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In Italia la difesa della vita “si fa in due”?


ANDREI PUNGOVSCHI

Simone Sereni - pubblicato il 06/05/13

Marcia per la vita e “Uno di noi”: il 12 maggio due iniziative pro life che rischiano di dividere



Domenica 12 maggio è in programma la terza edizione della Marcia per la vita “variegata e trasversale rappresentanza di oltre 150 associazioni e ordini religiosi” organizzata in particolare da due associazioni: “il Medv, Movimento europeo per la difesa della vita e della dignità umana, il cui presidente è Francesco Agnoli” e “Famiglia Domani, associazione presieduta da Virginia Coda Nunziante” la quale, sperando in un incontro con papa Francesco, ha annunciato che “il popolo della Marcia per la Vita domenica 12 maggio sarà presente a piazza San Pietro per il Regina Coeli” (Tempi.it, 1 maggio).

La manifestazione intende “la sacralità della vita umana e perciò la sua assoluta intangibilità dal concepimento alla morte naturale, senza alcuna eccezione, alcuna condizione, alcun compromesso” e inoltre “contro qualsiasi atto volto a sopprimere la vita umana innocente o ledere la sua dignità incondizionata e inalienabile”. Gli organizzatori sottolineano che “l’iniziativa sarà unamarcia e non una processione religiosa e come tale aperta anche ai pro life non credenti e a tutti i gruppi che potranno partecipare con i loro simboli ad esclusione di quelli politici” (marciaperlavita.it, 6 maggio).

Ora però succede che il 12 maggio sia anche la data di un’altra importante mobilitazione, che coinvolgerà direttamente le parrocchie italiane, con “l’obiettivo di 1 milione di firme, da raccogliere entro il 1 novembre”. Si tratta della campagna europea “Uno di noi”, promossa in Italia dal Movimento per la Vita di Carlo Casini e nata “per chiedere alle istituzioni di non consentire quelle sperimentazioni e manipolazioni che distruggono gli embrioni umani”. L’embrione che è appunto “uno di noi”.


Tra firme su carta e on line l’iniziativa ne ha già raccolte oltre 291 mila. “Una volta depositate le firme, la Commissione europea potrà decidere se formulare un’iniziativa legislativa in materia” (Avvenire, 4 maggio). Su questa concomitanza nel web galleggiano aperte polemiche tra “difensori della vita”, che probabilmente non aiutano la credibilità e la spendibilità del movimento pro life.

Mons. Marco Doldi, in merito alla campagna “Uno di noi”, ha affermato lunedì che l’insegnamento della Chiesa sul tema della difesa della vita “trova sempre maggiori consensi nell’ambito culturale” (Agensir, 6 maggio)
.

Ma c’è davvero, in Italia, questo consenso nel mondo della cultura? E, se è importante, si fa in modo di costruirlo? Sarebbe in effetti davvero auspicabile una esplicita convergenza sulla difesa della vita dall’inizio al suo termine da parte di non credenti o di appartenenti ad altre religioni; sul modello di quanto avvenuto per le manifestazioni di Manif pour tous, il grande movimento francese per la difesa del matrimonio tra uomo e donna e contro la legge, ormai approvata, che lo equipara all’unione tra persone omosessuali. 



Possiamo forse trovare qualche chiave di lettura nelle parole di Fabrice Hadjadj, filosofo e teologo, una delle “teste” del movimento francese. Hadjadj scriveva pochi giorni fa che “non siamo degli indignati. Ciò che ci anima è un sentimento più primitivo, più positivo, più accogliente: si tratta di quella passione che Cartesio considera la prima e la più fondamentale di tutte: l’ammirazione”. E sottolineava che “le nostre manifestazioni non sono quelle di una corporazione, ma quelle dei nostri corpi. Non partono da uno scopo politico o partitico, ma da un riconoscimento antropologico. Non cercano di prendere il potere, ma di rendere una testimonianza culturale a un dato di natura, in uno slancio di gratitudine”.

Arrivando a un interessante paradosso finale: “Come potremmo, meravigliati come siamo, lanciarci in azioni violente, denigratorie, esclusive? Una volta di più: non cerchiamo una vittoria politica. Non siamo nemmeno sicuri che ci sia veramente qualcosa da salvare in questo matrimonio privatizzato, che non ha più nulla di repubblicano da parecchio tempo. Ed è per questo che, malgrado la sconfitta legislativa (ma quando vediamo la trappola mediatica e partitica nella quale si trovano i nostri legislatori, ci domandiamo se davvero dobbiamo occuparci di questo), noi continueremo a manifestare: senza armi, senza odio, persino senza slogan, ma con la nostra piccola epifania di creature di carne, ossa e spirito” (Tempi.it, 20 aprile).

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