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Quale futuro per il cattolicesimo italiano?

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Il “mondo cattolico” non è più riconoscibile, i consacrati diminuiscono, occorre ricomprendere il cristianesimo dall'interno, da Cristo

Nella società attuale si constatano fenomeni come la laicizzazione del personale politico, la perdita di significato del cosiddetto “mondo cattolico” e la diminuzione delle persone consacrate. In questo contesto, va recuperata l'“intenzione profonda” del Concilio Vaticano II: “si tratta di comprendere le realtà cristiane dall’interno, a partire dalla loro fonte, che si colloca nel mistero di Cristo, e di permettere ad esse di svilupparsi e di manifestarsi nel mondo. Non come ennesima strategia, ma come sviluppo del dinamismo proprio alla conversione conciliare” (“Settimana”, 28 aprile).

L'urgenza di un cambiamento è indicata anche da alcuni tratti dell’esperienza comune, come la “profonda solitudine dei credenti”: “né l’ambito di lavoro o della professione, né le relazioni amministrative pubbliche, né il mondo mediale portano tracce significative dei valori cristiani”, e spesso il credente si trova da solo anche all'interno dell'esperienza familiare.

Altri esempi sono la difficoltà dell’evangelizzazione, “esperienza intimamente violenta non solo perché ci mette di fronte alla durezza del mondo (ci sentiamo come agnelli in mezzo ai lupi), ma soprattutto perché ci interpella, ci obbliga a una lotta interiore, alla conversione”, o l'esperienza del male, “la cui realtà è, allo stesso tempo, sovraesposta e negata, come un tratto che connota tutta la realtà e di cui non vi sarebbe responsabilità alcuna”.

Come ha affermato il vescovo francese Claude Dagens, “si tratta di uscire da una concezione di Chiesa come potenza, obbligata a dare prova di egemonia istituzionale o culturale, per scoprirsi nella semplice dimensione evangelica e sacramentale, accettando positivamente la laicità democratica, senza rinunciare all’efficacia anche storica del Vangelo. È finita la concezione di Chiesa che si comprende come organizzazione comparabile allo Stato, chiamata ad allearsi, integrarsi, sostituirsi od opporsi. Piuttosto che fare forza sulla legge naturale, sempre meno evidente e accettata, essa è radicalmente fiduciosa nella pura e inerme parola del Vangelo, attorno a cui chiama a convenire quanti hanno a cuore l’umano comune”.
 
Si tratta quindi di “stare nella modernità e nelle sue conquiste senza essere subalterni alle sue ideologie e alle sue pretese totalitarie”, ma anche di “uscire dalla contrapposizione fra tradizione di sinistra, anticristiana e interprete del progresso, e di destra, supposta filo-cristiana”. “Siamo entrati in un altro tempo dove è possibile essere liberamente, realmente e radicalmente cristiani. Ma non lo sappiamo ancora e non ne abbiamo una coscienza avveduta e comune”. Per questo, è necessario compiere un lavoro di risveglio e di formazione delle coscienze.

I momenti difficili caratterizzati dai tanti segnali di debolezza della presenza cristiana, ha affermato monsignor Dagens, possono essere interpretati a prima vista come “tempi di rifiuto, di disaffezione e di penuria”, ma al di là delle apparenze sono anche “tempi di rinnovamento profondo”, in cui si riconoscono punti di partenza per l’avvenire”.

Per il presule non si deve parlare di “rinascita cristiana”, quando piuttosto di “nuove condizioni per manifestare la nostra vocazione cattolica” “andando direttamente alle nostre fonti, cioè al mistero così reale e stupefacente di Dio fatto uomo in Gesù Cristo”.

Dobbiamo uscire da una concezione esclusivamente politica della religione”, ha affermato il vescovo. La missione della Chiesa, inseparabile da quella di Gesù Cristo, non è “assimilarsi alle potenze del mondo”, ma “iscrivere la forza di Cristo, la forza della sua passione e della sua Pasqua, dentro tutte le realtà del mondo, delle nazioni e delle relazioni internazionali”.

Non vivere più nella cristianità significa essere chiamati, essere obbligati ad andare alle fonti e poter osare parlare ad altri di ciò che noi crediamo”. Solo percependo la Chiesa dal di dentro si ha la percezione di un corpo specifico che vive di logiche diverse da quelle del mondo e si assume di conseguenza il compito rinnovato dell’evangelizzazione, assistendo stupiti alla rinnovata nascita dei credenti.

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