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Diritti gay, matrimonio e genitorialità: è possibile solo lo scontro frontale?


© PIERRE ANDRIEU / AFP
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In Francia il movimento della “Manif pour tous” è trasversale e spiazza la politica, in Italia la bagarre dei partiti sembra spiazzare un dibattito costruttivo


In Francia ci si appresta a vivere, dopo quella del 13 gennaio scorso, un’altra grande manifestazione del movimento della Manif pour tous (“manifestazioni per tutti”): il 26 maggio, infatti “centinaia di migliaia di oppositori alla legge sul matrimonio tra omosessuali”, approvata il 23 aprile, “si riverseranno di nuovo nelle strade di Parigi” per protestare contro la recentissima legge Taubira.  Un movimento che non si ferma, nonostante “il 26 maggio il Consiglio costituzionale avrà però già espresso il proprio parere e, verosimilmente, dato il via libera alla legge che sarà promulgata dal presidente della Repubblica” (Tempi.it, 8 maggio).



Anche per questo, Oltralpe ci si interroga già sul futuro della “Manif”. Secondo il professor Guillaume Bernard dell’Ices (Institut catholique d’études supérieures) le opzioni possibili sono due: “la prima è di diventare un partito” anche se avverte che “un partito politico non può essere monotematico” perché “su altre questioni politiche il rischio potrebbe essere quello della divisione o di caricaturale la dottrina cattolica”. La seconda opzione è quella di costituire una lobby soprattutto “per fornire argomenti per delle proposte legislative” (Famillechretienne.fr, 7 maggio).

E mentre in Francia l’espressione lobby ha una connotazione nient’affatto negativa e la questione del marriage pour tous (“matrimonio per tutti”) è stato ed è oggetto di corposo dibattito culturale prima che politico, in Italia, il tema sembra buono solo in campagna elettorale o emergere se innescato da una polemica tra esponenti di partito. Recentissimo il caso che ha visto la levata di scudi “delle associazioni per i diritti degli omosessuali e di esponenti di Pd e Sel contro la nomina di Micaela Biancofiore a sottosegretario alle Pari Opportunità”, accusata di essere “una che «discrimina» i gay” (Avvenire, 4 maggio).

La bagarre è poi trascesa. Alla fine “com'è noto, solo perché delle associazioni gay hanno alzato la voce, il presidente del consiglio Enrico Letta ha revocato all’onorevole Michaela Biancofiore l’incarico”. Ci si domanda se “associazioni quali Arcigay, Arcilesbica, GayLib, Gaynet” effettivamente “abbiano interpretato i sentimenti di tutta la popolazione omosessuale italiana” E qualcuno addirittura parla di “dittatura dei gay” (Nuova Bussola Quotidiana, 7 maggio). La questione della rappresentatività c’è ed è effettivamente dimostrata anche dal caso francese. La Manif pour tous ha infatti mobilitato cittadini francesi di tutte le sensibilità o appartenenze filosofiche, religiose, politiche. E la legge “non riscontra l'unanimità tra gli omosessuali” (Zenit.org, 13 gennaio).



Diceva bene Adriano Pessina, direttore del Centro di Ateneo di Bioetica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore: “Nel dibattito – che spesso assume i toni dello scontro – tra chi nega e chi afferma che le coppie omosessuali abbiano i medesimi diritti riconosciuti alla famiglia, il vero pericolo è la logofobia, cioè la paura di argomentare serenamente intorno a uno snodo teorico e pratico molto rilevante, sia sul piano culturale sia su quello sociale” (L'Osservatore Romano, 13 gennaio).

Da questo punto di vista, in Francia, il profilo scelto dalla Chiesa cattolica “la cui azione è stata decisiva per la nascita del movimento” è chiaro: essa stessa si è “mostrata preoccupata dei rischi di una deriva politicista. Ha detto il cardinale André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi, nel suo ultimo intervento da presidente della Conferenza episcopale francese: «Il culmine del combattimento che dobbiamo condurre non è una lotta ideologica o politica»” (Tempi.it, 28 aprile).



D’altra parte, lo stesso papa Francesco, che già da cardinale non ha fatto altro che confermare il chiaro magistero della Chiesa su questi temi, in una delle sue omelie nella celebrazione mattutina con la comunità di Santa Marta ha sottolineato che i cristiani debbono costruire ponti e non muri: “Un cristiano deve annunziare Gesù Cristo in una maniera che Gesù Cristo venga accettato, ricevuto, non rifiutato”. E ha ricordato che “Paolo non dice agli ateniesi: ‘Questa è la enciclopedia della verità. Studiate questo e avrete la verità!’. No! La verità non entra in un’enciclopedia. La verità si riceve nell’incontro” (Radio Vaticana, 8 maggio).

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