato Bagnasco durante la conferenza stampa conclusiva – è stato l’incontro con il Santo Padre” che ha espresso “con parole e gesti non solo cordialità ma affetto e stima per il nostro lavoro”.

L’INCONTRO CON IL PAPA


Francesco, dopo il saluto del cardinale presidente, parlando a braccio, aveva affermato che la Chiesa italiana ha tanti compiti, primo fra i quali “il dialogo con le istituzioni culturali, sociali, politiche, che è un compito vostro e non è facile”. A questo si aggiunge l’impegno con “le conferenze regionali, perché siano la voce di tutte le regioni, tanto diverse” ; e quello rispetto alle diocesi per le quali c’è una commissione “per ridurre un po’ il numero delle diocesi tanto pesanti”. “Andate avanti con fratellanza, la Conferenza episcopale vada avanti con questo dialogo – ha ribadito il Papa -, come ho detto, con le istituzioni culturali, sociali, politiche. E’ cosa vostra. Avanti!”.


CEI E POLITICA


Su queste parole si è innestata la curiosità dei giornalisti, molti dei quali avevano presente la lettera inviata nel 2007 al presidente Bagnasco dal Segretario di Stato della Santa Sede, cardinale Tarcisio Bertone, con la quale sembrava volesse esautorare la Cei dei rapporti con la politica. Le parole del Papa secondo Bagnasco “riprendono e confermano il documento in vigore circa la natura e i compiti delle conferenze episcopali nel mondo”. “La regola – ha aggiunto Bagnasco – è sempre rimasta quella dei documenti ufficiali. Quanto ad altri interventi o sono veramente della Chiesa, ufficiali e dunque per tutti, o sono auspici, sottolineature e eccezioni. E quella lettera pregressa ritengo che fosse un auspicio che conteneva però anche una generosa disponibilità ad aiutarci, farsi carico di questi rapporti. Tuttavia la regola del motu proprio 'Apostolos Suos' del 1998 non è mai stata abrogata per nessuno. E ieri il Papa l'ha ribadita”.

L’ACCORPAMENTO DELLE DIOCESI

Per quanto riguarda la Commissione sulle diocesi – 226 quelle italiane in un territorio di 300 mila chilometri quadrati – questa ha concluso il suo lavoro da circa un anno e ha consegnato il risultato alla Congregazione dei vescovi dalla quale era giunta la sollecitazione. Tuttavia, ha precisato Bagnasco, scopo del lavoro era non fare proposte di accorpamento ma “individuare criteri per un’eventuale rivisitazione della situazione”. “Il numero degli abitanti, l'estensione territoriale, le particolari tradizioni di radicamento religioso”: sono questi i criteri enumerati dal cardinal presidente per il quale le diocesi italiane “sono molte, che siano anche troppe è un altro discorso. Certo, non c’è paragone con il resto del mondo, ma ciò è dovuto alla nostra Storia particolare, che tutti noi conosciamo”. Il numero delle diocesi è stato comunque già ridotto nel tempo anche se in diverse diocesi accorpate “si fa ancora fatica”.

L’INVITO ALLA VIGILANZA

“L’appello alla vigilanza cristiana – ha risposto Bagnasco ai giornalisti che gli chiedevano un commento sulle parole del Papa durante la meditazione alla tomba di S. Pietro – non è mai inutile o inopportuno per nessuno”. Francesco, invitando alla vigilanza aveva messo in guardia i vescovi dal rischio, tra l'altro, della “carriera”, della “lusinga del denaro”, dei “compromessi con lo spirito del mondo” che rendono il pastore “un funzionario, un chierico di Stato preoccupato più di sé, dell'organizzazione e delle strutture, che del vero bene del Popolo di Dio”. “Le parole del Santo Padre – ha proseguito Bagnasco – sono decisamente e sempre opportune perché c'è sempre necessità di richiamarci alla santità della quale fa parte la “vigilanza sul denaro, l'attaccamento personale, la tentazione del prestigio”. Di conseguenza “ci siamo sentiti accanto a lui in questo impegno di santificazione e vigilanza con noi stessi.Tra le altre questioni affrontate con la stampa, l’allarme lanciato dagli industriali e il referendum di Bologna sul finanziamento delle scuole per l’infanzia private.

