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Bagnasco: pensare alla gente è una responsabilità di tutti

©MASSIMILIANO MIGLIORATO/CPP

Chiara Santomiero - pubblicato il 20/05/13

Il commento di Gianni Bottalico, presidente delle Acli, all’appello del presidente della Cei

“Pensare alla gente: questa è l’unica cosa seria”: è il severo richiamo alla responsabilità di ciascuno, ma in primo luogo di chi riveste responsabilità istituzionali, in questo momento di grave difficoltà per il paese che è venuto dal presidente della Cei, il cardinal Angelo Bagnasco, all’inizio dei lavori della 65^ Assemblea generale dei vescovi italiani aperta oggi a Roma. Bagnasco è tornato ad insistere sulla necessità di affrontare il disagio sociale diffuso, specie tra i giovani, a causa della mancanza del lavoro. Un appello condiviso dal presidente delle Acli (Associazioni cristiane lavoratori italiani) Gianni Bottalico.

“La lama più dolorosa nella carne della gente”: così Bagnasco definisce la mancanza del lavoro. Quanto è drammatica la situazione?

Bottalico: Quello del presidente della Cei è un grido di dolore pienamente condivisibile: la mancanza di lavoro è una piaga che si sta allargando sempre più. Già da qualche anno verifichiamo l’incombere di questa tragedia. Nel mio precedente incarico di presidente delle Acli di Milano ho collaborato all’iniziativa dell’allora arcivescovo, cardinale Tettamanzi, dell’istituzione del Fondo Famiglia Lavoro per le famiglie in difficoltà a causa della crisi economica: stiamo parlando già del 2009 in una provincia ricca di risorse come quella di Milano. Oggi la situazione non è al limite della sopportazione ma già oltre, come dimostra il moltiplicarsi di casi di diverse persone che, ormai prive di speranza, si tolgono la vita.

Il cardinale Bagnasco richiama soprattutto le forze politiche a uno sforzo di responsabilità: come giudica l’impegno del governo in questo campo?

Bottalico: Intravedo nel governo Letta la disponibilità a prendere in mano la situazione mettendo insieme una compagine così composita. Da parte nostra c’è un richiamo al governo perché si faccia promotore di un tavolo in cui affrontare problematiche che si intrecciano: oltre al lavoro c’è il sistema di welfare per le famiglie così come riforme istituzionali non più rinviabili. Occorre un grande piano di sviluppo che guardi senz’altro alla condizione del mondo giovanile ma anche ai 45-50enni che hanno perso il lavoro. Tuttavia, come ho sottolineato nel Consiglio nazionale delle Acli di qualche settimana, da questa situazione non si può uscire senza un “leale patto” tra istituzioni, imprese, famiglie e Terzo settore sul tema del lavoro. Occorrono certamente iniziative forti della politica ma anche l’impegno di ognuno per ricostruire un tessuto sociale lacerato. Anche a costo di rinunciare ognuno a qualcosa, dando la disponibilità per qualche sacrificio per il bene di tutti. Se non si fa questo la prospettiva del “bene comune” diventa irrealizzabile

Nella prolusione viene sottolineato il richiamo del papa contro il “lavoro che schiavizza”.

Bottalico: Il papa ci richiama ad allargare lo sguardo a realtà di forte sfruttamento del lavoro che danno spesso luogo a tragedie come quella avvenuta di recente in Bangladesh dove è crollato un edificio fatiscente nel quale lavoravano in condizioni disumane migliaia di lavoratori per confezionare prodotti per i nostri mercati. Come Acli continuiamo a ripetere che oltre la globalizzazione dei mercati occorre anche quella dei diritti, con il rispetto per la dignità dei lavoratori e delle condizioni di lavoro: ciò che il beato Giovanni Paolo II chiamava “lavoro decente”. Guardo con molta speranza alla fermezza con la quale papa Francesco denuncia il “lavoro schiavizzante” per acquistare maggiore consapevolezza da parte di tutti. Questa crisi, come hanno sottolineato più volte sia Benedetto XVI che Francesco, è un’opportunità per ricostruire la convivenza sociale su modelli differenti da quelli che si sono rivelati fallimentari. Vedo invece la politica in forte affanno nell’affrontare analisi che consentano di individuare gli errori commessi in passato per aprire nuove prospettive.

E per quanto riguarda il lavoro festivo?

Bottalico: I tempi del lavoro dovrebbero essere conciliabili con quelli della famiglia e delle relazioni sociali: per questo il richiamo della Cei è sacrosanto. Anche noi abbiamo aderito con convinzione all’iniziativa per la chiusura dei centri commerciali nei giorni festivi: non è solo in gioco il giusto riposo dei lavoratori, ma anche il rischio di spostare la nostra vita dalle piazze e dagli oratori ai centri commerciali. E’ in gioco il senso stesso del nostro convivere.

Bagnasco ha ricordato come si siano moltiplicate da parte della Chiesa le iniziative per venire in soccorso a chi è in difficoltà: che tipo di risposta è stata data?

Bottalico: Ciascuna Chiesa locale ha tentato di dare una risposta al dilagare delle necessità legate alla crisi economica, senza un modello unico ma leggendo la realtà del proprio territorio. A Milano si è deciso di dare un aiuto concreto alle famiglie in difficoltà, altrove hanno organizzato cooperative di lavoro. Tutte queste esperienze hanno purtroppo in comune di essere delle soluzioni “tampone”, non risolutive a livello strutturale. Sono però esperienze molto importanti non solo per la Chiesa e per il Paese ma anche per tutti noi perché cementano la solidarietà. La crisi è stata un’occasione per riproporre in modo forte nella Chiesa la questione sociale ed essere più vicini alle persone: infatti non è la prima volta che il presidente della Cei affronta questi temi. E il contributo della Chiesa rappresenta in questo momento per il Paese una grande risorsa.

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