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Bagnasco: investire nel lavoro più che accumulare capitale

@Luana Monte
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L’uomo al centro del processo di sviluppo nel nuovo Rapporto-proposta del Progetto culturale della Cei

E’ intitolato “Per il lavoro” il Rapporto-proposta sulla situazione italiana curato dal Progetto culturale della Cei e presentato nella sede romana della Casa editrice Laterza dall’ex presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Camillo Ruini. Un testo del presidente attuale della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco, trattenuto a Genova dall’attesa del recupero dell’ultima vittima della tragedia del porto, è stato letto da mons. Mariano Crociata, segretario dell’organismo di coordinamento dei vescovi italiani. “La crisi – ha affermato Bagnasco – impone di superare innumerevoli ostacoli e di liberarsi di pesanti zavorre che impediscono di offrire riposte adeguate e di generare speranza”.
 
In effetti il Rapporto non lascia molto spazio all’ottimismo. Parte da una riflessione sulla crisi attuale del senso del lavoro e traccia un quadro preoccupante della situazione italiana dove la difficoltà di inserimento soprattutto di donne e giovani raggiunge livelli da allarme rosso. “La crisi economica e finanziaria degli ultimi anni – denuncia il Rapporto – ha solo esasperato, nella sua severità e persistenza, i precari equilibri di un mercato del lavoro poco inclusivo e storicamente condizionato da un tasso di occupazione largamente insufficiente a garantire la sostenibilità del welfare”. I dati parlano da soli: 22 milioni soltanto di occupati su una popolazione di 60 milioni di abitanti. Diffuso anche il fenomeno dei Neet, cioè le persone (individuate con un acronimo inglese) sfiduciate che hanno ormai gettato la spugna rispetto alla possibilità di trovare un impiego o di studiare. L’indagine del Progetto culturale analizza anche la condizione del credito alle famiglie e alle imprese, gli investimenti nella ricerca, la partecipazione degli immigrati e il ruolo dei media.
 
“La soluzione dei problemi legati al lavoro – ha affermato Bagnasco – necessita di un profondo rinnovamento strutturale che ponga l’uomo al centro del processo di sviluppo”. Per il presidente della Cei è necessario che “si inverta la priorità tra lavoro e capitale” in quanto un sistema che subordini il primo al secondo “si rivela più preoccupato di accumulare che di investire e una società che sacrifica la crescita per puntare su un guadagno facile e immediato destina se stessa all’impoverimento e alla recessione”.
 
“Il Rapporto – ha insistito il cardinal Ruini – conferma e documenta quello che sappiamo” cioè “un declassamento dell’Europa e in particolare dell’Italia, non solo congiunturale e non imputabile soltanto a qualche fattore specifico, ad esempio la politica”. Per questo c’è la necessità di “rimettersi in discussione, attraverso un processo che deve andare in profondità, rimodellando la nostra auto-comprensione e auto-interpretazione, sia personale sia collettiva: da quella delle famiglie a quella complessiva della nazione”.
 
A questo proposito, come ha ribadito ad Aleteia, il cardinale Ruini ha un consiglio per i giovani: “accettare il più possibile il lavoro che viene proposto, per fare poi un passo in avanti. Non fermarsi allo stadio astratto del desiderio, delle velleità”. In questo atteggiamento “c’è anche una prospettiva di miglioramento della società nel suo complesso”. Infatti “mano a mano che ci impegniamo di più, le piccolo trasformazioni convergono in trasformazioni più grandi anche di ordine sociale”.
 
Ma perché Ruini ha raccomandato agli estensori del Rapporto un capitolo sul lavoro intellettuale? “Il lavoro intellettuale è fondamentale, è la molla principale di sviluppo, basta guardare a come il mondo è cambiato a causa delle scienze. Senza le scienze vivremmo ancora come si viveva 3-400 anni fa. Di questo erano già consapevoli i filosofi del 1600 come Cartesio che nel Discorso sul metodo afferma che attraverso le scienze cambierà la vita dell’uomo. E difatti è cambiata. Non basta fare il lavoro scientifico: occorre avere consapevolezza di come rappresenti un fattore determinante”.
 
I tempi non sono facili e il cardinale non ha nascosto la preoccupazione: “Sono speranzoso – ha concluso per Aleteia – nel senso che sono convinto che dobbiamo cercare di fare, di impegnarci, ma preoccupato perché questa è la realtà del nostro Paese ed è molto difficile”.

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