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Cittadinanza ai figli degli immigrati: il ministro Kyenge accelera

ANDREAS SOLARO
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Il neoministro per l’Integrazione spinge per una riforma che si basi sullo ius soli

Il neoministro per l’Integrazione, Cecile Kyenge, spinge subito l’acceleratore per una riforma della legge della cittadinanza che si fondi sul cosiddetto ius soli, il diritto che fa riferimento alla nascita sul "suolo", sul territorio dello Stato.
 

Ospite domenica scorsa della trasmissione di Lucia Annunziata In mezz’ora, la “Kyenge con pacatezza tiene il punto sulle sue intenzioni”. Il ministro è consapevole che “per far approvare la legge bisogna lavorare sul buon senso e sul dialogo, trovare le persone sensibili” e che “bisogna lavorare molto per trovare i numeri necessari”. E ha sostenuto decisa che “è la società che lo chiede, il Paese sta cambiando” (Avvenire, 6 maggio).
 

In effetti, a fronte di una presenza crescente di figli di genitori stranieri, evidente nel sistema scolastico, la riforma sembra gradita anche alla maggioranza della popolazione italiana. Secondo una ricerca dell’Istat del luglio 2012 (dati 2011) “I migranti visti dai cittadini”, il 72,1% degli italiani è favorevole al riconoscimento alla nascita della cittadinanza italiana ai figli di immigrati nati nel nostro Paese. E il 91,4% ritiene giusto che gli immigrati, che ne facciano richiesta, ottengano la cittadinanza italiana dopo un certo numero di anni di residenza regolare nel nostro Paese.

La Kyenge fa riferimento alla proposta di legge “Disposizioni in tema di acquisto della cittadinanza italiana” presentata il 21 marzo e depositata alla Camera dei Deputati, di cui è co-firmataria. I punti principali della proposta, in sintesi: “È italiano chi nasce in Italia da genitori regolarmente residenti da almeno cinque anni, oppure chi arriva qui entro i dieci anni e conclude un ciclo scolastico (scuole elementari, medie o superiori) o un percorso di formazione professionale” (Stranieriinitalia.it, 25 marzo).
 

Sulle modalità di applicazione dello ius soli ha espresso cautela il predecessore della Kyenge al ministero per l’Integrazione, Andrea Riccardi; che ha anche esposto limiti e difficoltà della riforma che “richiede ampio consenso e non credo che lo ius soli lo abbia in questo momento”. Pur dichiarandosi “favorevole” al principio della cittadinanza per nascita, Riccardi mette in guardia dalle “forme di automatismo” in un Paese che è ancora “poroso e di transito per i migranti”. E propone una variante: “Io ho parlato di ius culturae, ossia la cittadinanza concessa ai nati in Italia solo dopo aver concluso un ciclo scolastico. Questa riforma mi sembra ottenere maggiore consenso ed è più adeguata alla situazione italiana” (Repubblica, 6 maggio).
 

Le sortite del neoministro Kyenge non hanno trovato il sostegno del capogruppo del Pdl al Senato, Renato Schifani che rivolge un appello al premier Letta "affinché inviti i suoi ministri a una maggiore sobrietà, prudenza e cautela" e sottolinea come questi annunci “non rientrano nel programma” del governo (Avvenire, 6 maggio).
 

Poche ore prima della Kyenge, aveva espresso un orientamento analogo anche la presidente della Camera, Laura Boldrini, in occasione di un incontro con una delegazione della “campagna ‘L’Italia sono anch’io’, promossa da alcune associazioni con una raccolta di firme per sostenere due proposte di legge di iniziativa popolare” appunto per offrire “il diritto di cittadinanza per chi è nato qui e la possibilità di votare anche ai residenti stranieri”. A fronte delle oltre 230 mila firme raccolte il presidente della Camera aveva affermato che “ci sono tutti i presupposti per non lasciarle nel cassetto”. D’altra parte, il Pdl, nelle parole del capogruppo alla Camera, Brunetta, non vede l’urgenza né la priorità di un provvedimento che, secondo lo stesso premier Letta, è fuori dai temi della fiducia al governo. Brunetta ha inoltre espresso preoccupazione rispetto all’ipotesi che “il presidente della Camera intenda istituire corsie preferenziali o si impegni a calendarizzare questo o quel provvedimento” (Libero, 4 maggio).

Al di là di procedure e priorità, la cittadinanza ai figli nati in Italia dei cittadini immigrati è stata indicata come questione molto importante anche dalla Chiesa italiana. Monsignor Giancarlo Perego, direttore della Fondazione Migrantes, in gennaio, in vista della Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato aveva dichiarato che “sembra, pertanto tempo, di ampliare anche in Italia lo ius soli, cioè l’acquisto della cittadinanza italiana per nascita sul territorio” (Avvenire, 8 gennaio).

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