L’ALLARME DI CONFINDUSTRIA

Il cardinale presidente della Cei condivide l'allarme lanciato dalla Confindustria: “Da tempo – ha affermato Bagnasco – c'è sul tavolo questo problema, dobbiamo tutelare il patrimonio industriale del Paese”. Sono a rischio “i più grandi 'gioielli di famiglia', da tempo in difficoltà”.  Secondo Bagnasco il problema “deve essere affrontato in un'ottica anche industriale, non solo finanziaria. C'è rischio che questi gioielli possano essere venduti per risanare buchi debitori. Il timore è che si segua invece un approccio esclusivamente finanziario che è chiaramente limitato”.

LA SCUOLA CATTOLICA

“La questione – ha affermato Bagnasco rispetto al referendum di Bologna – è il diritto dei genitori di educare i figli e si tratta di un principio inalienabile". “Oneri o non oneri è secondario”, ha detto tagliato corto il presidente della Cei ricordando che quello dei genitori all’educazione dei figli è un diritto riconosciuto da tutti, ma spesso impossibilitato perché i genitori, pur con tutti i sacrifici, non riescono più a pagare la retta, sebbene spesso molto bassa”. Bagnasco ha richiamato anche i giornalisti a un dovere di corretta informazione a proposito delle scuole cattoliche: “non si tratta di scuole private ma paritarie, cioè pubbliche perché riconosciute dallo Stato. Altrimenti si imposta male il problema e il dibattito nell’opinione pubblica dando l’idea del privilegio”.

RIPARTIZIONE OTTO PER MILLE

Tra gli adempimenti della 65^ Assemblea c’è stato l’approvazione dei criteri per la ripartizione delle somme derivanti dall’otto per mille nel 2013. La somma complessiva risulta pari a 1.032.667.596,34 euro. Nel 2012 il totale disponibile era di 1.148.076 euro. Il calo è, quindi, di 115.409 euro. I dati del 2013 (relativi alle dichiarazioni dei redditi del 2010 su redditi del 2009), pubblicati in occasione dell’assemblea, mostrano che i fondi per le esigenze di culto e pastorale passano da 479.226 euro a 420.667 euro; quelli per gli interventi caritativi da 255mila a 240mila euro; quelli per il sostentamento del clero aumentano da 363.850 a 382.000 e l'accantonamento a futura destinazione per culto, pastorale e carità cala da 50mila a -10mila. Il calo, ha sottolineato il cardinale Bagnasco illustrando i dati nella conferenza stampa, è dovuto “soprattutto” al “monte complessivo dell'Ire che è diminuito” a causa della crisi economica. Ma non c'è un calo effettivo dei fondi alla carità: “Non dovete farvi ingannare, la realtà è un'altra”, ha precisato Bagnasco spiegando che nel bilancio non c’è più una somma destinata all’acquisto, ormai completato, della struttura di Caritas italiana. Il numero di firme destinate alla Chiesa cattolica è diminuito, secondo Bagnasco di uno “zero virgola” ma è previsto per l'anno prossimo un aumento  di “zero virgola”.

APPUNTAMENTI ECCLESIALI

L’assemblea della Cei, ha informato Bagnasco, ha anche definito il titolo del prossimo Convegno ecclesiale nazionale che si svolgerà a Firenze nel 2015 sul tema “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo”. Tra i prossimi appuntamenti ecclesiali una comunicazione è stata dedicata alla Settimana sociale dei cattolici italiani che avrà luogo a Torino dal 12 al 15 settembre prossimi sul tema “La famiglia, speranza e futuro per la società italiana” e un’altra alla Giornata mondiale della Gioventù di Rio de Janeiro (23-28 luglio) dove sono attesi circa 7 mila giovani italiani.

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